11 Settembre: le 28 Pagine spiegate

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A quindici anni dall’attacco terroristico che sconvolse l’America e il mondo, la narrativa sull’11 Settembre è definitivamente cambiata  con la declassificazione, lo scorso 15 luglio, di un intero capitolo del Rapporto finale della Joint Congressional Inquiry sulle attività di Intelligence Usa prima e dopo gli attacchi dell’11 Settembre. Si tratta delle famigerate 28 Pagine: basandosi su testimonianze e documenti governativi ufficiali, la Commissione Congiunta del Congresso americano ha raccolto informazioni sul ruolo dell’Arabia Saudita nel supportare la rete di terroristi che abbatterono le Torri Gemelle, sventrarono il Pentagono, e puntavano a distruggere il Campidoglio.

Il capitolo era stato interamente secretato dall’Amministrazione Bush/Cheney nel 2002, ufficialmente per motivi di sicurezza nazionale. Oggi, potendo leggere le 28 Pagine (che comunque presentano passaggi ancora censurati) si comprende che per 14 anni il Governo Americano ha tentato di insabbiare il ruolo di persone di alto profilo nel Governo Saudita e nella Famiglia Reale negli attacchi dell’11 Settembre; in particolare, tre delle figure più prominenti della Casa dei Saud: il Principe Bandar, storico Ambasciatore saudita a Washington D.C.; suo cognato il Principe Turki, storico Capo dell’Intelligence saudita fino a una decina di giorni prima dell’11 Settembre; il Principe Sultan, storico Ministro della Difesa e dell’Aviazione, padre di Bandar e zio di Turki.

Nel 2005 Sultan salì al rango di Principe ereditario. Proprio in quell’anno, dopo la rielezione di George W. Bush alla Casa Bianca, la riconferma di Dick Cheney alla Vice-Presidenza, e la pubblicazione del Rapporto finale della 9/11 Commission, in cui venivano “sbianchettate” le responsabilità dell’Arabia Saudita negli attacchi dell’11 Settembre, il Principe Bandar divenne la potente guida dell’Intelligence di Ryyadh, mentre il Principe Turki prese il suo posto come ambasciatore saudita a Washington D.C.

Negli anni e nei mesi precedenti all’11 Settembre, il Ministero della Difesa e dell’Aviazione, guidato dal Principe Sultan, l’Ambasciata di Washington, guidata dal Principe Bandar, e la GID (Agenzia di Intelligence saudita), diretta dal Principe Turki, hanno offerto assistenza finanziaria e strutturale a un trio di cittadini sauditi, sospettati di essere agenti sotto copertura: Omar Bayoumi, Osama Bassnan, e Fahad Thumairy. I presunti agenti sotto copertura, a loro volta, hanno fornito supporto finanziario e logistico alla cellula di San Diego, ovvero i dirottatori sauditi che l’11 Settembre schiantarono il volo 77 nel Pentagono – le altre cellule terroristiche, ad esempio quella in Florida, non vengono menzionate nelle 28 Pagine; ma indagini governative e indipendenti hanno svelato che altri presunti agenti sauditi ebbero contatti con i dirottatori che schiantarono il volo A11 e il volo 175 contro le Torri Gemelle.

Il documento delle 28 Pagine svela in modo chiaro e netto un fatto: senza il sostegno concreto del Principe Bandar, i piani dei dirottatori non avrebbero mai potuto realizzarsi. Senza il supporto finanziario, strutturale e logistico fornito ai dirottatori da parte di ufficiali del Governo saudita, l’attacco dell’11 Settembre non avrebbe mai potuto realizzarsi.

Il documento delle 28 Pagine certifica anche un’altro fatto: il Governo americano, negli anni precedenti l’11 Settembre, aveva invitato le varie agenzie di Intelligence a non indagare in modo aggressivo membri della Famiglia Reale saudita o diplomatici sauditi. A partire dall’autunno del 2000, con l’insediamento dell’Amministrazione Bush/Cheney, questo atteggiamento si era trasformato nell’ordine di “non toccare” i sauditi.

Questo potrebbe in parte spiegare perché nel gennaio 2000 la Cia, al corrente dell’arrivo in California di Khalid Al-Mihdhar e Nawaf Al-Hazmi (la cellula di San Diego), non avvertì l’FBI che due pericolosi qaedisti erano negli Stati Uniti. Questo non spiega però, perchè ancora nell’agosto 2001, quando l’attacco di Al Qaeda all’America era ormai una minaccia assodata, Al-Hazmi e Al-Mihdhar non vennero rintracciati e arrestati. Ormai erano già stati appurati i loro legami con l’attentato terroristico al cacciatorpediniere USS Cole, del 12 ottobre 2000, in cui persero la vita 17 marinai.

L’ex Senatore Bob Graham, co-presidente della Joint Inquiry che ha prodotto le 28 Pagine, ha apertamente puntato il dito contro l’Amministrazione Bush per aver dato l’ordine di “non toccare i sauditi”, per “le aggressive manovre tese a ingannare gli americani” sul pesantissimo ruolo dell’Arabia Saudita negli attacchi dell’11 Settembre, e per aver ostacolato le vittime e i familiari delle vittime dell’11 Settembre nei loro propositi di intentare causa contro membri del Governo Saudita in relazione agli attacchi di New York, di Washington, e lo schianto del volo 93 in Pennsylvania.

Dopo 15 anni, i due rami del Congresso Usa hanno passato lo JASTA (Giustizia contro gli Sponsor degli Atti di Terrorismo), una legge che permette di portare in tribunale cittadini sauditi sospettati di aver avuto un qualche ruolo nell’11 Settembre. Si attende solo la firma del Presidente Usa Barack Obama perchè la JASTA diventi effettiva. Le 28 Pagine forniscono proprio il tipo di contesto e prove che chiamano in causa chi ha facilitato, consapevolmente o meno, gli attacchi terroristici di New York e Washington D.C..

Eppure la declassificazione delle 28 Pagine non ha generato nessuno scandalo, non ha riaperto nessun dibattito sulle responsabilità dell’Arabia Saudita e dell’Amministrazione Bush sull’evento cruciale della storia contemporanea globale. E i motivi, probabilmente, sono più d’uno, e si intrecciano fra loro: manca la volontà di comprendere le dinamiche di quell’evento terribile; e forse manca la forza: risulta molto difficile spiegare e/o comprendere i legami che esistono fra ufficiali del Governo Saudita e i dirottatori dell’11 Settembre; potrebbe essere fin troppo doloroso, poi, cercare di capire le ragioni per cui gli Stati Uniti hanno protetto l’Arabia Saudita mentre scatenavano la guerra contro l’Iraq, un Paese che nulla aveva a che fare con Al Qaeda e l’11 Settembre.

Forse sarebbe troppo, per l’idea che abbiamo della civiltà occidentale contemporanea, indagare sul rapporto personale tra la famiglia Bush e il Principe Bandar e la Casa dei Saud; o le mire espansionistiche in Medio Oriente dei Neo-Conservatori, di cui Dick Cheney fu un padrino: ben prima dell’11 Settembre, Cheney e i Neo-conservatori predicavano cambiamenti di regime in tutto il Medio Oriente, dall’Iraq alla Siria, dalla Libia all’Iran.

Per comprendere perchè le 28 Pagine sono un documento così esplosivo, e portano a conclusioni così sconvolgenti, si propone di seguito la traduzione di “The 28 Pages explained“, l’analisi di Larisa Alexandrovna Horton, una reporter investigativa americana che ha pubblicato importanti inchieste, a partire dalla frode elettorale in Ohio nelle elezioni Usa del 2000, al caso Valerie Plame e lo smantellamento della struttura Cia che seguiva la proliferazione nucleare in Iran; dai “black site” della Cia in Polonia, ai movimenti della cellula di San Diego prima dell’11 settembre.

“Le 28 Pagine spiegate” – di Larisa Alexandrovna 

Le “28 Pagine” classificate della Congressional Joint Inquiry into 9/11 (Inchiesta Congressuale sull’11/9) alla fine sono state rese pubbliche, sebbene in forma censurata. Ci sono voluti 14 anni perché i cittadini vedessero questo documento, che era stato classificato durante l’Amministrazione Bush.

Le 28 Pagine chiariscono che i dirottatori avevano handlers – controllori – i quali riportavano a persone appartenenti ai più alti livelli del Governo saudita: da queste persone ricevevano anche finanziamenti e istruzioni. Ma per capire perché è inevitabile giungere a tali conclusioni grazie alle rivelazioni contenute nelle 28 Pagine, è necessario comprendere come funzionano queste linee di controllo, sia nelle agenzie di Intelligence in generale, sia all’interno della Famiglia Reale saudita in particolare.

Unito a quello che già si conosce, questo documento è esplosivo.

Rapporti collegati alle 28 Pagine – così come argomentazioni da parte del Governo Usa e Governi stranieri – si sono concentrati su due affermazioni per discreditare o minimizzare il documento:

  1. Le informazioni contenute nelle 28 Pagine sono “grezze”, non verificate.
  2. Non c’è nessuna nuova informazione nel documento

Nessuna di queste due argomentazioni è vera. Il documento di 28 Pagine è stato classificato per 14 anni. In questo arco di tempo, molte delle accuse in esso contenute sono state filtrate alla stampa, incluse le indagini dell’FBI sulle accuse, e il contesto delle accuse; in questo arco di tempo le accuse ne sono uscite rafforzate. Anche la Cia ha fatto trapelare ulteriori informazioni collegate a questo documento. Quindi, mentre il documento e le accuse in esso contenute potevano basarsi su dati “grezzi”, oggi non è più così.

