Immigrazione illegale e l’Unione europea clandestina

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Nel gelo delle onde, tra Malta e Lampedusa, così ha perso la vita Esat Ekos, diciottenne nigeriana in attesa di un bambino. Caduta in mare durante il trasbordo da un barcone di immigrati illegali e la Pinar, mercantile battente bandiera turca. L’equipaggio è riuscito a ripescarla quando ormai era troppo tardi: orizzontale a faccia in giù, cullata dal mare mosso, per troppo tempo. Il primo feretro di Esat è stata una scialuppa; il suo cadavere avvolto in un sacco di plastica e lasciato lì per giorni, con i gabbiani a far la guardia, mentre il governo italiano e quello maltese si rimpallavano la responsabilità su chi dovesse accogliere la Pinar con il suo carico di 144 immigrati. Disquisizioni sulla territorialità e la responsabilità delle acque Sar, ricerca e salvataggio.

Era l’aprile del 2009, e il leghista Roberto Maroni, all’epoca ministro degli Interni e oggi governatore della Lombardia, aveva appena inaugurato il “cattivismo”: (“è ora di essere cattivi contro gli immigrati illegali”) e solo l’intervento del presidente della Commissione Ue Josè Barroso evitò il peggio. La nave approdò in Sicilia e i migranti, molti in condizioni preoccupanti secondo i giornalisti saliti a bordo, vennero presi in custodia dalle autorità italiane per verificare se tra loro vi fossero richiedenti di asilo.

Quella fu la prima vera crisi europea riguardo alla tragica rotta tra il nordafrica e le coste meridionali dell’Italia, ma anche l’unica “gestita” dall’Unione europea ai più alti livelli; la soluzione di quella e numerose altre dispute, si diceva a Bruxelles, risiede nei trattati marittimi internazionali stipulati dai singoli stati. Le difficoltà di Italia e Malta a gestire i flussi di immigrati, come già era accaduto per Spagna e Grecia, vennero sminuite: anche i Paesi centro orientali sono investiti dall’immigrazione illegale, e non richiedono aiuto. Si ragionava pure in termini numerici: gli sbarchi sulle coste italiane non costituiscono un esodo, soprattutto se comparato con il fenomeno degli overstayers, ovvero gli extracomunitari che si fermano in un Paese oltre la durata del loro visto. In media la Germania, poi, rilascia asilo politico a oltre 600.000 richiedenti contro i 50.000 scarsi dell’Italia.

Insomma, in Europa nel 2009 si considerava questa tratta di esseri umani un problema dei singoli Stati, non come un’emergenza umanitaria continentale. I vari governi hanno trovato una sponda in Frontex, l’agenzia per la gestione delle frontiere esterne degli Stati Ue, ma se lo sono costruiti da soli l’argine contro le ondate migratorie via mare.

La risposta dell’Italia è stata formulata da Maroni nel Ddl Sicurezza del 2009: reato di clandestinità, tempi più lunghi per chi finisce nei Cie (centri di identificazione ed espulsione); ma soprattutto i respingimenti: i migranti prelevati dai barconi vanno rispediti in Libia grazie a un accordo tra il governo italiano e il dittatore libico Gheddafi. La pratica, inizialmente prevista solo in acque libiche, sfociando in quelle italiane è diventata illegale; perché, come ha stabilito la Corte europea di Strasburgo (fonte), a priori sono stati rifiutati anche migranti con diritto di asilo politico. La stessa Unione europea l’ha bocciata per i medesimi principi (fonte), ma ha mantenuto inalterata la sua politica comunitaria contro l’immigrazione via mare, destinando a Frontex qualche centinaio di uomini e decine di milioni di euro ogni anno.

Nel 2010 gli sbarchi in Italia, dopo l’inaugurazione dei respingimenti, sono diminuiti; di conseguenza, anche i naufragi e le vittime (fonte CeSpi). Maroni ha annunciato: “la Lega Nord sta vincendo contro l’immigrazione clandestina”; nonostante il fenomeno degli overstayer, in media, fosse esponenzialmente superiore all’immigrazione via mare. Nel 2010 gli immigrati che hanno cercato di entrare nel nostro Paese via mare (quelli individuati) sono stati 4500; si calcola che quell’anno siano stati 600.000 gli immigrati giunti in Italia con un permesso regolare e probabilmente rimasti oltre la scadenza; nel 2010 su circa 46.000 espulsi, solo quei 4.500 circa sono stati “respinti” (stime Cnel e Repubblica fonte). Maroni ha poi spiegato come i respingimenti abbiano salvato molte vite. E’ anche vero che molti pescherecci e mercantili hanno ignorato barconi carichi di immigrati in difficoltà, per paura che, senza richieste ufficiali della Guardia costiera, armatore e capitano incappassero nell’accusa di favoreggiamento del reato di clandestinità. Quei ritardi nella catena dei soccorsi a volte sono stati fatali.

Su che fine, poi, facciano i “respinti” una volta tornati in Libia, “non è affare nostro”, secondo Maroni. Per varie ed autorevoli fonti, molti hanno trascorso lunghi periodi in carcere, o sono finiti nel racket di esseri umani, o deportati nel deserto. Parecchi erano Somali o Eritrei, scappati dalla guerra o dalla dittatura di Isaias Afeworki, tutti con diritto di asilo politico (Fortress Europe / Melting Pot / Peacereporter, Panorama).

