Emailgate: la deposizione di Abedin e l’indagine Fbi

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“Hillary Clinton, comunicando attraverso il suo account privato, non riusciva a svolgere bene il suo lavoro al Dipartimento di Stato”. Questa dichiarazione è di Huma Abedin, assistente speciale di Hillary Clinton, resa pochi giorni fa al Giudice Emmet Sullivan nella causa civile intentata da Judicial Watch sul server privato di Hillary Clinton. Per argomentare questo giudizio, la Abedin ricorda di un appuntamento diplomatico della Clinton saltato a causa di una email finita nello “spam”; una situazione, l’uso dell’account privato della Clinton, che “generava frustrazione”.

AbedinAnche la Abedin aveva a disposizione un account sul server della Clinton, ma “lo utilizzava solo per comunicazioni private”. Ponendo l’accento sul fatto che per il suo capo non era così.

La Clinton ha continuato a utilizzare il suo account privato anche quando l’ufficio IT le aveva messo a disposizione account e apparecchi governativi, e le aveva caldamente sconsigliato di usare un blackberry privato.

Come è emerso da una email datata marzo 2009, consegnata dalla Abedin al Dipartimento di Stato, la Clinton ha sfruttato comunque un account privato nonostante ci fosse la questione su chi, e come, dovesse archiviare le sue comunicazioni. Da Segretario di Stato, quindi, la Clinton ha trovato un sistema per mantenere le sue comunicazioni il più possibile lontano da eventuali controlli, archiviandole in un server installato nella cantina della sua abitazione, a Chappaqua. Una procedura che non rispettava la politica di trasparenza inaugurata dall’Amministrazione Obama nell’ottobre del 2009 (Transparency and Open Government Memorandum).

Da questa email del marzo 2009, per altro mai consegnata dalla Clinton al Dipartimento di Stato, si evincè la volontà di sottrarsi dai meccanismi di controllo governativi.

La Clinton, invece, aveva sempre spiegato di aver utilizzato un account privato solo per comodità, per non utilizzare più apparecchi contemporaneamente. Tuttavia sorgono dubbi sul fatto che il sistema fosse stato designato dalla Clinton per portare avanti gli affari della Clinton Foundation, in aperto conflitto di interessi con il suo ruolo di guida della Politica estera americana.

Al termine del suo mandato, la Clinton non consegnò nessuna delle oltre 60.000 email transitate sul suo server, in violazione del Omb/Nara, la legge del 2012 sulla gestione dei documenti governativi destinati alla revisione ed eventuale pubblicazione tramite FOIA.

Due anni dopo, e solo perchè sollecitata, ne consegnò circa 30.000 per 55.000 pagine di documenti.

Altre 30.000, si affrettò a spiegare, erano state cancellate dal suo server perché comunicazioni private. Il processo di cancellazione era stato eseguito da una ditta di Denver priva di autorizzazione governativa.

La Abedin, però, ha confermato che in una stessa email la Clinton poteva discutere di questioni private e, qualche riga dopo, di questioni governative.

Rimane incerto, quindo il criterio usato dalla Clinton per distinguere tra le comunicazioni personali e quelle lavorative. Proprio dalla corrispondenza Abedin-Clinton depositata al Dipartimento di Stato, sono emerse decine di email lavorative mai consegnate dalla Clinton, come ha documentato la Associated Press.

Alcune di queste riguardano il server privato, e il suo malfunzionamento; e il fatto che avesse subito attacchi informatici in almeno due occasioni.

La Abedin ha spiegato che in molti erano a conoscenza che Clinton utilizzava un account privato; in realtà, come spiegato nel Rapporto Speciale del Dipartimento di Stato pubblicato lo scorso maggio, quasi tutti ignoravano che le comunicazioni, anche sensibili, transitavano attraverso un server non governativo.

Tra coloro che si erano accorti dell’anomalia, c’erano due tecnici IT del Dipartimento di Stato, i quali fecero rapporto sulla questione, definendola impropria. Il Direttore IT John Bentel spiegò loro che la Clinton aveva ricevuto un’autorizzazione, e che la questione non doveva essere più discussa. In realtà, come segnalato nel Rapporto Speciale, la Clinton non chiese a nessuno il permesso di usare un account privato per le comunicazioni governative, né di archiviarle in un server privato.

L’ex Segretario di Stato, finora, non ha saputo dire con precisione chi l’abbia autorizzata. Patrick Kennedy, suo sottosegretario con il compito di amministrare il Dipartimento di Stato, ha dichiarato in sede civile che nessuno si era posto il problema. Tuttavia, secondo il Rapporto Speciale, di sicuro il Direttore IT era a conoscenza della procedura illegale adottata per le comunicazioni della Clinton.

Tra l’altro Bentel, in contraddizione con il Rapporto Speciale del Dipartimento di Stato, aveva dichiarato alla House Select Committee su Bengasi, sotto giuramento, di non aver mai saputo che Clinton aveva un server privato.

PaglianoMa è un altro tenico IT del Dipartimento di Stato a essere al centro delle indagini Fbi sul server privato della Clinton: Bryan Pagliano, già consulente dei Clinton, e assunto dal Governo in un secondo momento. Pagliano è la persona che fisicamente ha collegato il server privato nella cantina di Chappaqua al Dipartimento di Stato.

Davanti alla House Select Committee su Bengasi, Pagliano si era fatto scudo con il 5° emendamento, una procedura che permette ai testimoni di sottrarsi alle domande degli inquirenti per non rischiare di autoaccusarsi di un qualche crimine. Se n’è avvalso per 125 volte davanti al giudice Sullivan, nella causa civile intentata da Judicial Watch.

