La tortura, ponte ideale fra l’Amministrazione Bush e Trump

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L’ascesa di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema, voluta fortemente da Donald Trump, rappresenta un passaggio cruciale per l’anima della politica Usa; e non solo perché il Partito Repubblicano si è compattato intorno al Presidente, per difendere la nomina dagli attacchi dei Democratici. Fino a poco tempo fa Kavanaugh era considerato un fedelissimo dei Bush, tanto che il suo nome per la Corte Suprema era scontato, qualora fosse stato Jeb a vincere le elezioni 2016. Il legame si consolidò nel 2000, quando la Campagna di George W. Bush ingaggiò il brillante avvocato dell’Arkansas per bloccare il riconteggio di voti in Florida, Stato chiave per l’assegnazione della Casa Bianca. All’epoca Kavanaugh si era già distinto come autore principale del Rapporto Starr, sulla relazione extraconiugale fra il Presidente Bill Clinton e Monica Lewinsky. Il suo contributo alla presa della Casa Bianca gli valse la posizione di associato nell’Ufficio del Consigliere Legale del Presidente. In quella veste, come spiega la American Civil Liberties Union, Kavanaugh fu uno degli estensori del PATRIOCT ACT, il quadro legislativo poliziesco per alzare la guardia dopo gli attacchi dell’11 Settembre; fra le misure controverse, l’auto-nomina di agenti federali a sorvegliare cittadini senza l’autorizzazione di un giudice.

Ed è in un altro anfratto della democrazia Usa che Kavanaugh ebbe un ruolo: nel 2005, con ogni probabilità, fu lui a posare sulla scrivania di George W. Bush un “signing statement” sull’emendamento McCain; è il dispositivo di legge per il trattamento umano di persone custodite dal Dipartimento della Difesa. Poco più di un anno prima erano emersi gli abusi perpetrati da truppe Usa nel carcere iracheno di Abu Ghraib: i prigionieri, in un Paese in rivolta contro l’occupazione americana, venivano sottoposti a rituali inumani e degradanti: come definire altrimenti pile di uomini denudati e incappucciati? O appesi al muro sanguinolenti? O costretti a mimare atti sessuali tra di loro? Senza cure mediche adeguate, né assistenza legale? Abu Ghraib, come del resto la base di Guantànamo, era gestito dal Dipartimento della Difesa: che seguiva un modello di trattamento dei detenuti deciso nelle sfere più alte. Ma era stata la Cia, originariamente, a chiedere alla Casa Bianca pareri sulle “tecniche di interrogatorio aumentate”; da praticare su sospetti terroristi, servivano per sventare piani per un nuovo 11 Settembre. E l’Ufficio del Consigliere legale del Presidente, nell’agosto 2002, aveva teorizzato: i trattamenti crudeli, degradanti e inumani, non sono contemplati come tortura. I documenti, passati alla storia come i Torture Memo, furono recepiti da Alberto Gonzales, all’epoca Consigliere Legale del Presidente, e trasmessi dalla Casa Bianca alla Cia, e al Dipartimento della Difesa.

Il lavoro di Brett Kavanaugh presso l’Ufficio del Consigliere Legale non dovette passare inosservato, visto che nel 2003 venne promosso a Segretario dello Staff del Presidente: coordinava in entrata e uscita tutti i documenti da sottoporre a Bush: quelli da visionare, e quelli da firmare. Compreso il già citato “signing statement”: posato sulla scrivania come una piuma, e sollevato come un macigno, il peso con cui la storia giudicherà un’intera classe politica. Con quell’atto, Bush si arrogava la funzione di Comandante in Capo al di sopra del potere giudiziario e legislativo; il Presidente poteva ordinare di ignorare leggi che, secondo la sua interpretazione, limitavano la sua capacità di proteggere il Paese. In linea con le convinzioni di Kavanaugh sull’espansione del potere esecutivo, espresse nel 2009.