La questione che le 28 Pagine non fornirebbero nuove informazioni, inoltre, non prende in considerazione le nuove informazioni nel documento stesso, e il contesto offerto dalle 28 Pagine declassificate.

Scenario

Le Stazioni di Intelligence e le Operazioni di Intelligence

Le organizzazioni di Intelligence funzionano grazie a una ristretta catena di consegna delle informazioni, e anche a una compartimentalizzazione della secretazione delle informazioni.

Al fine di comprendere appieno le connessioni delle persone nominate nelle 28 Pagine, è imperativo per i lettori avere una buona comprensione di come le agenzie di Intelligence funzionano e sono strutturate. Dopo aver compreso in che modo le persone nominate sono collegate l’una all’altra, e quali sono le loro funzioni specifiche, chi legge le 28 Pagine giunge inevitabilmente alla conclusione che queste relazioni non possono essere trattate come delle semplici coincidenze.

Le questioni fondamentali sollevate dalle 28 Pagine (e altri documenti collegati alle 28 Pagine) sono tutte connesse a come certi cittadini sauditi potevano agire negli Stati Uniti, ed essere supportati dal Governo saudita senza che il Governo saudita sapesse cosa stava supportando. Il documento delle 28 Pagine non dà risposte a tali questioni, ma il quadro che emerge suggerisce che, come minimo, il Governo saudita era attivamente coinvolto nel supportare i “controllori” dei dirottatori.

Siccome moltissime agenzie di Intelligence sono strutturate come la Central Intelligence Agency, la Cia verrà utilizzata come modello per addentrarsi in questa spiegazione. La Cia ha il quartier generale nel suo Paese d’origine, e nello specifico a Langley, Virginia.

Le Stazioni estere sono “ufficialmente” localizzate all’interno dell’ambasciata nel Paese ospitante. Per esempio, l’ambasciata statunitense a Roma ha al suo interno la Stazione Cia di Roma. Queste Stazioni sono note al Paese ospitante (ad esempio, l’Italia), quindi sono ufficiali. Il Paese ospitante di solito non sa quali impiegati siano semplici diplomatici, impiegati di ambasciata/consolato e quali siano spie, visto che tutti gli impiegati hanno coperture ufficiali (cioè, tutti lavorano per l’ambasciata o il consolato ricoprendo un qualche ruolo). Ci sono altre Stazioni “non ufficiali”, le quali sono sconosciute al Paese ospitante.

Indipendentemente dallo status di alleato o nemico, la sorveglianza di Intelligence copre tutto il territorio straniero e le sue attività. L’enfasi sulla priorità e il tipo di Intelligence da raccogliere può variare se il target è un alleato, ma la raccolta di Intelligence, in generale, va avanti. Questo è un punto importante che verrà discusso in seguito, nella sezione delle 28 Pagine.

Ogni Stazione ha un leader, chiamato Capo Stazione. Quella persona riporta direttamente al quartier generale e al suo diretto supervisore. Per esempio, il Capo della Stazione Cia di Beirut riporta direttamente al Direttore della Divisione Medio Oriente e Vicino Oriente del Dipartimento delle Operazioni della Cia. Quella persona, a sua volta, riporta direttamente al Direttore della Cia. In molti casi, l’Ambasciatore dell’ambasciata dove si trova la Stazione è riconoscibile in molti report importanti. Tutte le informazioni importanti vengono poi relazionate dal Direttore della Cia alla Casa Bianca e al National Security Council (Consiglio di Sicurezza Nazionale).

Esistono solo due, in qualche caso tre, canali diretti attraverso i quali le informazioni confluiscono al leader o Capo Stazione.

In più, tutti gli uffici satellite delle ambasciate o dei consolati riportano direttamente al capo principale dell’ambasciata: l’Ambasciatore.

Le agenzie militari e di Intelligence del Regno dell’Arabia Saudita sono strutturate in modo molto simile. Infatti, sono state costruite prendendo la Cia come modello. Ma siccome le posizioni chiave sono occupate da membri della stessa famiglia, è probabile che il mantenimento di informazioni segrete non sia ugualmente rigido. Questo aspetto è importante, perché va dritto al cuore della questione su chi, all’interno del Governo saudita, sa “che cosa”, e “quando” lo sa.

Ufficiali Governativi/Membri Reali menzionati nelle 28 Pagine

Negli anni posteriori alla classificazione del documento delle 28 Pagine, una buona porzione di ciò che era incluso è stato indagato e fatto trapelare al pubblico. Come risultato, conosciamo molte delle persone menzionate direttamente, così come quelle la cui identità è appena accennata. Sotto, ecco una lista delle persone le quali si sapeva erano state discusse o accennate nelle 28 Pagine, e le informazioni storiche disponibile su di loro.

Il Principe Bandar

President George W. Bush meets with Saudi Arabian ambassador Prince Bandar bin Sultan at the Bush Ranch in Crawford, Texas, Tuesday, Aug. 27, 2002 WHITE HOUSE PHOTO BY ERIC DRAPER

President George W. Bush meets with Saudi Arabian ambassador Prince Bandar bin Sultan at the Bush Ranch in Crawford, Texas, Tuesday, Aug. 27, 2002 WHITE HOUSE PHOTO BY ERIC DRAPER

La prima volta che Bandar Bin Sultan è venuto alla ribalta è stato con la seminale opera di Craig Unger House of Bush, House of Saud. Bandar era così vicino alla famiglia Bush, che Barbara Bush lo soprannominò “Bandar Bush”.

Bandar è il più alto ufficiale governativo saudita citato nel documento delle 28 Pagine. All’epoca dell’11 Settembre era l’Ambasciatore saudita negli Stati Uniti, ma in realtà la sua posizione nella Famiglia Reale Saudita è molto più alta.

Diversamente da altre nomine d’ambasciatori negli Stati Uniti, le quali sono strettamente politiche o simboliche, il background di Bandar è molto più complesso e strategico.

All’interno della Famiglia Reale Saudita, che è anche il Governo Saudita, esiste una fazione familiare che è più potente degli altri componenti. Questo gruppo è chiamato i “Sette Sudari”, che è composto da sette fratelli pieni, figli del monarca fondatore del Regno dei Saud e di Hussa, la moglie prediletta. I “Sette Sudari” sono i sette fratelli pieni che, insieme ai figli e ai nipoti, controllano le posizioni chiave nel Governo saudita, incluso il trono; il Principe Sultan è uno dei “Sette Sudari” ed era anche il padre del Principe Bandar [Il Principe Sultan è deceduto nel 2011].

Sultan era alla guida del Ministero della Difesa e dell’Aviazione, e in seguito, nel 2005, divenne Principe ereditario – il secondo al trono. Alcuni dei cittadini sauditi citati nelle 28 Pagine hanno ricevuto fondi, così appare, direttamente dal Ministero della Difesa o attraverso aziende di copertura.

Padre e figlio (Sultan e Bandar)  mantenevano in contemporanea ruoli chiave nel Governo saudita, e – sempre in contemporanea – hanno ricevuto promozioni. E’ lecito chiedersi se Sultan sapesse cosa Bandar stesse facendo; e viceversa, se Bandar sapesse cosa Sultan stesse facendo. Siccome sono padre e figlio, si potrebbe pensare che probabilmente lo sapessero. D’altro canto, siccome mantenevano diverse posizioni governative con specifici canali di Intelligence, la loro mutua conoscenza su questi eventi chiave [contenuti nelle 28 Pagine] rimane incerta.

Nel periodo 1983-2005 Bandar ha ricoperto la posizione di Ambasciatore saudita negli Stati Uniti. In quel ruolo, riportava direttamente al Re. Nel 2005 è stato promosso a Capo della GID (Direzione Generale di Intelligence – agenzia di Intelligence corrispondente alla Cia). Nello stesso anno suo padre, il Principe Sultan, diventa Principe ereditario.

Le 28 Pagine coinvolgono pesantemente Bandar e la moglie (sua mezza cugina) nel finanziare cittadini sauditi che fornirono supporto ai dirottatori dell’11 Settembre. Mentre il documento delle 28 Pagine non implica Bandar in nessun contatto diretto o supporto diretto ai dirottatori, esso mostra che senza l’assistenza di Bandar a certi cittadini sauditi, i dirottatori non avrebbero potuto portare a termine la loro missione.

Bandar è stato anche la persona che organizzò l’ormai celebre partenza di cittadini sauditi dagli Stati Uniti  pochi giorni dopo l’11 Settembre, compresi membri della famiglia Bin Laden.

Il Re

Ufficialmente, il Re dell’Arabia Saudita all’epoca degli attacchi dell’11 Settembre era Re Fahd, il quale, dopo aver sofferto un attacco cardiaco nel 1980, era il regnante solo a livello formale.

Di Fatto, chi tecnicamente guidava il Regno nel 2001 era il suo mezzo fratello, Abdullah. Dopo la morte di Fahd nel 2005, Abdullah divenne ufficialmente il Re. Quindi, in questa discussione, tutti i riferimenti al Re legati agli attacchi dell’11 Settembre vanno ascritti a Abdullah, non a Fahd.

GID – il Principe Turki

Alla guida della Direzione Generale dell’Intelligence (GID) c’era il Principe Turki, almeno fino a 10 giorni prima dell’11 Settembre. Diede le dimissioni in modo brusco. Non venne data nessuna spiegazione pubblica. Il Principe Turki è fratello pieno della Principessa Haifa, la moglie del Principe Bandar.

Questo significa che le 3 più alte posizioni governative sotto il Re erano occupate da una famiglia all’interno di una famiglia più larga: Sultan a capo del Ministero della Difesa; suo figlio Bandar come figura chiave dell’Arabia Saudita negli Stati Uniti; e il cognato di Bandar, il suo mezzo cugino Turki, alla guida dell’Intelligence saudita.

