JFK: Bob Dylan canta dell’assassinio più turpe

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Una ballata di 17 minuti con tema l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, e il colpo di Stato consumatosi a Dallas il 22-11-1963; pubblicata lo scorso marzo, con gli Stati Uniti svegliatisi in piena pandemia Covid19, e con un Presidente in stato di negazione: Murder Most Foul di Bob Dylan diventa all’istante il poema inter-generazionale di una Nazione, il cui destino fu deviato con “l’assassinio più turpe”. Da quel momento ha avuto inizio un “inesorabile decadimento”; culminato con l’abdicazione di Donald Trump nel proteggere i cittadini dal contagio.

Forse proprio la gravità dell’emergenza sanitaria ha convinto il Premio Nobel per la Letteratura a far uscire, con gli americani asserragliati in casa, un’opera così coraggiosa sull’assassinio di Kennedy; che è stata accolta, nel migliore dei casi, con diffidente curiosità. Invece rappresenta un appello finale a guardare in faccia la realtà, a non nascondersi dietro a rassicuranti bugie, o cullarsi in un passato di mistificazione; in gioco, con le crisi a catena causate dal Covid19, e le incombenti elezioni, c’è la tenuta del Paese; e con essa, il destino di ogni americano.

D’altronde il 78enne Bob Dylan, uno dei grandi artisti contemporanei, possiede la statura per ergersi al di sopra dell’ipocrisia intorno ai fatti di Dallas. Nei 17 minuti di Murder Most Foul, si misura con oltre un secolo di storia americana: dalla Guerra Civile alla Grande Depressione, dal Segregazionismo alla guerra nel Vietnam, fino ai terribili giorni odierni; l’omicidio di JFK diventa il buco nero attorno a cui ruota tutto l’universo a stelle e strisce.

“In che modo le mie canzoni possono legarsi alla letteratura?”, si chiedeva Bob Dylan, nel discorso di accettazione del Nobel 2016. La risposta va alla radice di ogni istinto compositivo, alla sorgente dell’ispirazione: “Quando presi in mano la chitarra e iniziai a cantare, volevo solo raccontare storie; così come Omero era spinto dall’impulso di narrare le imprese degli eroi Greci, o le avventure di Ulisse. Quando agli esordi scrivevo i pezzi, non pensavo a quante persone potessero apprezzarli, ma solo a esprimere quello che mi sembrava importante; così come Shakespeare non badava al successo, ma a mettere in scena il suo teatro.”

Bob Dylan

Con simili modelli artistici, tre anni fa Dylan ammetteva che le sue canzoni possono suonare come veri poemi; sulla scia dei grandi poeti americani: da Walt Whitman a Edgar Lee Masters, da Robert Frost ad Allen Ginsberg. Senza mai dimenticare la tradizione folcloristica, ha raffigurato l’evoluzione di una Nazione: il pacifismo e la spiritualità, il sogno americano e l’incubo della povertà, i torti e le lotte per i diritti civili; ha messo in rima, attraverso storie intime e universali, l’umanità molteplice: l’amore e la disillusione, la saggezza e la follia, il rimpianto e il desiderio di una vita felice.

Con Murder Most Foul, però, Dylan esce dal suo terreno, la musica; fa un passo nel territorio della letteratura. Consapevole dell’impresa, invoca la musa dei cantori antichi. Chiede aiuto a Shakespeare, prendendo in prestito un suo celebre verso per il titolo della ballata; che in realtà è una recita, accompagnata da uno sfondo musicale essenziale: è il raccontare stesso il vero strumento della canzone; la si ascolta come negli accampamenti nella California degli anni ’30, descritti in Furore di Steinbeck: quando i migranti e i raccoglitori di frutta, attorno al fuoco basso, nella serata stellata, ascoltavano con partecipazione chi aveva il “dono” della parola.