Da qualche mese, tuttavia, Pagliano ha ottenuto l’immunità dall’Fbi in cambio di una piena collaborazione nell’indagine sull’uso del server della Clinton.

Anche la Abedin, oltre che ai collaboratori più stretti della Clinton, è già stata interrogata dall’Fbi, lo scorso 25 maggio: verosimilmente la sua deposizione non può essere molto diversa rispetto a quella resa nel processo in sede civile, e pubblicata da Judicial Watch.

L’indagine Fbi è partita nell’agosto 2015, e l’obiettivo è comprendere se vi sia stata una condotta criminale, da parte della Clinton e di altre persone, nell’uso del server privato installato a Chappaqua: riguardo, in particolare, alla gestione di materiale sensibile e documenti classificati.

Nonostante le smentite, sul server della Clinton sono transitate circa 1200 email marcate “classificate” a posteriori; 104 di esse sono state scritte dalla Clinton. Ventidue sono state giudicate “top secret” a posteriori. Si sa che in alcune è stata menzionata l’identità di agenti Cia sottocopertura; in altre, si dava il via libera ad attacchi missilistici con le coordinate dei luoghi da colpire. Il server della Clinton, attraverso cui quelle email “top secret” sono transitate, per lunghi periodi è rimasto un sistema aperto, non crittato e senza particolari protezioni.

Oggetti dell’indagine sono quindi l’utilizzo del server della Clinton, i motivi che l’hanno spinta a scegliere questo sistema di comunicazione piuttosto che un account governativo, e l’archiviazione di documenti governativi. Tuttavia lo è anche l’atteggiamento con cui l’ex Segretario di Stato ha affrontato l’intera vicenda: sia alla House Select Committee su Bengasi, che in pubblico, ha ripetuto delle affermazioni che si sono rivelate false.

Secondo Michael Mukasey, ex Segretario alla Giustizia sotto Bush Jr., nell’emailgate si prefigurano violazioni di almeno quattro leggi federali, come ha spiegato in un’intervista alla Msnbc:

– Non si possono disporre informazioni classificate in apparecchiature/mezzi di comunicazione non governativi (18 US Code § 1924)

– Non si possono diffondere segreti nazionali (18 US Code § 793f)

– Non si possono distruggere informazioni di interesse nazionale (18 US Code § 2071)

– Non si può ostruire la giustizia (18 US Code § 1519)

Mukasey ha anche aspramente criticato l’attuale Segretario alla Giustizia Loretta Lynch, la quale sovrintende il lavoro dell’Fbi, per aver incontrato privatamente Bill Clinton, marito di Hillary Clinton. L’incontro è avvenuto il 29 giugno all’aeroporto di Phoenix, Arizona: sarebbe rimasto segreto, se non fosse stato per lo scoop di un cronista della ABC15.

La circostanza ha sollevato un conflitto di interessi: il Segretario alla Giustizia sarà la persona incaricata di accettare o meno i suggerimenti degli investigatori dell’Fbi e le revisioni dei legali al Dipartimento di Giustizia. Bill Clinton è infatti un possibile testimone, visto che il server era installato nella sua abitazione.

L’ex Presidente Usa è anche parte in causa, essendo la Clinton Foundation coinvolta nell’indagine: la Fondazione da lui presieduta ha ricevuto donazioni da Stati (Algeria, Emirati Arabi Uniti, Kazakhistan) e istituzioni private (Ubs) in rapporti con il Governo Usa mentre Hillary Clinton era Segretario di Stato, in uno schema dai contorni corruttivi; nelle email cancellate dal server potrebbero esserci le prove di questo schema.

LynchL’incontro ha poi gettato ulteriori sospetti sulla parzialità di Loretta Lynch, che nel 1999 era stata ingaggiata come Avvocato di Stato proprio dal Presidente Clinton. L’attuale Segretario alla Giustizia, quindi, si è sentita in dovere di fare alcune precisazioni durante un’intervista dello scorso 1 luglio presso l’Aspen Ideas Festival: “L’indagine è stata portata avanti da investigatori professionisti e non da politici, è indipendente, è tale deve restare. Per questo motivo, mi aspetto di confermare le raccomandazioni dell’Fbi e del Dipartimento di Giustizia, compreso il percorso giudiziario da seguire.”

La Lynch, quindi, afferma che non ribalterà le raccomandazioni dell’Fbi qualora suggerissero di incriminare Hillary Clinton, e metterla sotto processo. Un’eventualità che, nel caso la Clinton diventasse Presidente degli Stati Uniti, prefigura una procedura di impeachment.

Non manca molto a scoprire quale sarà il destino di Hillary Clinton, l’indagine Fbi è nelle fasi finali: proprio oggi (2 luglio) la presunta nomination democratica ha affrontato gli investigatori dell’Fbi, per chiarire le sue ragioni sull’utilizzo del server privato mentre era Segretario di Stato. L’esito di questa indagine potrebbe segnare non solo il suo destino, ma anche quello delle elezioni Presidenziali del prossimo novembre.

di Cristiano Arienti

Fonti e Link utili

http://bigstory.ap.org/article/775550d62ef8487a975a2a1c1c8b1100/more-clinton-emails-released-including-some-she-deleted

https://www.umanistranieri.it/2016/06/guccifer2-emailgate-rivelazioni-su-clinton-e-il-partito-democratico/

https://www.washingtonpost.com/local/public-safety/state-under-secretary-patrick-kennedy-clinton-private-email-use-struck-no-bells/2016/06/30/4d649396-3f02-11e6-84e8-1580c7db5275_story.html

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