Principe Turki

Il Principe Turki

Nel 1998, il Principe Turki, a quanto si sa, fece un accordo con Osama Bin Laden. Quest’ultimo sarebbe rimasto fuori dall’Arabia Saudita e non avrebbe attaccato obiettivi all’interno del Regno. In cambio, Bin Laden avrebbe ricevuto finanziamenti per i Talebani, per i campi d’addestramento di Al Qaeda, e non avrebbe affrontato l’estradizione. Società di origine saudita avrebbero fornito a Bin Laden anche un diretto supporto economico. Gli Stati Uniti sono venuti a conoscenza di questo accordo dopo gli attacchi dell’11 Settembre.

Nel 2005, Turki avrebbe sostituito Bandar come Ambasciatore saudita negli Stati Uniti. Un anno dopo, nel 2006, rassegnò inaspettatamente le dimissioni. Bandar prese il posto di Turki nel 2005 come Direttore della GID.

Sebbene Turki non sia menzionato nei documenti come una persona collegata ai controllori dei dirottatori, il suo dipartimento viene referenziato in qualche modo, visto che molti cittadini sauditi vengono identificati come agenti dell’Intelligence saudita.

Altri cittadini sauditi / impiegati governativi collegati alle 28 Pagine

Omar Al-Bayoumi

BayoumiBayoumi è la chiave degli attacchi dell’11 Settembre. Moltissimi esperti e agenti della comunità d’Intelligence hanno concluso che Bayoumi fosse un agente “non dichiarato”: operava sotto-copertura per la GID o per il Ministero della Difesa e dell’Aviazione, se non per entrambi. Questo significa che lavorava per i dipartimenti del Principe Turki e/o del Principe Sultan.

Per lo scenario sopra descritto relativo alle stazioni e alle operazioni, Bayoumi riportava probabilmente a un intermediario (controllore) che poi riportava, probabilmente, al Capo Stazione GID nell’ambasciata saudita. Quella persona, a sua volta, riportava direttamente a Sultan e/o Turki o al capo-divisione in carica nelle stazioni americane. Quella persona, quasi certamente riportava o a Sultan o a Turki. Ci sono forse tre canali che separano Bayoumi dai più alti ufficiali del Governo Saudita.

La copertura di Bayoumi era intascarsi un assegno come impiegato fantasma presso un’azienda della Difesa Saudita, chiamata Dallah Avco, così come altre aziende di copertura che erano tutte sotto il controllo del Ministero della Difesa e dell’Aviazione saudita – a capo del quale c’era il Principe Sultan, padre di Bandar. Documenti di sorveglianza FBI svelati nel 2008 includono prove che Bayoumi aiutò i dirottatori della cellula di San Diego [Al-Mihdhar e Al-Hazmi, i dirottatori che con il volo A77 si schiantarono nel Pentagono]. Questa informazione era stata “sbianchettata” nel Rapporto della 9/11 Commission, e qualsiasi riferimento al ruolo di Bayoumi in relazione ai dirottatori era stato riscritto (inclusi date e luoghi dei primi incontri).

Al Hazmi Al Mihdhar Visa

I passaporti di Mihdhar e Hazmi con Visa per entrare negli Usa

Bayoumi incontrò la cellula di San Diego in un ristorante e li portò nel suo appartamento. In seguito si cointestò il contratto d’affitto per un appartamento, e pagò l’affitto. Li accompagnò in macchina agli uffici della Social Security e li aiutò a ottenere la patente automobilistica. Li ha anche aiutati a individuare scuole di volo locali negli Stati Uniti. Nessuno di questi aiuti avrebbe potuto concretizzarsi senza un supporto finanziario esterno, per il quale ci sono prove che derivasse dal Governo saudita e anche, separatamente, dal Principe Bandar.

I dirottatori in seguito vennero fatti traslocare presso la casa di un amico di Bayoumi. L’amico, Abdussattr Shaikh, era un informatore dell’FBI (un particolare ignorato da Bayoumi). L’FBI, in seguito, apprese che Bayoumi aveva legami con attività terroristiche.

Bayoumi si trasferì in Inghilterra due mesi prima degli attacchi dell’11 Settembre. Venne arrestato dalle autorità britanniche su richiesta dell’FBI. Dopo un’ispezione del suo appartamento in Inghilterra, l’FBI trovò due numeri appartenenti a due impiegati dell’ambasciata saudita (i loro nomi rimangono tutt’ora sconosciuti). Di nuovo, l’Ambasciata saudita all’epoca era diretta dal Principe Bandar. L’FBI indagò Bayoumi e lo tolse dalla lista di sospetti (nonostante i suoi legami terroristici e le sue ovvie connessioni con i dirottatori). La mancanza di azione dell’FBI è stata ampiamente criticata negli anni, da quando questa informazione è venuta alla luce.

Fahad Al-Thumairy

ThumairyThumairy era impiegato al consolato saudita di Los Angeles. Viaggiava con passaporti diplomatici mentre manteneva funzioni di imam presso una moschea locale di Los Angeles (la qual cosa suggerisce che poteva essere un agente della GID, per come gli agenti assegnati a un caso sotto-copertura vengono provvisti di documenti e piazzati). Essendo un impiegato di alto livello del consolato, Thumairy era sotto la responsabilità dell’Ambasciata saudita, nel 2001 diretta da Bandar. Era anche un guida di preghiere di gruppo alla Moschea locale. Thumairy si intrattenne in lunghe telefonate con Bayoumi e i due dirottatori [Al-Hazmi e Al-Mihdhar], ma mentì all’FBI dicendo che non aveva mai incontrato Bayoumi o la cellula di San Diego. Quando gli investigatori gli mostrarono i tabulati telefonici delle sue chiamate con gli uomini sopracitati, Thumairy disse che quelle registrazioni erano state fabbricate. I dirottatori della cellula di San Diego frequentavano la sua moschea, e lui stesso aveva assegnato a qualcuno il compito di sorvegliarli al loro arrivo a Los Angeles; davanti all’Fbi, negò tutto quanto.

Essendo un impiegato di un consolato saudita satellite, Thumairy avrebbe dovuto riportare direttamente al Principe Bandar. Se il suo impiego al consolato era una copertura – e sono in molti a crederlo – allora avrebbe dovuto riportare direttamente al Capo Stazione saudita della GID, il quale, a sua volta, avrebbe dovuto riportare al Principe Turki.

In seguito gli investigatori scoprirono, e oggi viene considerato un dato di fatto, che Bayoumi e Thumairy si incontrarono nel gennaio 2000. Subito dopo l’incontro, Bayoumi andò direttamente al ristorante dove incontrò la cellula di San Diego [Al-Mihdhar e Al-Hazmi].

Si suppone che Thumairy istruì Bayoumi di prendersi carico dei due dirottatore appena giunti negli Stati Uniti. Si può supporre che Thumairy fosse il “controllore” di Bayoumi.

Esiste un considerevole numero di informazioni aggiuntive su Thumairy e il suo coinvolgimento con il terrorismo. Ecco un esempio (link).

Saleh Al-Hussayen

Hussayen era un ufficiale del Governo saudita che lavorava per il Ministero dell’Interno saudita. La sera prima dell’11 Settembre pernottò nello stesso albergo dove stavano tre dirottatori: Hani Hanjour, Khalid Al-Mihdhar e Nawaz Al-Hazmi. Gli ultimi due erano la cellula di San Diego controllata da Bayoumi. Hanjour era arrivato quasi un anno più tardi rispetto agli altri due, e i tre uomini si erano poi trasferiti in Arizona. In seguito Hussayen venne interrogato da ispettori federali circa il suo pernottamento nello stesso hotel dei tre dirottatori, ma finse una crisi di salute durante l’interrogatorio dell’FBI. Appena giunto all’ospedale, la sua crisi di colpo finì, e venne dimesso. Hussayen poi partì per l’Arabia Saudita, dove ottenne un’importante promozione come Presidente delle Moschee e dei luoghi sacri. L’FBI non è più riuscita a interrogarlo di nuovo.

Molti nella comunità di Intelligence pensano che Hussayen fosse un agente operativo del Governo saudita con la sua copertura come ufficiale del Ministero degli Interni. Se era un agente operativo dell’Intelligence, doveva riportare direttamente al Capo Stazione GID dell’Ambasciata saudita, il quale a sua volta avrebbe riportato al Principe Turki.

Osama Bassnan

Osama BassnanBassnan era un espatriato saudita che viveva in California. Era legato a Bayoumi. Frequentava la moschea dove Thumeiry era imam. Bassnan era molto vicino ai due dirottatori della cellula San Diego. Uno dei suoi associati, si scoprì in seguito, era un contatto di Ramzi Bin al-Shibh; quest’ultimo, come lui stesso ha ammesso, era un  co-cospiratore degli attacchi dell’11 Settembre.

Bassnan era un sostenitore molto acceso di Osama Bin Laden, e si vantava pubblicamente di aver fatto più lui per la cellula di San Diego che Bayoumi.

Nel 1998, Bassnan scrisse una lettera alla Principessa Haifa, la moglie del Principe Bandar, chiedendo denaro; la motivazione era sua moglie, Majeda Dweikat, la quale necessitava un’operazione alla tiroide. Haifa, a sua volta, firmò un assegno di circa $15.000 e lo spedì a Dweikat. Quest’ultima, non si sottopose a nessuna operazione fino al 2000.

Haifa, comunque, continuò a inviare denaro a Dweikat, la quale, a sua volta, girava gli assegni in favore della moglie di Bayoumi.