Con l’Assassinio più turpe Bob Dylan lascia ai posteri la vera chiave di lettura per interpretare quest’ultimo mezzo secolo di storia degli Stati Uniti.

Per dare senso pieno a questa affermazione, di seguito si tenta un’esegesi di Murder Most Foul.

Murder Most Foul

Il titolo della canzone, “l’Assassinio Più Turpe“, ricalca un verso dell’Amleto, tragedia del 1602, fra le più cupe di William Shakespeare – la traduzione qui scelta è nella versione dell’anglista Agostino Lombardo. La frase si trova nel I Atto, scena V: lo spettro del defunto Re Amleto di Danimarca è apparso al figlio Amleto, chiedendo di essere vendicato; e gli confida: non sono morto per cause naturali, ma sono stato ucciso a tradimento da mio fratello, il cui fine è impossessarsi del trono.

Nella tragedia, il “colpo di Stato” segnerà uno spartiacque in Danimarca, tra un’era di virtù, giustizia e pace, e un tempo di inganni, crudeltà e morte; che porteranno alla distruzione del Regno stesso.


1.


‘Twas a dark day in Dallas – November ‘63
The day that will live on in infamy

Il tono cupo si respira sin dall’inizio della canzone, con quel “giorno oscuro”; per altro a Dallas, al momento dell’assassinio, il cielo era soleggiato.

La narrativa di Dylan sulla fine di JFK si discosta subito da quella “ufficiale”: non si parla semplicemente di una morte – come fa ad esempio Lou Reed in “The Day John Kennedy died“; Dylan si concentra sull’atto, e come deve essere ricordato. L’assassinio compiuto quel giorno “vivrà nell’infamia”; una citazione dal discorso del Presidente Franklin D. Roosevelt dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor, che segnò l’entrata degli Usa nella II Guerra Mondiale.

Si delinea quindi una cornice morale che non si applica per un uomo solo, il presunto colpevole Lee Harvey Oswald; ma investe un’epoca intera, e possibilmente una Nazione. Il 22-11-1963 si consumò un atto brutale, scioccante: una dichiarazione di guerra agli Americani.


President Kennedy was riding high
A good day to be living and a good day to die

“Il Presidente Kennedy stava viaggiando in macchina alto”, una frase che descrive la sua posizione di bersaglio nella limousine; ed è anche una raffigurazione della sua traiettoria politica. Nell’autunno del 1963 la sua Amministrazione stava raccogliendo i risultati di un’agenda ambiziosa e riformista in vari settori: dall’economia al fisco, dai diritti civili all’ambiente. JFK, personalmente, era all’apice del successo, sia in patria che all’estero.

“Un buon giorno per essere vivi”, quindi, ma anche “un buon giorno per morire”; frase pronunciata spesso dai capi dei nativi americani prima delle grandi battaglie. La “lotta” era l’essenza dell’Amministrazione Kennedy: la “battaglia” per portare benessere, pace e progresso a tutti gli americani. Obiettivi che rompevano i piani di quelle forze che avevano altre priorità: come ad esempio difendere un sistema capitalistico puro a scapito delle fasce più deboli; o espandere la guerra ideologica contro l’Unione Sovietica. Mentre JFK mirava, ad esempio, a collaborare con Mosca per viaggi spaziali, i suoi antagonisti complottavano per abbattere o condizionare governi un po’ ovunque.

Il Presidente guidava quella battaglia su più fronti, ed era consapevole di quanto fosse contrastato; ecco un passaggio di un discorso pronunciato l’8 febbraio 1963: “un uomo può anche morire, intere nazioni possono sorgere e cadere, ma le idee continuano a vivere”.