La politica italiana dei respingimenti, e le misure adottate da Frontex per il mediterraneo centrale, sono saltate nel 2011, con le “rivoluzioni arabe” e la fine dei regimi dittatoriali di Tunisia ed Egitto. Il fenomeno degli sbarchi, soprattutto dalla Tunisia, si è moltiplicato a dismisura, e di conseguenza anche il numero di naufragi e di vittime. E gli accordi fra Italia e Libia sono stati disattesi per molto tempo, con la caduta di Gheddafi per mano di una coalizione di Stati. Il nuovo governo di Tripoli, adesso, sta mantenendo gli impegni di collaborazione con l’Italia, ma non sembra in grado di bloccare le partenze dei barconi. La criminalità organizzata che le gestisce non ha alcuno scrupolo nel mettere a repentaglio la vita di uomini, donne e bambini. Spesso gli scafisti sfruttano la nostra umanità, lanciando un Sos con telefonino Gps; in questo modo la Guardia costiera parte in soccorso dei migranti seguendo coordinate precise. Altre volte, quando il barcone giunge a pochi metri dalle coste siciliane, buttano a mare persone che non sanno nemmeno nuotare.

Solo nel 2011 sono morte almeno 1800 persone nel Canale di Sicilia, ma si tratta di stime al ribasso, senza i naufragi fantasma di cui non si hanno prove fondate. Negli ultimi tre naufragi al largo di Lampedusa, lo scorso ottobre, hanno perso la vita quasi 500 persone (fonte). L’Unione europea ha appena deciso di consolidare Frontex: finanzierà un progetto di monitoraggio satellitare (Eurosur), in accordo con gli Stati del Africa del nord, e formerà anche personale libico per gestire il flusso di immigrati. Le linee guida rimangono le stesse: garantire la sicurezza interna dell’Unione europea, limitare i numero di ingressi non controllati, e ridurre i morti in mare. Ma adesso è chiaro che bisognerà dichiarare guerra ai trafficanti di esseri umani, così come è stato fatto contro i pirati somali nel mar Rosso. C’è chi, come l’ex portavoce della Guardia costiera Vittorio Alessandro, parla di aprire corridoi umanitari nel mediterraneo per facilitare l’arrivo dei migranti, e istituire veri e propri uffici di rappresentanza dell’Ue che possano vagliare le richieste di ingresso e di asilo politico.

In Italia, però, si innalzerebbero le barricate: l’immigrazione è sentita come un problema di cui gli sbarchi sulle coste meridionali sono solo una parte. Non importa che esponenti della Chiesa abbiamo definito quest’epoca “barbara”, perché restiamo indifferenti di fronte a persone fuggite da guerre e miserie e arrivate sulla nostra soglia di casa bisognose di aiuto. Sono in tanti a vederla diversamente: come per la strada non ci sentiamo di aiutare tutti quelli che ci tendono una mano per qualche moneta, così ci sembra normale non accogliere tutti quelli che cercano in Italia e in Europa un futuro migliore. Negli Stati Uniti, ad esempio, le autorità americane vigilano la frontiera con il Messico senza soccorrere i migranti che attraversano terre desertiche. In media si registrino 400 vittime ogni anno (fonte). Pesa poi la difficoltà di alcune etnie a integrarsi con il tessuto sociale italiano: la quantità di maghrebini nelle nostre città, ad esempio, con il loro bagaglio culturale, spaventa molti cittadini italiani ed europei; lo dimostrano sondaggi in Olanda, Francia, la stessa Italia. E su questo Marine Le Pen, leader del Front National, sta lanciando la corsa alla presidenza francese. In Italia la crisi economica e l’inadeguatezza della classe politica hanno eclissato altri temi, ma la percezione degli immigrati è ancora negativa nonostante rappresentino una risorsa per l’economia e lo stato sociale. Uno dei ritornelli più diffusi è che lo Stato italiano spende tanto, troppo per immigrati; e c’è perfino chi si lamenta sui costi per andare a soccorrere persone bloccate su un lenzuolo d’acqua steso sull’abisso.

Intanto non si ferma la politica delle espulsioni di chi non ha diritto di rimanere in un Paese senza un permesso di soggiorno regolare, procedura che non viene sempre applicata, e che comunque costa parecchio alla comunità. Nel 2012, solo per rimpatriare 193 Nigeriani, il governo Italiano ha speso circa 170.000 euro (fonte).

Quasi certamente anche la diciottenne Esat Ekos sarebbe stata imbarcata su un aereo per Lagos, se fosse sopravvissuta durante la traversata del canale di Sicilia. Oggi Esat sarebbe una mamma di 22 anni.

di Cristiano Arienti

In copertina: Migranti su una rete per l’allevamento dei tonni, soccorsi nel giugno 2013 al largo delle coste maltesi.

http://archiviostorico.corriere.it/2013/ottobre/13/Nuotando_come_disperato_con_mia_co_0_20131013_2a80b86e-33cf-11e3-99ef-468a7ffa99ff.shtml Reportage di Giusy Fasano da Lampedusa, dopo il naufragio del 3 ottobre 2013 costato la vita a 364 persone – Corriere della Sera

http://www2.radio24.ilsole24ore.com/blog/calandra/?p=2635 “I morti di Lampedusa, la coscienza dell’Europa”, di Raffaella Calandra de Il sole 24 Ore

http://www.meltingpot.org/Migranti-respinti-in-Libia-Italia-e-Malta-si-avvitano-nelle.html#.Ul7MZexH7IU

http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/immigrati-5/reportage-21apr/reportage-21apr.html La storia di Esat Ekos

http://fortresseurope.blogspot.it/

http://www.parlamento.it/application/xmanager/projects/parlamento/file/repository/affariinternazionali/osservatorio/approfondimenti/PI0059App.pdf

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