La somma totale riportata sulla stampa varia da una cifra di $75.000 fino a $130.000. Tutti gli assegni firmati da Haifa erano assegni circolari, emessi dalla Riggs Bank.

Bassnan e sua moglie, è stato poi scoperto, avevano falsificato tutti i loro documenti di viaggio, compresi i passaporti. A un certo punto, il passaporto di Bassnan era stato dichiarato rubato mentre si trovava a Houston, Texas. Le date del suo viaggio a Houston corrispondono con la visita di Re Abdullah a Houston per un incontro con [l’allora Presidente degli Stati Uniti] George W. Bush. Mentre Bassnan era a Houston, il 24 aprile 2002, s’incontrò anche con un reale saudita non meglio identificato il quale gli fornì ingenti fondi.

E’ ampiamente riconosciuto da chi ha familiarità con la comunità d’Intelligence che Bassnan (e possibilmente anche sua moglie) era un operativo dell’Intelligence saudita. Se Bassnan era quindi un operativo dell’Intelligence, doveva riportare via “controllore” al Capo Stazione GID nell’Ambasciata Saudita, il quale a sua volta riportava al Principe Turki.

Queste informazioni erano disponibili prima della pubblicazione delle 28 Pagine. Nell’arco di 14 anni, sono state verificate e filtrate alla stampa da persone all’interno della comunità di Intelligence. Qualunque argomentazione che dica “i dati nelle 28 Pagine sono grezzi” in relazione a ciò che è noto, si basa su disinformazione.

Il documento delle 28 Pagine si riferisce per lo più a questo, e anni di costanti indagini hanno aggiunto informazioni ulteriori. Ci sono anche nuove informazioni nelle 28 Pagine che, quando esaminate sullo sfondo di ciò che è già noto, compongono un quadro schiacciante di complicità del Governo saudita nel fornire ai “controllori” dei dirottatori dell’11 Settembre qualsiasi cosa, compresi fondi e coperture.

28 Pagine:

FBI/CIA e la questione dei finanziamenti sauditi

Il documento afferma: sia l’FBI sia la Cia non hanno indagato i sauditi negli Stati Uniti, né le loro attività al di fuori degli Stati Uniti, perché i sauditi sono un alleato degli USA.

Nella loro testimonianza, né i testimoni della Cia né quelli dell’FBI sono stati in grado di indicare in modo definitivo il grado di sostegno saudita alle attività terroristiche, a livello globale o all’interno degli Stati Uniti; né sono in grado di stabilire fino a che punto tale sostegno, se esiste, sia consapevole o inconsapevole.”

(taglio)

“Una ragione della limitata comprensione è che solo dopo l’11 Settembre il Governo americano ha cominciato a indagare in modo aggressivo la questione. Prima dell’11 Settembre, l’FBI pare non abbia concentrato risorse investigative su [censurato]… cittadini sauditi negli Stati Uniti a causa dello status di alleato dell’Arabia Saudita con gli Stati Uniti.”

Analisi: un’organizzazione di Intelligence ha il compito di indagare tutte le presenze straniere e le attività connesse con il suolo patrio. Sarebbe inusuale per un corpo di Intelligence evitare di indagare un alleato con tanta semplicità. La sorveglianza, la raccolta informazioni etc., potrebbe essere limitata, e differenti potrebbero essere i metodi: ma tutti i governi stranieri con una presenza negli Stati Uniti vengono indagati. Quasi tutte le ambasciate hanno operazioni di Intelligence in corso (vedi scenario sopracitato). Per lo meno, quegli attori subirebbero una qualche forma di monitoraggio.

Quindi, qual è la vera ragione per cui sia l’FBI che la Cia hanno evitato di osservare la relazione tra Arabia Saudita e terrorismo? Ciò che abbiamo appreso nei 14 anni in cui questo documento è stato classificato, è che vari Presidenti Usa, uno dopo l’altro, hanno detto all’FBI e alla Cia di non indagare.

Contesto: quello che ora sappiamo è che l’FBI era sempre un po’ limitata quando si trattava di indagare membri della famiglia Bin Laden. Secondo fonti dell’FBI, questa politica di “non toccare i sauditi”, è diventata molto peggiore e ben più ampia da quando si insediò l’Amministrazione Bush. All’FBI venne detto di astenersi dall’indagare chiunque appartenesse ai reali sauditi o alla famiglia Bin Laden.

La questione è: per quale motivo? La risposta potrebbe essere collegata al presunto accordo tra il Principe Turki e Bin Laden (vedi sopra). Tuttavia, quanto è probabile che il denaro per proteggere i sauditi venisse trasferito a operativi negli Stati Uniti direttamente collegati ai dirottatori? Invece di trasferirlo attraverso canali mediorientali, e direttamente a Bin Laden e ai Talebani?

Il rifiuto dei sauditi di cooperare con gli Stati Uniti

Le 28 Pagine fanno diversi riferimenti al rifiuto del Governo saudita di cooperare prima degli attacchi dell’11 Settembre, così come dopo. Ecco un esempio:

“Quando a un ufficiale di alto livello del/della [censurato] venne chiesto come l’11 Settembre avrebbe potuto essere evitato, l’ufficiale ha risposto: attraverso una ben più ampia cooperazione dei sauditi, indicando come esempio l’estate del 2001, quando il Governo Usa domandò assistenza ai sauditi, ma senza successo. Nel maggio 2001, il Governo americano venne a conoscenza che un individuo in Arabia Saudita era in contatto con Abu Zubaida; allo stesso tempo era quasi certamente consapevole di una prossima operazione di Al Qaeda. Il Governo americano pressò il Governo saudita per localizzare quell’individuo. I sauditi risposero al Governo Usa che per accontentare quella richiesta necessitavano maggiori informazioni. L’Agenzia del Governo americano che in origine era venuta a conoscenza di quell’individuo, rifiutò di fornire ai sauditi ulteriori informazioni, perché avrebbero rivelato metodi e fonti [di Intelligence]. Anche il National Security Council provò a mettere pressione ai sauditi, ma loro si rifiutarono di cooperare senza ulteriori informazioni.”

Contesto: ciò, di nuovo, potrebbe essere legato al presunto accordo tra il Principe Turki e Osama Bin Laden (vedi sopra). Tuttavia è importante perché evidenzia come il Governo degli Stati Uniti si rifiutava di raccogliere Intelligence su un alleato, mentre quello stesso alleato si rifiutava di condividere informazioni importanti legate direttamente alla nostra sicurezza nazionale.

Bayoumi

Secondo il documento [delle 28 Pagine], Bayoumi lavorava per una società affiliata al Ministero della Difesa e dell’Aviazione dell’Arabia Saudita. Il nome della società non è menzionato. Si tratta o della Dallah Avco o una delle società di copertura che, si è scoperto, erano fronti dell’Intelligence saudita.

Sapevamo già molto su Bayoumi, ma ecco cosa c’è di nuovo nei documenti:

“Secondo gli archivi dell’FBI [censurato] presso la società disse che al-Bayoumi riceveva un salario mensile sebbene si fosse presentato solo in un’occasione. Il sostegno è aumentato sostanzialmente nell’aprile 2000, due mesi dopo l’arrivo dei dirottatori a San Diego, diminuì leggermente nel dicembre 2000, e rimase allo stesso livello fino all’agosto 2001.”

Analisi: il documento delle 28 Pagine conferma ulteriormente la connessione tra Bayoumi e il Ministero della Difesa e dell’Aviazione saudita. Cosa che conoscevamo da tempo. Conferma ulteriormente che Bayoumi veniva pagato attraverso il Governo saudita. Il capo del Ministero della Difesa e dell’Aviazione era il Principe Sultan, padre di Bandar.

Sappiamo con certezza che Bayoumi era un’entità conosciuta dal Principe Sultan? No. Ma sappiamo che Bayoumi riceveva fondi addizionali tramite il Principe Bandar. Quali sono le probabilità che due differenti dipartimenti governativi, guidati da padre e figlio, finanzino lo stesso uomo, ma non siano a consapevoli di quei pagamenti o di quell’uomo?

Ma ancora più intrigante è la nuova informazione legata all’aumento dei pagamenti. Perché i pagamenti a Bayoumi aumentano e poi diminuiscono? Le 28 Pagine ci dicono che l’aumento appare coincidere con l’arrivo a San Diego di Al-Hazmi e al-Mihdhar. Ma cosa successe nel dicembre 2000 per ordinare la diminuzione del salario di Bayoumi da parte del governo saudita? Sappiamo che nel dicembre 2000, la cellula di San Diego, a cui di recente si era unito Hani Hanjour, si era trasferita in Arizona. Perché i pagamenti cambiano ancora nell’agosto 2001? Il report non ce lo dice.

Ciò che questo dimostra, è la definitiva connessione non solo tra Bayoumi e il Governo saudita, ma anche un diretto legame nei pagamenti in relazione ai dirottatori dell’11 Settembre.

Contesto: dai documenti dell’Fbi sappiamo anche che la cellula di San Diego aveva comprato biglietti per il ritorno all’estero dopo l’11 Settembre. E’ possibile che i pagamenti di agosto 2001 a Bayoumi siano stati usati per comprare questi biglietti, al fine di creare una falsa pista documentale – un tentativo di celare le identità dei dirottatori?

Nel proseguo il documento fornisce altre informazioni addizionali. La società per cui Bayoumi lavorava aveva legami con il terrorismo e Al Qaeda. Potrebbe trattarsi di una società di cui siamo già conoscenza, o viceversa.