Quel “signing statement” manteneva intatte le linee guida indicate qualche mese prima dal nuovo Consigliere Legale, Steven Bradbury. Nel maggio 2005 Bradbury aveva redatto un nuovo Torture Memo – dopo che nel 2004 la Casa Bianca era stata costretta a ritirare quelli recepiti nel 2002: in esso si specificavano 17 tecniche ammesse per estorcere informazioni: dalla privazione del sonno al waterboarding, dal malmenare all’esposizione a drastici cambi di temperatura; pratiche indirettamente definite dall’Alta Corte di Belfast – visto che erano ispirate agli abusi su membri dell’IRA nelle prigioni britanniche  – come tortura.

A tutt’oggi, come spiega Hina Shamsi dell’American Civil Liberties Union, non è chiaro il ruolo di Kavanaugh nel “signing statement”; la Casa Bianca mantiene classificati circa 100.000 documenti a lui relativi, nelle sue funzioni all’interno dell’Amministrazione Bush. E il fatto che il suo nome non compaia su documenti ufficiali, ma solo come mittente e destinatario di email, non esclude il suo contributo ai dispositivi che “slegavano le mani” agli agenti Cia nei black site, o alle truppe nelle carceri in Afghanistan, Iraq e Guantànamo. Come ha notato Vincent Warren, del Center for Constitutional Rights, le decisioni legali erano prese in un contesto di consultazione, e il parere di Kavanaugh doveva essere apprezzato.

Bush lo ha premiato con la nomina a Giudice della Corte d’Appello del Columbia District, decisa nel 2003 ma passata in effetto nel 2006. In linea con i “premi” riservati agli architetti del programma di tortura; a Jay Bybee, estensore dei primi due Torture Memo, venne assegnata la Corte d’Appello del 9° Distretto; Alberto Gonzales venne promosso Segretario alla Giustizia. Invece John Yoo, Vice nell’Ufficio del Consigliere Legale, e autore del memo in cui si illustrava come “aggirare” la Convenzione di Ginevra, tornò a insegnare legge alla prestigiosa Università di Berkeley.

Gli Usa ripudiano la tortura. O forse no

Il 22 gennaio 2009, due giorni dopo l’insediamento alla Casa Bianca, Barack Obama firmò un ordine esecutivo: rescindeva gli Usa dalle politiche dell’era Bush-Cheney sul trattamento dei detenuti e le tecniche di interrogatorio; andavano ignorati tutti i memo dell’Ufficio del Consigliere Legale fra il 2001 e il 2009. Il Presidente Usa lo aveva dichiarato: “durante la mia Amministrazione gli Stati Uniti non torturano”.

Tre mesi dopo Obama rese pubblici i Torture Memo, pur con pesanti censure; anticipando, però, che non sarebbero stati perseguiti penalmente né gli architetti né gli esecutori del programma. All’estero, invece, si avanzavano richieste per incriminare i cosiddetti Bush-six, cioè coloro che firmarono i primi Torture Memo o ne supervisionarono l’impianto legale. E comunque il Dipartimento di Giustizia, lanciò un’indagine su John Yoo, arrivato a invocare l’esercizio della tortura, senza sofismi, oltre i confini Usa; indagine conclusasi con un rimprovero per lo scarso giudizio legale.

Il mantra di Obama era sì ripudiare la tortura, ma senza punire chi aveva degradato l’alto standard morale del Paese. Tanto che come Consigliere per la Sicurezza Interna nominò John Brennan, Vice-Direttore Cia nel post-11 Settembre, e dal 2004 al 2005 Capo del Centro Nazionale al Contro-Terrorismo, uno dei recipienti delle informazioni estorte mediante tortura.

La “sanatoria” di Obama non evitò indagini supplementari quando, nel 2009, emerse un misfatto: alla Cia avevano distrutto un centinaio di video che documentavano le torture inflitte nei black site sparsi nel mondo; a ordinarlo, era stato il Direttore del National Clandestine Service José Rodriguez, un sottoposto di Brennan; era il 2005, in pieno scandalo Abu Ghraib, e con il Congresso impegnato a ribaltare le politiche pro-tortura di Bush. La questione non era più la tortura in sé, ma la distruzione di documenti governativi.