Being led to the slaughter like a sacrificial lamb

La presidenza di JFK, prima che lui fosse “portato al macello”, stava agendo come un nuovo enlightenment sulla società: un illuminismo che conciliasse le libertà individuali con il senso di comunità alternativo al semplice patriottismo. Una proiezione globale, più che nazionale, sintetizzata con il celebre ich bin ein berliner – io sono un berlinese. Di sicuro gli americani, scegliendo Kennedy, avevano espresso la volontà di rompere con il militarismo post-II Guerra Mondiale – era succeduto a Dwight Eisenhower, Generale che sconfisse Hitler sul fronte occidentale. Nell’arco di tre anni Kennedy evitò più di un conflitto; in particolare, nel 1962, una guerra atomica con l’Unione Sovietica, a causa della Crisi dei missili a Cuba. Nell’autunno 1963 Kennedy esitava, pur pressato, a trascinare il Paese in quello che sarebbe diventato il pantano Vietnam. Avvallò il colpo di Stato di Saigon, organizzato dalla Cia, sebbene non avesse previsto l’eliminazione fisica dell’autocrate Ngo Dim Diem e del fratello; quell’assassinio fu l’apripista dei fatti di Dallas, che avrebbero spianato la via per l’invasione Usa in Indocina.

Kennedy tentava di promuovere il pacifismo e il multilateralismo, e lavorava a una maggior giustizia sociale: l’America si affacciava al consumismo di massa, ma l’indigenza era diffusa: il Presidente Usa non voleva lasciare indietro nessuno. Nel 1960, durante il discorso di accettazione della nomination, parlò di una Nuova Frontiera: se attraverso il progresso mirava perfino alla conquista dello spazio, il Paese doveva vincere la battaglia contro la povertà e il surplus – ovvero l’accumulo osceno di capitale. Mirava a un orizzonte dove si sarebbero eliminate la discriminazione di genere – garantendo stipendi più alti per le donne; l’ignoranza – incrementando la scolarizzazione – e il pregiudizio razziale. Il segregazionismo era ancora vigente in alcuni degli Stati che 100 anni prima avevano tentato la secessione in nome di un sistema economico-sociale retto sulla schiavitù. L’apertura sui diritti civili per gli afro-americani era una questione annosa, ma osteggiata da più parti: dalla maggioranza del Partito Repubblicano; e da una minoranza del Partito Democratico, concentrata negli Stati del sud. Per Kennedy la questione diventò improrogabile: nel giugno 1963 presentò il Civil Liberty Act, molto contestato al Congresso; con il Vice-Presidente Lyndon B. Johnson, un texano, che ammoniva: “potremmo perdere gli Stati del sud alle prossime elezioni”.

Quei sogni erano condivisi dallo stesso Dylan, che nel 1963, prima dei fatti di Dallas, scrisse il 2° e il 3° album, pietre miliari per temi sociali e politici: The Freewhelin Bob Dylan e soprattutto The Times they are a-changing: i tempi stanno cambiando. In essi Dylan annunciava la rivoluzione, nella forma della “nave arrembante” di When The Ship comes In: profetizzava di “catene gettate in fondo all’oceano”, e di “giorni contati per i nemici”; una visione spazzata via con l’assassinio del Presidente: i “nemici” non accettavano la sconfitta, non nella misura inflitta dall’Amministrazione Kennedy.

Nel poema dylaniano, l’immagine dell'”agnello sacrificale portato al macello” sintetizza perfettamente le parole di Lyndon Johnson al suo primo discorso da Presidente:

“Nessuna eulogia o memoriale potrà onorare il Presidente Kennedy, quanto il veloce passaggio al Congresso dei Diritti Civili”.

La legge, dopo un iter tormentato, fu firmata nel luglio 1964; il sacrificio di JFK non era stato vano.

Say wait a minute boys, do you know who I am?
Of course we do, we know who you are

Dylan consegna la parola proprio a JFK, e nel pieno delle sue funzioni: da Presidente degli Stati Uniti; il quale guarda in faccia, sentendosi protetto dal ruolo rivestito, le persone che lo uccideranno. “Boys, do you know“, infatti, implica senza giri di parole che a Dallas ci fossero più persone, quel 22 novembre, ad attendere Kennedy “nell’oscurità”, pronti per l’atto “infame”.