Se la società è una copertura del Ministero della Difesa e dell’Aviazione e ha legami con Al Qaeda, non sarebbe corretto affermare che il Ministero della Difesa e dell’Aviazione ha legami con Al Qaeda in modo consapevole, oppure in modo inconsapevole?

Bayoumi aveva incaricato un altro cittadino saudita di aiutare la cellula di San Diego: il suo nome era Modhar Abdullah:

“Quando Al-Hazmi e Al-Mihdhar si trasferirono a San Diego, Bayoumi fornì loro un significativo supporto. Prima di trasferirsi a casa del vecchio informatore dell’FBI, i due dirottatori alloggiarono nell’appartamento di Bayoumi per diversi giorni, fin quando Bayoumi fu capace di trovare loro un appartamento. Quindi Bayoumi si cointestò il contratto e potrebbe aver pagato il primo mese d’affitto e il deposito di garanzia.

Quando Al-Hazmi e Al-Mihdhar si trasferirono nel loro appartamento, Bayoumi organizzò in loro onore una festa di benvenuto nella comunità di San Diego. Incaricò Modhar Abdullah, un altro individuo del Centro Islamico di San Diego (ICDS), di aiutarli ad acclimatarsi negli Stati Uniti. Abdullah fece loro da traduttore, li aiutò a ottenere le patenti di guida, e a trovare scuole di volo locali.”

Qui ci sono tutte le connessioni indicate nelle 28 Pagine tra Bayoumi e il Governo saudita:

“Durante l’indagine post-11 Settembre, l’Fbi scoprì che Bayoumi aveva legami ben più estesi, rispetto a quello che in precedenza si credeva, con il Governo saudita. Infatti, secondo un documento dell’FBI datato 14 ottobre 2002, ‘Bayoumi ha estesi legami con il Governo saudita’. I legami identificati dall’FBI sono:

  • Bayoumi era stato un contabile presso l’Amministrazione dell’Aviazione Civile saudita tra il 1976 e il 1993, anno in cui venne trasferito negli Stati Uniti;
  • secondo l’FBI, Bayoumi era in frequente contatto con l’Emiro responsabile del traffico aereo presso il Ministero della Difesa saudita;
  • l’FBI ha anche rintracciato documenti i quali attestano che Bayoumi, a un certo punto, ricevette $ 20.000 dal Ministero delle Finanze saudita;
  • quando Bayoumi, nel 1998, fece domanda d’iscrizione a scuole negli Stati Uniti, aveva una lettera dall’Ambasciata Saudita, nella quale si affermava che disponeva di una borsa di studio completa da parte del Governo dell’Arabia Saudita, e;
  • mentre era a San Diego, Bayoumi riceveva denaro dal Ministero della Difesa attraverso una società saudita chiamata ‘Ercan’. [Censurato] di quella compagnia, dopo l’11 Settembre, informò l’FBI che, sebbene Bayomi si fosse presentato presso la società in una sola occasione, riceveva un salario e paghe extra.

[Censurato] affermò che all’inizio cercò di rifiutarsi di pagare a Bayoumi un salario mensile, ma gli venne detto che la sua società avrebbe perso il suo appalto se non gli avesse dato i soldi. [Censurato] informò l’FBI che all’epoca attribuiva questo fatto alla corruzione saudita. 

Bayoumi aveva anche frequenti contatti con l’establishment saudita negli Stati Uniti. Dopo un controllo dei tabulati delle telefonate interurbane, l’FBI scoprì che Bayoumi chiamò figure del Governo saudita negli Stati Uniti quasi 100 volte nel periodo tra gennaio e maggio 2000. Secondo l’FBI, Bayoumi era in contatto con almeno tre individui dell’Ambasciata saudita a Washington D.C.; due individui alla Saudi Cultural Mission a Washington D.C.; e tre individui al Consolato saudita di Los Angeles.”

Contesto: sappiamo chi è uno dei tre individui sauditi al Consolato di Los Angeles con cui Bayoumi era in contatto: Thumairy.

Analisi: questo rende abbastanza chiaro che Bayoumi non era un ufficiale di Governo di basso livello. Piuttosto, era un operativo di alto livello dell’Intelligence del Governo saudita.

Raccoglieva denaro dal Ministero della Difesa (diretto dal Principe Sultan, il padre di Bandar). Riceveva denaro dall’Ambasciata saudita di Washington D.C. (Bandar), etc. Era garantito dall’Ambasciata saudita nelle sue domande scolastiche.

Una società era costretta a pagargli denaro, pressata da qualcuno di così importante da minacciare la società stessa. Tutto questo – tutto quanto – chiarisce che Bayoumi era incredibilmente ben protetto dal Governo saudita.

Cosa sappiamo della ‘Ercan’? Perché questa piccola azienda veniva minacciata? E da chi?

Sembra che Ercan fosse un subappalto della Dallah Avco, la quale era una società sotto l’ombrello della Avco Dallah Trans Arab, a sua volta una sussidiaria della società Al Barakat Investment and Development. Al Bakarat venne chiusa dopo gli attacchi dell’11 Settembre. Anche se numerose indagini non trovarono connessioni con il terrorismo. E’ stata rilanciata nel 2012.

Analisi: la questione della Dallah Avco resta. Ha molti contratti con il Ministero della Difesa e dell’Aviazione (Principe Sultan). Non venne lanciata nessuna indagine sulla Dallah Avco, nonostante Al Bakarat fosse stata quasi distrutta. Al Bakarat era stata pressata (allo stesso modo di come la Ercan era stata pressata a pagare Bayoumi) ad acquistare la Dallah Avco? Così in seguito, dopo gli attacchi terroristici, si prese la colpa mentre la Dallah Avco rimase pulita? Chi ha i soldi e l’abilità di pressare aziende nell’acquisire altre aziende come copertura?

Osama Bassnan

La sezione relativa a Bassnan è intrigante. Cita un associato della cellula di San Diego , il quale aveva aiutato Al Midhar e Al-Hazmi a imparare l’inglese, e che prese possesso del loro primo appartamento a San Diego quando i due lo lasciarono. Il suo nome è Omar Bakarbashat. Era stato brevemente citato in report collegati ai dirottatori. Ma il documento [delle 28 Pagine] ora lo collega a Bassnan.

Il rapporto è una conferma che Bassnan era stato presentato ai dirottatori da Bayoumi.

Le notizie nuove e incredibilmente importanti sono le accuse da parte dell’FBI che Bassnan era impiegato dal Governo saudita come un ufficiale di Intelligence. Il documento menziona la Cia in relazione a Bassnan:

“Bassnan ha molti legami con il Governo saudita, compreso un passato impiego presso la Saudi Arabia Education Mission.”

(taglio)

“Secondo un memo della Cia, viene riportato che Bassnan ricevette fondi e possibilmente un passaporto falso da ufficiali del Governo saudita.”

Analisi: sappiamo ora che Bassnan era stato interrogato dall’FBI e aveva ammesso di avere documenti fasi (vedi sopra). Sappiamo che Bassnan era sospettato di essere un operativo dell’Intelligence saudita. Non si sapeva che era impiegato direttamente per la Saudi Arabia Education Mission.

Si sapeva che Bassnan aveva documenti falsificati. Ma ciò che ora sappiamo è che quei documenti potrebbero essergli stati forniti dal Governo saudita.

Questo confermerebbe che due cittadini sauditi (Bayoumi e Bassnan) erano impiegati per il Governo saudita come copertura, ma che in realtà erano due operativi dell’Intelligence [saudita]. In quest’ultimo ruolo, dovevano riportare direttamente al Capo Stazione GID presso l’Ambasciata saudita, il quale a sua volta avrebbe riportato al Principe Turki.

Sappiamo anche che la moglie del Principe Bandar, Haifa, aveva inviato soldi alla moglie di Bassnan, girati poi alla moglie di Bayoumi. Si tratta di due canali di finanziamento che entrambi gli uomini ricevevano dal Governo saudita mentre supportavano la cellula di San Diego in tutto il necessario per eseguire gli attacchi dell’11 Settembre.

“Il memorandum del/della [censurato] datato 2 luglio 2002, riportava in modo incorretto che la moglie di Bayoumi, mentre viveva a San Diego, riceveva $1200 dalla Principessa Haifa Bin Sultan, la moglie del Principe Bandar, l’Ambasciatore saudita negli Stati Uniti. L’FBI ora conferma che solo la moglie di Osama Bassnan riceveva denaro direttamente dalla moglie del principe Bandar, ma conferma anche che la moglie di Bayoumi tentò di depositare tre assegni firmati dalla moglie del Principe Bandar, pagabili alla moglie di Bassnan, sul suo conto corrente.” 

Contesto: calcolando che 15 cittadini sauditi erano i dirottatori, più il ruolo sospetto di al-Hussayen (vedi sopra), sale a 18 il numero dei cittadini sauditi direttamente coinvolti negli attacchi dell’11 Settembre o attivi nel sostenere quelli coinvolti. Tre di questi uomini, ora è verificato, sono impiegati del Governo saudita.

Siccome rappresentanti delle istituzioni americane si sono spesi molto nell’affermare che il documento delle 28 pagine incrimina solo ufficiali di basso livello del Governo saudita, è chiaro da queste informazioni che il loro ruolo nel Governo saudita era solo una copertura fornita dal Governo saudita. Ufficiali governativi di basso livello non possono fabbricarsi coperture da sé.

Ma ecco la notizia bomba:

“Lui e sua moglie ricevettero anche supporto finanziario dall’Ambasciatore saudita negli Stati Uniti e sua moglie.”