La Senate Intelligence Committee lanciò un’indagine, che si trasformò nella sonda per scandagliare i tortuosi antri dell’era Bush-Cheney. Dopo tre anni venne prodotto un Rapporto finale di oltre 6.000 pagine, in cui si dettagliavano le azioni della Cia intraprese fra il 2001 e il 2006; si determinava come il programma di tortura fosse stato inefficace – l’opposto di come veniva descritto dai vertici della Cia; e molto più crudele di quello raffigurato a Washington. Il Rapporto fu reso pubblico, con pesanti censure, nel dicembre 2014, dopo feroci resistenze – e tentativi di sabotaggio – da parte della Cia; il cui Direttore era proprio John Brennan, nominato da Obama un anno prima.

Dei 119 detenuti esaminati dalla Commissione, in 39 vennero torturati da agenti Cia; gli altri, da apparati di polizie estere, nel quadro delle Extraordinary Rendition; in 26 risultarono estranei ai fatti di cui venivano accusati. Un detenuto morì di freddo ammanettato a una conduttura.

José Rodriguez motivò così la decisione di distruggere i video: “erano riconoscibili gli agenti Cia“.

In uno di essi venivano riprese le torture sul qaedista Abu Zubaydha, rinchiuso in un black site in Tailandia. Fu proprio dopo la sua cattura nel 2002, in Pakistan, che nell’Amministrazione Bush si iniziò a teorizzare le “tecniche di interrogatorio aumentate”.  Zubaydha fu sottoposto a waterboarding per decine di volte, privato del sonno, picchiato, letteralmente accecato a un occhio; l’informazione più rilevante, cioè la connessione con il Principe Bandar, Ambasciatore saudita a Washington all’epoca dell’11 Settembre, veniva dalla sua agenda.

Il Capo Stazione Cia del black site in cui era custodito Abu Zubaydha era Gina Haspel; la persona che il Presidente Usa Donald Trump ha nominato Direttrice della Cia lo scorso maggio. Durante l’audizione al Congresso a conferma della nomina, Haspel si è rifiutata di affermare che le “tecniche di interrogatorio aumentate” fossero immorali; le ha difese spiegando che “aiutarono a salvare migliaia di americani” – concetto sconfessato nel Rapporto della Senate Intelligence Committee; e sarebbero state fondamentali per scovare la tana di Bin Laden, ad Abbottabad – quando invece, secondo costruzioni credibili, fu un brigadiere dell’esercito pakistano a bisbigliare agli Usa dove si nascondesse il leader di Al Qaeda. La Haspel ha ripetuto che grazie a quei programmi furono ottenute informazioni vitali: di certo non si riferiva a quelle fornite da Ibn Shaykh Al-Libi, leader qaedista che sotto tortura “confessò” i legami fra Bin Laden e Saddam Hussein. Quell’informazione, rivelatasi falsa, venne brandita dall’Amministrazione Bush in sede Onu per giustificare l’attacco all’Iraq, nel marzo 2003.

Sotto la sua guida, ha spiegato Haspel, la Cia agirà rispettando i valori americani; e per quanto riguarda le tecniche di interrogatorio, seguirà le linee guida nell’Army Field Manual, riformato dall’Amministrazione Obama nel 2016: in esso, il waterboarding e le altre “tecniche di interrogatorio aumentate” sono bandite. Questo significa che se le linee guida dovessero cambiare in peggio, la “Cia è pronta a sfruttare gli strumenti legali che il Governo mette a disposizione”.

Musica per le orecchie di Donald Trump; si è sempre dichiarato entusiasta delle “tecniche di interrogatorio aumentate”, compreso il waterboarding. Pochi mesi dopo l’inaugurazione alla Casa Bianca, ha lanciato messaggi impliciti: nominando Steven Bradbury, uno degli autori dei Torture Memo, a Consigliere per il Dipartimento dei Trasporti; e scegliendo per la Corte Suprema il Giudice Neil Gorsuch, alto ufficiale del Dipartimento di Giustizia dell’Amministrazione Bush fra il 2005 e il 2006. In quella veste Gorsuch difese la Casa Bianca nella cause sulle Extraordinary Rendiotions, bloccò nuove pubblicazioni di immagini sugli abusi ad Abu Ghraib, e probabilmente contribuì alla stesura del “signing statement” sull’emendamento McCain.