In Texas, nell’autunno 1963, l’ostilità contro JFK era molto forte, perché da Stato “Democratico” si sentiva tradito. Da tempo era in mano al Vice-Presidente Lyndon B. Johnson, ex leader della maggioranza al Senato, ma uscito sconfitto alle Primarie democratiche. Proprio per le politiche progressiste di Kennedy, il Texas stava passando ai Repubblicani; un cambio avvenuto sotto la guida di George H. W. Bush, erede di due potenti famiglie, i Bush e i Walker. A Houston il futuro Direttore della Cia e futuro Presidente Usa costruirà il suo feudo per l’ascesa al potere – il rapporto fra Bush i repubblicani estremisti era contrastato, ma lui stesso si convincerà ad appoggiare i diritti civili per gli afro-americani solo nel 1968.

Dallas in realtà aveva bruciato le tappe, avendo votato repubblicano già nelle presidenziali del 1960: in città era molto ramificata la Birch Society, un gruppo reazionario anti-comunista finanziato da ricchi petrolieri texani. A ottobre del 1963 Adlai Stevenson, Ambasciatore Usa alle Nazioni Unite e fedelissimo di Kennedy, venne aggredito da dei fanatici. L’episodio portò alcuni consiglieri di Kennedy a chiedersi se non fosse il caso di rinunciare alla visita; la città era inondata di ciclostilati che segnalavano il Presidente come “ricercato per tradimento”.

Il servizio di sicurezza di Kennedy a Dallas, tra l’altro, passava per l’ufficio del sindaco Earl Cabell; era il fratello di Charles Cabell, ex Vice-Direttore della Cia, l’Agenzia che negli ultimi quindici anni aveva di fatto condotto una politica estera parallela per espandere gli interessi delle multinazionali americane. Storico Direttore di quella Cia era Allen Dulles. Insieme al fratello John, Segretario di Stato, e al Vice-Presidente Richard Nixon (sconfitto da Kennedy alle elezioni del 1960), Dulles governava una specie di gabinetto ombra dell’Amministrazione Eisenhower. Kennedy, una volta entrato alla Casa Bianca, non accettò mai il dualismo con Dulles, licenziando lui e Cabell dopo il fiasco della Baia dei Porci – evento cruciale per la storia americana. Nel 1961 la Cia lanciò l’invasione di Cuba, guidando un’armata di anti-castristi addestrati sul suolo americano. Kennedy, dopo aver approvato l’operazione, negò la copertura aerea richiesta in emergenza da Dulles e Cabell – consegnando 1.500 uomini nelle mani di Castro. Kennedy non fu mai perdonato né dagli anti-castristi, né dalla Cia, che ormai vedeva nel Presidente un nemico.

Il “certo che sappiamo chi sei” determina la consapevolezza di ciò che i “boys” stavano facendo; l’uccisione del Presidente non era solo una vendetta, ma un colpo di Stato.


Then they blew off his head when he was still in the car

Di nuovo il plurale “they” per archiviare la teoria di Lee Harvey Oswald come unico assassino; e tramandare un fatto che negli Stati Uniti del 2020 non è ancora verità: a Dallas ci furono dei mandanti e degli esecutori che “fecero scoppiare la testa a Kennedy mentre era ancora nell’auto”.

Shot down like a dog in broad daylight

Dylan, con un verso di rara potenza, si sofferma sull’efferatezza e sull’audacia dell’atto: Kennedy fu “ammazzato come un cane alla luce del sole”.

‘Twas a matter of timing and the timing was right

Dylan sottolinea sia la sincronia dell’agguato, un’imboscata con fuoco incrociato, sia il periodo in cui il Presidente fu ammazzato: stava lanciando la campagna per la rielezione. Per i suoi nemici un secondo mandato Kennedy era impensabile; soprattutto con la prospettiva di una dinastia: Robert F. Kennedy, da Segretario alla Giustizia, stava emergendo come figura di primo piano dell’Amministrazione – nel 1968 RFK sarebbe stato ucciso il giorno in cui vinse la nomination democratica per la Casa Bianca.