Sappiamo che la moglie di Bassnan aveva chiesto denaro alla Principessa Haifa (vedi sopra). Non conoscevamo, però, l’ammontare degli assegni e le date d’emissione. Questa è anche la prima volta che il Principe Bandar viene citato come persona coinvolta in transazioni finanziarie con Bassnan.

Se il precedente passaggio sembra vago, allora il passaggio che segue lascia pochi dubbi: il Principe Bandar fornì denaro a Bassnan direttamente dal suo conto corrente presso la Riggs Bank. Conferma anche che la Principessa Haifa fece un sacco di pagamenti a favore di qualcuno che non conosceva per un periodo di molti anni; periodo che cominciò un anno prima dell’arrivo dei dirottatori e che si concluse un anno dopo gli attacchi dell’11 Settembre.

“Bassnan ha anche altri legami con il Governo saudita. La moglie di Bassnan riceveva uno stipendio mensile dalla Principessa Haifa. In una recente ispezione dell’abitazione di Bassnan, l’FBI ha individuato le copie di 31 assegni circolari per un ammontare di $74.000 durante un periodo che va dal 22 febbraio 1999 al 30 maggio 2002.   

L’FBI ha determinato che esisteva ordine di prelevamento diretto dal conto della Principessa Haifa, dal gennaio 1999, per inviare $2000 al mese alla moglie di Bassnan. La moglie di Bassnan, si riporta, riceveva fondi per “servizi infermieristici”, ma secondo il documento [censurato], non c’è prova che la moglie di Bassnan fornisse servizi infermieristici. [censurato].

In almeno un’occasione, Bassnan ricevette un assegno direttamente dal conto corrente del Principe Bandar. Secondo l’FBI, il 14 maggio 1998, Bassnan ritirò un assegno del Principe Bandar da $15.000. Anche la moglie di Bassnan ricevette almeno un  assegno da parte di Bandar.

Come notato nello scenario sopracitato, nel 2002 Bassnan viaggiò a Houston, Texas. Mentre era laggiù, denunciò alla Stazione di Polizia di Houston che gli erano stati rubati i documenti. Ecco ulteriori informazioni su quel viaggio contenute nelle 28 Pagine:

“Un report della Cia dice anche che Bassnan viaggiò a Houston nel 2002 e si incontrò con un individuo che era [censurato]… il rapporto afferma che durante quel viaggio un membro della Famiglia Reale saudita fornì a Bassnan una considerevole somma in contanti.”

Contesto: sappiamo che Bassnan era a Houston il 24 aprile 2002. Ciò che non sapevamo è che si era veramente incontrato con qualcuno d’importante e che un membro della Famiglia Reale saudita gli fornì denaro. Siccome il documento [delle 28 Pagine] fa riferimento a Bandar come l’Ambasciatore saudita negli Stati Uniti, la persona che s’incontrò con Bassnan non era Bandar, ma di sicuro un membro reale, qualcuno all’interno della cerchia del Re.

La stampa all’epoca descrisse l’incidente:

“Il Principe ereditario Abdullah, di fatto il regnante dell’Arabia Saudita, è atteso a Houston, Texas, per incontrare il Presidente Bush presso il suo ranch vicino a Crawford. L’entourage di Abdullah è così grande che riempie otto aerei. Quando gli aerei atterrano, l’Intelligence americana apprende che una persona nelle liste di volo è ricercata dalle autorità di giustizia USA, e altri due sono presenti su una lista di ricercati per terrorismo. Una fonte informata in seguito affermerà che ‘l’FBI era pronta a fare irruzione nell’aereo e prelevare quelle persone’. Tuttavia il Dipartimento di Stato teme un incidente internazionale. Ne nasce un conflitto fra diverse agenzie su cosa fare. Il Wall Street Journal riporterà nel 2003: ‘Dettagli su ciò che accadde ai tre uomini non sono completamente chiari, e nessuno al Dipartimento di Stato si fece avanti per fornire qualche testimonianza circa l’incidente.’

Quel che è chiaro, però, è che nessuno dei tre si diresse a Crawford; tuttavia gli venne risparmiato ‘l’imbarazzo di un arresto. E alla Casa dei Saud venne risparmiato un incidente internazionale’ [Wall Street Journal, 13 ottobre 2003]. Il giorno dopo, Osama Bassnan, un presunto associato dei dirottatori dell’11 Settembre Nawaf Al-Hazmi e Khalid Al-Mihdhar, riferisce alla polizia di Houston che il suo passaporto è stato rubato. [Newsweek, 24 novembre 2002] Questo conferma che Bassnan è a Houston lo stesso giorno in cui il Principe ereditario Abdullah, il Principe Saud al-Faisal, e l’Ambasciatore saudita negli Stati Uniti Principe Bandar, si incontrano con il Presidente Bush, il Vice-Presidente Cheney, il segretario di Stato Powell, il Consigliere alla Sicurezza Nazionale Rice, presso il Ranch di Crawford. [US-Saudi Arabian Business Council, 25 aprile 2002].”

Analisi: questo incontro di Houston solleva questioni scottanti. Il Dipartimento di Stato americano tiene on-line un registro di tutte le visite dei dignitari esteri. Ecco una lista per il 2002. La visita del Re dell’Arabia Saudita non è nella lista. In più, tutte le persone nella lista dell’incontro di Houston sono sauditi di alto rango, visto che viaggiano con il Re. Non è chiaro se il membro reale che s’incontrò con Bassnan è la stessa persona che più tardi gli diede denaro contante, sempre a Houston, come appare nelle 28 Pagine; potrebbe trattarsi di due persone diverse.

Ciò che sappiamo è che Bassnan riceve denaro da Bandar, la moglie di Bandar e un altro reale saudita che viaggiò con il Re a Houston nel 2002. E aveva anche un lavoro di copertura per il Governo saudita.

Le liste dei ricercati vennero ignorate

Come per la sopracitata visita a Houston di Reali sauditi e il tentativo di blitz da parte dell’FBI stoppato dal Dipartimento di Stato, sembra che le “no-fly-list”e le liste di ricercati venissero ignorate quando si trattava della Famiglia Reale Saudita:

“Sebbene il suo nome comparisse nella lista di ricercati del Dipartimento di Stato, [censurato] era apparentemente in grado di eludere il Service and Immigration and Naturalization Service perché stava viaggiando con il Principe saudita. L’FBI apprese del viaggio solo dopo il fatto. Agenti dell’Ufficio territoriale FBI di Portland espressero la loro preoccupazione che [censurato] e altri stessero usando il loro status di impiegati della Saudi Arabian Airlines come una copertura al fine di trasportare armi dentro e fuori gli Stati Uniti.”

Analisi: esattamente, quanti cittadini sauditi che viaggiavano con un reale o si facevano scudo della Saudi Arabian Airlines erano impegnati in attività criminali così come attività terroristiche? E’ legato all’ordine di “non toccare” la Famiglia Reale saudita impartito dalle autorità americane? (vedi sopra).

Saleh al Hussayen

La sezione delle 28 Pagine relativa a Hussayen non ci dice nulla di nuovo. Il pubblico aveva appreso molte informazioni su Hussayen ben prima della declassificazione delle 28 Pagine. Ad esempio, mentre il documento annota come Hussayen alloggiò nello stesso albergo dei dirottatori, non cita la data dell’incidente. Sappiamo che Hussayen pernottò nello stesso hotel dei dirottatori il 10 settembre 2001. Sappiamo anche che ottenne un importante promozione al suo rientro in Arabia Saudita: fu nominato Presidente dei Luoghi Sacri delle Moschee (vedi sopra).

“Saleh al-Hussayen. Nel settembre 2001, Saleh al-Hussayen, che figura come un ufficiale del Ministero dell’Interno saudita, pernottò nello stesso hotel in Herdon, Virginia, dove c’era anche Al-Hazmi. Anche se al-Hussayen ha affermato, dopo l’11 Settembre, che non conosceva i dirottatori, gli investigatori dell’FBI consideravano il suo comportamento ingannevole. E’ stato in grado di lasciare gli Stati Uniti nonostante gli sforzi dell’FBI di rintracciarlo e interrogarlo di nuovo.”

Abdullah Bin Laden

Questa sezione affronta il mezzo fratello di Osama Bin Laden. Detta così, la connessione familiare significa davvero poco. I Bin Laden sono una prominente famiglia saudita con centinaia di membri. Sono molto vicini alla Casa dei Saud. Ecco come le 28 Pagine lo descrivono:

“Abdullah Bin Laden. Abdullah Ladin afferma di lavorare per l’Ambasciata saudita a Washington D.C., come funzionario amministrativo. L’FBI lo identifica come un mezzo fratello di Osama Bin Laden.”

Tuttavia, Abdullah Bin Laden ha legami che dovrebbero far insospettire:

“E’ un amico stretto di Quadir-Harumani, un possibile associato di Mohammed Atta e [Marwan] al-Shehhi prima dell’11 Settembre 2001.”

[Atta schiantò il volo A11 nella North Tower; al-Shehhi il volo 175 nella South Tower]

Contesto: non è chiaro se l’Abdullah sopra citato sia lo stesso fratello che qui viene descritto come un cordiale immigrato in America. Questa particolare menzione potrebbe essere considerata un dato “grezzo” che necessita di ulteriori controlli.

Thumairy

Le 28 Pagine non forniscono nessuna nuova informazione riguardo a Thumairy. Come per Hussayen, il pubblico ha appreso molto su Thumairy al di fuori del documento delle 28 Pagine (vedo sopra). Contestualizzando, però, è il quarto ufficiale del Governo saudita (Bayoumi, Bassnan e Hussayen sono gli altri tre) a essere direttamente legato ai dirottatori e all’Ambasciata saudita.