La difesa degli interessi Usa è il nocciolo dell’esperienza politica di Trump: non è difficile pensare che in una situazione di minaccia, reale o percepita, in nome della sicurezza del Paese, il Presidente non esiterà a smantellare le leggi di Obama contro la tortura.

Gina Haspel non avrebbe complessi a seguire i nuovi strumenti legali; e problemi, forse, non ne avrebbe nemmeno Christopher Wray, attuale Direttore dell’FBI. Nominato da Trump nel maggio 2017, Wray era stato un ufficiale di alto livello nel Dipartimento di Giustizia di Bush; dai documenti disponibili, risulta coinvolto nel dibattito interno sulla legalità del programma di tortura, e di come gestire le conseguenze degli abusi sui detenuti.

Gina Haspel e Christopher Wray, come è stato fatto notare, non sono scelte casuali: Trump sta riportando ai vertici delle istituzioni Usa la cultura che, durante l’Amministrazione Bush, disseminò Abu Ghraib e le extraordinary rendition, Guantànamo e le pratiche assimilabili a tortura. Con una differenza sostanziale: l’Amministrazione Bush reagì a uno stato emergenziale dettato dagli attacchi dell’11 settembre; con linee guide espresse pochi giorni dopo dal suo Vice Dick Cheney in un’intervista alla NBC:

“Dobbiamo lavorare nel lato oscuro. Passeremo il tempo nelle ombre del mondo dell’Intelligence. […] E’ necessario avere a libro paga personaggi molto loschi; per ottenere le informazioni bisogna condurre un lavoro cattivo, sporco, pericoloso; sono convinto che possiamo farlo, e con risultati; ma dobbiamo essere sicuri che le nostre Agenzie di Intelligence non abbiano le mani legate.”

Quelle mani, Trump, vorrebbe averle slegate, indipendente dalle emergenze; e vuole raggiungere questo obiettivo appropriandosi dell’eredità più recondita dell’Amministrazione Bush-Cheney: al primo posto c’è la sicurezza della nazione americana protetta da un potere esecutivo forte; i diritti umani, e la legalità internazionale, possono, e devono, essere trascurati. Brett Kavanaugh è l’incarnazione di questa filosofia; è l’esemplare di una classe di servitori dello Stato che Obama aveva perdonato; e perfino sdoganato, con la nomina di Brennan in ruoli chiave dell’Amministrazione. Gente che, grazie a Trump, ha riconquistato i centri nevralgici del potere oltre ogni aspettativa.

Era l’uomo per eccellenza dei Bush; oggi Brett Kavanaugh, alla Corte Suprema, è il cavallo di razza di un Partito Repubblicano sempre più ai piedi di Donald Trump.

di Cristiano Arienti

In copertina: Repetition is the Truth – Opera di Rachel Howard, ispirata ad Alì Al-Qaisi, identificato come l’uomo incappucciato, diventato suo malgrado famigerata icona di Abu Ghraib

Fonti e Link utili

Brett Kavanaugh & George W. Bush: What are the Ties?

https://www.miamiherald.com/news/nation-world/world/americas/guantanamo/article154889184.html

https://theintercept.com/2018/10/09/brett-kavanaugh-supreme-court-bush-administration/

https://www.aclu.org/blog/national-security/christopher-wray-has-troubling-record-civil-liberties

https://www.lawfareblog.com/trump-and-law-torture

https://www.theguardian.com/us-news/live/2018/may/09/gina-haspel-confirmation-hearing-donald-trump-live-updates

https://www.wikizero.pro/index.php?q=aHR0cHM6Ly9lbi53aWtpcGVkaWEub3JnL3dpa2kvRW5oYW5jZWRfaW50ZXJyb2dhdGlvbl90ZWNobmlxdWVz

https://www.mcclatchydc.com/news/nation-world/national/national-security/article215486270.html

https://www.washingtonexaminer.com/trump-open-to-enhanced-interrogation-techniques

https://www.democracynow.org/2018/9/6/the_kavanaugh_cover_up_role_in

https://www.lawfareblog.com/why-support-gina-haspel-despite-big-reservation

https://www.newsweek.com/obama-team-divided-over-release-torture-memos-77491

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