You got unpaid debts and we’ve come to collect

In questo verso Dylan utilizza un gergo mafioso, dando di nuovo voce a mandanti ed esecutori dell’omicidio: oltre allo “sgarro” contro la Cia di Dulles, i Kennedy avevano contratto altri “debiti non saldati, e qualcuno è venuto a riscuoterli”.

Alcune inchieste giornalistiche legano la risicata conquista dell’Ohio da parte di Kennedy, nel 1960, a Sam Giancana, boss di Chicago; il quale poi avrebbe chiesto, per vie indirette, trattamenti di favore. In realtà Bob Kennedy, da Segretario alla Giustizia, divenne un accanito persecutore del crimine organizzato. Questo si aggiungeva al “regalo” di L’Havana, capitale della mafia, ai comunisti. Un motivo in più per cui Kennedy meritava un’esecuzione in grande stile.


We’re gon’ kill you with hatred and without any respect

“Ti ammazzeremo con disprezzo, e senza nessun rispetto”.

Il fiasco alla Baia dei Porci aveva colpito un vasto intreccio di interessi: dagli anti-comunisti alle multinazionali Usa, dalla Cia agli anti-castristi fino alla mafia. Al termine del 1962, con l’embargo sull’isola, Kennedy aveva definitivamente rinunciato a rovesciare Castro: Cuba rischiava di diventare il nuovo manuale di politica estera degli Usa. Questo aveva messo in moto un gruppo di persone – come spiegato dal veterano della Cia John Bob Stockwell – con le connessioni politiche e la capacità operativa di portare a termine un’imboscata di stampo militare così complessa.

La connessione Cia-Mafia, lungi dall’essere un’invenzione complottista, era stata rinvigorita con l’ascesa del castrismo. Bill Harvey era uno degli ufficiali più importanti per le operazioni segrete della Cia – fondò Gladio in Italia, per esempio; nel 1961 aveva ingaggiato i boss John Rosselli e Sam Giancana per eliminare Fidel Castro: vennero inquadrati in ZR-Rifle, programma di assassinii della Cia, diretto da Harvey stesso. Il progetto fu osteggiato dai Kennedy: pretesero la testa dell’ufficiale della Cia, “spedito” a Roma. Bill Harvey, secondo la testimonianza del decano della Cia in Italia Mark Wyatt, sarebbe “tornato” in visita negli Usa, e proprio a Dallas, agli inizi del novembre 1963.


We’ll mock you and shock you, we’ll grin in your face
We’ve already got someone here to take your place

“Ci prenderemo gioco di te, ti daremo una scossa, ti sghignazzeremo in faccia”; in questo verso c’è l’idea di un assedio nei confronti di John Kennedy, circondato da uomini che lo disprezzavano; e che lo derideranno nella morte con mezzo secolo di menzogne. La distanza era prima di tutto umana, fermo restando la natura politica del colpo di Stato.

Nel verso successivo Dylan introduce uno dei personaggi chiave: il Vice-Presidente Johnson: “Abbiamo già qualcuno che prenderà il tuo posto”, fa dire agli assassini di Kennedy.

Lyndon B. Johnson nel 1960 aveva visto le sue aspirazioni presidenziali schiantarsi contro il carisma di JFK; da Vice – scelto per imbonire i democratici del sud – era stato messo da parte presto. Dopo l’imboscata di Dallas, Johnson entrò alla Casa Bianca senza farsi troppe questioni morali: convinse il Presidente della Corte Suprema Christopher Warren a mettere il nome su un’indagine in cui Oswald, ormai morto, sarebbe stato dichiarato l’unico colpevole: “per evitare un conflitto atomico con l’Unione Sovietica, probabile mandante dell’agguato”, come ebbe a confidargli per telefono.