Cittadino saudita non meglio identificato

Secondo le 28 Pagine, c’è una persona rimasta senza nome legata alla Famiglia Reale saudita (sebbene non si dica se abbia o meno incarichi nel Governo saudita), la quale testava la sicurezza in giro per gli Stati Uniti nel 1999.

“Un altro cittadino saudita con stretti legami con la Famiglia Reale saudita [censurato], è soggetto a indagini del Contro-terrorismo FBI: si riporta che aveva controllato la sicurezza lungo il confine sud-ovest degli Stati Uniti e aveva discusso della possibilità di infiltrare individui negli Stati Uniti.”

Bandar e il covo in Pakistan

Il passaggio che segue, relativo al Principe Bandar, è un’informazione completamente nuova:

“Il Governo degli Stati Uniti ha anche localizzato un altro numero della Virginia presso il covo di bin Laden in Pakistan. Il numero è intestato a un individuo chiamato [censurato]; è stato interrogato dall’FBI nel giugno 2002. Non è stato in grado di spiegare perché il suo numero è finito in un covo in Pakistan, ma ha affermato che presta regolare servizio a una coppia, due individui che sono assistenti personali del Principe Bandar. L’autista della coppia è un individuo chiamato [censurato], che è assegnato all’Ambasciata saudita a Washington D.C.. Secondo [censurato], l’uomo chiamava regolarmente una società in Pakistan, e di frequente viaggiava avanti e indietro in Pakistan.”

Analisi: sebbene le implicazioni non sono chiare e non provano, prese singolarmente, il coinvolgimento di Bandar nel terrorismo, queste rivelazioni si aggiungono a un quadro più grande: Bandar sembra avere una vasta rete di relazioni connesse con il terrorismo o attività sospette.

Le connessioni di Abu Zubaida

ZubaidaAbu Zubaida viene considerato un membro di Al Qaeda; è rinchiuso a Guantanamo da anni ed è stato torturato. Esiste un dibattito sul suo ruolo in Al Qaeda, se ne ha alcuno. E’ possibile saperne di più su di lui leggendo qui.

La seguente informazione è interamente nuova ed è legata a Bandar. Nel 2002 Zubaida venne catturato in Pakistan, e agenti americani recuperarono una sua agenda telefonica. In quell’agenda c’erano parecchi numeri americani di un certo interesse. Il passaggio delle 28 Pagine è così degno di nota che va letto tutto:

“Il 28 marzo 2002 le forze della Coalizione recuperarono l’agenda telefonica di Abu Zubaida, il quale è stato identificato dal Governo degli Stati Uniti come un coordinatore operativo di Al Qaeda di alto profilo. Secondo un documento dell’FBI, una verifica dei registri del telefono ha collegato parecchi numeri segnati nell’agenda di Zubaida con numeri telefonici americani.

Uno dei numeri non è contenuto negli elenchi telefonici, ed è intestato alla ASPCOL Corporation di Aspen, Colorado. Secondo l’ufficio FBI di Denver, ASPCOL è la società ombrello che gestisce gli affari della residenza in Colorado del Principe Bandar, l’ambasciatore saudita negli Stati Uniti.

La struttura è protetta dalla Scimitar Security. Agenti del Denver Field Office hanno sottolineato che né la ASPCOL né la Scimitar Security sono contenute negli elenchi telefonici, e non sono facilmente localizzabili.

In aggiunta, l’Ufficio del Segretario di Stato del Colorado non ha registrazioni della ASPCOL.”

Analisi: il numero di telefono di una società fantasma che gestisce una proprietà in Colorado, protetta da una compagnia di sicurezza fantasma, viene ritrovato addosso a un sospetto terrorista, accusato di essere un operativo di Al Qaeda di alto profilo. La società fantasma gestisce la proprietà privata dell’Ambasciatore saudita negli Stati Uniti.

Di nuovo, questo, di per sé, non prova nulla, ma ancora una volta solleva dubbi sull’estesa rete di connessioni di Bandar con terroristi e sospetti terroristi.

Il documento continua:

Il 18 novembre 2000, in  una risposta alla Joint Inquiry, l’FBI afferma che “le tracce della CIA non hanno rivelato legami diretti tra i numeri trovati nell’agenda telefonica di Zubaida e numeri negli Stati Uniti”.

Analisi: non è chiaro che cosa “tracce” significhi in questo contesto, visto che Zubaida era già in custodia degli Stati Uniti e tutti coloro che erano in contatto con lui erano al corrente della sua cattura. Ma prendendo per buono che non vi siano connessioni, com’è possibile che esistano simili coincidenze?

Che cosa ha che fare questo numero, e le “tracce” che neutralizzano la sua importanza, con gli attacchi dell’11 Settembre? Esiste una connessione? Se non è così, perché questa informazione è inclusa? Se esiste un legame, perché non c’è stato uno sviluppo su questa informazione?

Un altro numero trovato nell’agenda telefonica di Zubaida è quello di una guardia del corpo presso l’Ambasciata saudita a Washington D.C. di cui non si fa il nome. Il documento prosegue affermando che “qualcuno accusa la guardia del copro di qualcosa” ma l’informazione è interamente censurata. Tuttavia, più avanti, nel documento la guardia del corpo viene menzionata perché è finita nel radar dell’FBI per via del costo e della dimensione della sua casa in Virginia, e i suoi tentativi di avvicinare ufficiali dell’Intelligence americana.

Sta emergendo il seguente schema: l’Ambasciata saudita è molto impegnata in attività che coinvolgono persone sospettate di terrorismo e ufficiali dell’Intelligence saudita. In più, lo schema continua a concentrarsi quasi esclusivamente attorno a Bandar e persone della sua cerchia più stretta.

Simulazione

Un altro cittadino saudita chiamato Mohammed Al-Qudhaeein è accusato di aver condotto una possibile simulazione, entrando nell’abitacolo di un aereo americano. Questa informazione è completamente nuova ed è scioccante:

“Secondo un agente FBI di Phoenix, l’FBI sospetta che Mohammed Al-Qudhaeein sia [censurato]. Al-Qudhaeein era stato coinvolto in un incidente a bordo di un volo della America West: oggi l’FBI sospetta che potrebbe essersi trattato di una simulazione per testare la sicurezza della compagnia aerea. Durante il volo, Al-Qudhaeein e un suo associato chiesero agli assistenti di volo una serie di domande sospette.

Al-Qudhaeein poi cercò di entrare nell’abitacolo in due occasioni.

Al-Qudhaeein e il suo associato stavano volando a Washington D.C. per partecipare a una festa presso l’Ambasciata Saudita, ed entrambi dissero che i biglietti gli erano stati pagati dall’Ambasciata Saudita. Durante il corso delle indagini, l’FBI ha scoperto che entrambi Al-Qudhaeein e le altre persone coinvolte in questo incidente avevano legami con il terrorismo.”

Analisi: l’Fbi, alla fine, ha trovato conferme che i biglietti fossero stati pagati davvero dall’Ambasciata saudita negli Stati Uniti? Di che festa si trattava, e chi aveva invitato Al-Qudhaeein? Che tipo di legame ha quest’uomo con il terrorismo in generale e con Al Qaeda in particolare?

Riciclaggio di denaro

Il documento delle 28 Pagine fa riferimento a numerosi casi di riciclaggio di denaro da parte del governo saudita attraverso varie organizzazioni religiose e sociali così come attraverso società di copertura. Fa un riferimento diretto alla compagnia di commercio Al Barakar. In questo caso, tuttavia, il documento delle 28 Pagine sbaglia a identificare quella che chiaramente dovrebbe trattarsi della Al Barakat, la stessa società legata allo scandalo della Dallah Avco (vedi il capitolo su Bayoumi). Ma in questa sezione c’è una notizia interessante che mancava nella precedente discussione sulla Dallah Avco:

“All’incirca nel 1998, l’FBI venne a conoscenza di milioni di dollari trasferiti via bonifici dalla comunità somala di San Diego alla Società di commercio Al Barakaar e altre società riconducibili a Osama Bin Laden. All’epoca, il finanziamento sembrava avere origine dalla comunità somala locale in forma di  donazioni a varie società no-profit somale. Tuttavia oggi l’FBI ritiene che alcuni dei finanziamenti avevano origine in Arabia Saudita, e ritiene che sia la Moschea di Tamiyah a Los Angeles sia il Centro Islamico di San Diego fossero coinvolti nel riciclare il denaro.”

Analisi: questo supporterebbe la precedente teoria (vedi sopra Bayoumi) che Al Bakarat venne in qualche modo pressata per acquistare la Dallah Avco al fine di fornire la copertura a una società di copertura. Questa sezione del documento chiarisce un fatto: il denaro effettivamente riciclato proveniva dall’Arabia Saudita, e non veniva riciclato attraverso Al Barakat, ma attraverso organizzazioni religiose locali di San Diego. Dallah Avco è completamente eliminata da questa parte del documento.

Conclusioni

Il report delle 28 Pagine è focalizzato principalmente sulle cellula di San Diego rispetto alla trama dell’11 Settembre, con qualche eccezione. Non c’è un approfondimento del genere sulle connessioni del Governo saudita con gli altri dirottatori dell’11 Settembre. Si consideri il caso dei coniugi Al-Hijji [a Sarasota, Florida].

Per quanto basate solo sulle connessioni con la cellula di San Diego, esiste prova concreta del finanziamento da parte del Governo saudita ai controllori dei dirottatori dell’11 Settembre – controllori che tra l’altro sono anche ufficiali dell’Intelligence saudita.

Band Bush WH

Il Principe Bandar, il Presidente USA George W. Bush, il Vice Dick Cheney e il Consigliere per la Sicurezza Condoleezza Rice sul balcone della Casa Bianca il 13 Settembre 2001

1° Punto: Il Principe Bandar è implicato attraverso il supporto finanziario e attraverso tabulati telefonici ai controllori della cellula di San Diego, così come ad altre attività terroristiche in Pakistan e Afghanistan. Mentre alcuni hanno pensato che questo supporto finanziario faccia parte del presunto accordo tra il Principe Turki e Osama Bin Laden (vedi scenario descritto sopra), i canali del finanziamento non corrispondono al presunto accordo e appaiono destinati a un’operazione piuttosto che come semplici fondi dati a un’organizzazione – cioè: i fondi venivano forniti a uno specifico gruppo di persone che lavoravano insieme su qualcosa, piuttosto che forniti a un più generico movimento ideologico.

Molti sui media hanno affermato che non c’è una pistola fumante nel documento delle 28 Pagine. Se per pistola fumante intendono il tipo di prova che metterebbe il Principe Bandar e Mohammad Atta riuniti nella stessa stanza, allora questo tipo di prova non verrà mai a galla. Non è così che gli agenti di Intelligence lavorano. Ci sono intermediari, e il Governo degli Stati Uniti ne ha identificati cinque, e sono: Bayoumi, Bassnan, Hussayen, Thumairy e Qudhaeein. Quattro su cinque hanno impeghi nel Governo saudita così come legami con i dirottatori dell’11 Settembre. Quattro di loro, inoltre, appaiono come ufficiali dell’Intelligence saudita che usano impieghi per il Governo saudita come copertura. Due di loro ricevettero fondi diretti dal Principe Bandar e la Principessa Haifa, così come dal Ministero della Difesa e dell’Aviazione saudita (guidato dal padre del Principe Bandar).

In qualità di ufficiali di Intelligence del Governo saudita, probabilmente hanno ricevuto fondi dalla GID (l’Agenzia di Intelligence guidata dal cognato del Principe Bandar e suo mezzo cugino). Uno di loro ricevette fondi aggiuntivi da un non meglio identificato Principe saudita interno alla cerchia del Re. Uno di loro riportava direttamente a Bandar in qualità di impiegato del consolato saudita. Tre di loro sono collegati all’Ambasciata saudita tramite telefonate e altri dipartimenti del Governo saudita.

Tutti loro erano protetti dal Governo saudita. Si aggiunga a ciò i parecchi individui senza nome che sono collegati sia all’Ambasciata saudita che ai dirottatori. In più, connessioni con Bandar appaiono in parecchie agende di sospetti terroristi.

Infine, la promozione di Bandar a capo della GID tre anni dopo l’11 Settembre va aggiunta al contesto. Tutto questo messo insieme è una pistola fumante: collega una delle figure chiave del Governo Saudita e uno dei membri del rango più alto della Famiglia Reale saudita ad attività terroristiche.

Mentre questa prova non determina che Bandar fosse coinvolto nel piano dell’11 Settembre, e nemmeno che ne fosse al corrente, è una prova sufficiente per definirlo legittimamente come un sospettato.

2° Punto: Bayoumi, Bassnan, Hussayen, Thumairy e Qudhaeein così come Abdullah (vedi Bayoumi nella sezione 28 Pagine) dovrebbero essere tutti considerati sospetti cospiratori negli attacchi dell’11 Settembre. Aggiungendo questi sei uomini ai 15 dirottatori di nazionalità saudita, è di 21 il totale di cittadini sauditi coinvolti, consapevolmente o meno, nel più grosso attacco sul suolo degli Stati Uniti.

3° Punto: Il Ministero della Difesa e dell’Aviazione saudita è implicato nel supportare i controllori dei dirottatori dell’11 Settembre sia a livello finanziario sia a livello strutturale. Mentre alcuni potrebbero spiegare che il finanziamento del Ministero della Difesa è parte del denaro pagato dall’Arabia Saudita per proteggersi, rispettando l’accordo fra il Principe Turki e Bin Laden (vedi scenario sopracitato), i finanziamenti sono al di fuori del perimetro del presunto accordo. In più, tutte le risorse umane, le coperture, i documenti etc, forniti ai dirottatori dell’11 Settembre, dimostrano un supporto per una specifica operazione piuttosto che per un vasto movimento ideologico.

4° Punto: Il Principe Sultan come capo del Ministero della Difesa e dell’Aviazione poteva ignorare i piani di  Bayoumi, ma sicuramente doveva sapere chi era Bayoumi. In più, visto che Sultan non era solo la guida dell’agenzia del Governo saudita che finanziava Bayoumi, ma era anche il padre di Bandar – che a sua volta finanziava Bayoumi – sfida la logica l’idea che i due uomini non avessero mai discusso di Bayoumi o questionato le sue attività. La promozione di Sultan come Principe ereditario nel 2005 sembra aggiungere contesto. Ci sono abbastanza prove per definire il Principe Sultan come persona di interesse negli attacchi dell’11 Settembre.

5° Punto: La GID saudita è implicata nel supportare il piano dell’11 Settembre finanziariamente e strutturalmente. Quattro ufficiali dell’Intelligence saudita sono stati identificati come parte del piano per finanziare e addestrare i dirottatori, e acclimatarli nella società Usa. Tutti e quattro provvisti di impieghi per il Governo saudita come copertura. Due sono accusati di essere stati riforniti di documenti falsificati dal Governo Saudita. Altre due persone sospettate di essere ufficiali dell’Intelligence saudita, erano state collegati a due diversi incidenti di ricognizione/simulazione. In aggiunta, c’è la questione degli Al-Hijjii, [in Florida, e il loro appoggio a Atta e Shehhi], non menzionati nelle 28 Pagine (o referenziati ma censurati).

Turki insignito dall'università di Roma di Tor Vergata l'11 Settembre 2015

Il Principe Turki insignito dall’Università di Roma di Tor Vergata l’11 Settembre 2015

Quindi, il totale degli ufficiali sauditi noti come sospetti sale a 7, da aggiungersi ai 15 dirottatori sauditi. Tutti questi uomini  erano pagati dall’apparato di Intelligence saudita, il quale riferiva direttamente al Principe Turki. Sebbene non sia nominato direttamente nel report delle 28 Pagine, il ruolo della GID è chiaro. Ci sono abbastanza prove per definire il Principe Turki un sospetto negli attacchi dell’11 settembre.

6° Punto: Un non meglio identificato reale saudita fornì fondi a Bassnan. Questo individuo dovrebbe essere considerato una persona di interesse.

7° Punto: Il rifiuto di condividere informazioni di intelligence prima dell’11 Settembre fa del Governo saudita un dubbio alleato. Ma il rifiuto dei sauditi di consegnare tutti i sospettati, così come la tenacia di proteggere i più alti membri della Famiglia Reale saudita, che potrebbe o meno essere coinvolti (sebbene dovrebbero essere definiti sospetti) li rende dei cospiratori dopo l’evento. Il rifiuto del Governo saudita di permettere alle vittime dell’11 Settembre e le loro famiglie di intentare cause civili contro sospetti chiave, dimostra che l’Arabia Saudita non è un alleato del popolo americano. Le minacce del Governo saudita di indebolire la moneta americana qualora alle vittime dell’11 Settembre fosse concesso di intentare cause civili, dimostra in modo ulteriore che non sono amici né alleati degli Stati Uniti.

L’insabbiamento americano e la protezione del Governo saudita – Perché?

Bush and Cheney on 9/11

Il Presidente George W. Bush e il suo Vice Dick Cheney, l’11 Settembre 2001

1° Punto: L’FBI continua a trattenere più di 80.000 pagine classificate relative ai Sauditi e gli attacchi dell’11 Settembre. Perché?

2° Punto: Nei giorni successivi all’11 Settembre, l’Amministrazione Bush ha permesso un’evacuazione di cittadini sauditi che non ha precedenti, comprese persone di interesse per gli investigatori. Perché?

3° Punto: Tutti i tentativi di detenere, interrogare o indagare (e in qualche caso di incriminare) cittadini sauditi collegati agli attacchi dell’11 Settembre sono stati bloccati dalla Casa Bianca dell’Amministrazione Bush. Perché?

4° Punto: Tutti i tentativi di condurre un’indagine pubblica sugli attacchi dell’11 settembre sono stati ostacolati dall’Amministrazione Bush. Alla fine un’indagine è stata concessa solo dopo la pressione dell’opinione pubblica, e anche allora, Bush destinò una miseria per il finanziamento [della 9/11 Commission]. Si veda questo documentario. Perché?

5° Punto: Le Amministrazioni Bush e Obama hanno tentato di insabbiare il ruolo saudita e i documenti a esso relativi, e poi hanno provato a occultarne i risultati. Perché?

6° Punto: Alla luce di ciò che sappiamo, è diabolico che gli Stati Uniti abbiano nominato l’Arabia Saudita un alleato nella guerra al terrore, e poi abbiano attaccato l’Iraq, che non aveva legami con l’11 settembre o con Al-Qaeda. Perché è accaduto tutto questo?

di Larisa Alexandrovna

Traduzione di Cristiano Arienti

Larisa Alexandrovna Horton è una premiata reporter investigativa; in precedenza ha lavorato per RawStory.com e l’HuffingtonPost.

Twitter account: @larisa_a

Testo originale di “Le 28 Pagine spiegate”.

In copertina: grafica di Muriel Kane

Testo integrale della sezione 4 del Rapporto Finale della Joint Inquiry into the Intelligence community activities before and after terrorist attacks on 9/11/2001

https://28pages.org/ Sito dedicato alla questione delle 28 pagine

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