Johnson si era già assicurato la presenza in Commissione di Allen Dulles, l’uomo forte di Washington fatto fuori da Kennedy.

Nel primo verso in esame, poi, c’è la parola “mock“, un possibile richiamo a “Mocking Bird“, l’operazione per infiltrare agenti della Cia nella stampa; la mistificazione dei fatti di Dallas fu possibile anche per l’adesione dei media, nel giro di poche ore, alla teoria dell’unico assassino.


The day that they blew out the brains of the king
Thousands were watching, no one saw a thing
It happened so quickly – so quick by surprise
Right there in front of everyone’s eyes

Per rappresentare l’omicidio di Kennedy, Dylan ricorre alla parola “Re”, riferimento al Re Amleto assassinato a tradimento; e usa di nuovo il plurale: “loro gli fecero saltare le cervella”.

Nei versi successivi si parla di “migliaia di persone che stavano osservando, ma nessuno vide nulla”; un’allusione all’imponente servizio di sicurezza che non solo non impedì l’assassinio, ma si lasciò sfuggire i colpevoli.

“Successe così rapidamente, così rapido e di sorpresa / proprio davanti agli occhi di tutti”.


Greatest magic trick ever under the sun
Perfectly executed, skillfully done

“Il più grande gioco di prestigio alla luce del sole / perfettamente eseguito [ma executed significa anche “giustiziato”] magistralmente fatto”. In questi versi Dylan divide la propaganda ufficiale, che indica un pazzo solitario come il solo colpevole, dalla realtà dei fatti: un colpo di Stato attraverso un’operazione eseguita da professionisti. Il tutto, sotto gli occhi di centinaia di persone, in pieno giorno.


Wolfman, oh wolfman, oh wolfman, howl
Rub a dub dub – it’s murder most foul

A chiusura della prima parte del poema, Dylan invoca un “Wolfman – uomo lupo”, ripetuto in modo da creare il suono onomatopeico di un abbaiare animale. Wolfman potrebbe simboleggiare i mandanti dell’omicidio di JFK. In questo caso, non può essere tralasciata la coincidenza che il nome in codice dell’ex Presidente George H. W. Bush era “Timberwolf – lupo grigio.

Nel primo pomeriggio del 22-11-1963 George Bush si costruì una specie di alibi: telefonando all’FBI per denunciare un innocente come sospetto per la morte di Kennedy. Cinque giorni dopo l’imboscata di Dallas, George Bush della Cia fu chiamato in causa in un memo del Direttore FBI J. Edgar Hoover: quel Bush doveva prodigarsi con gli anti-castristi perché non lanciassero operazioni contro Cuba. Uno dei leader era Orlando Bosch, autore di un pamphlet in cui definiva Kennedy un traditore della causa cubana. Bosch, da sempre sospettato di aver partecipato all’assassinio di JFK, fu un operativo di punta della Cia di Bush; e rimase sotto la sua ala protettiva fino alla morte.

Nel 1975 la Commissione Church aveva scoperto alcuni dei programmi segreti della Cia, come ZR-Rifle e Mocking Bird. E’ l’anno in cui gli americani videro per la prima volta lo Zapruder Film, che aveva immortalato gli istanti dell’assassinio: si instillò il dubbio osceno che Kennedy fosse morto in un’imboscata. A seguito di quegli eventi, il Congresso decise di istituire la HSCA, Commissione sugli assassinii di JFK e Martin Luther King: doveva indagare anche su cosa davvero la Cia sapesse riguardo ai fatti di Dallas. Proprio nel periodo più delicato nella ventennale storia dell’Agenzia, Bush fu designato Direttore, con incarico a partire dal gennaio 1976. Vi rimase solo per 357 giorni; eppure è così riverita la sua figura nella Cia, che il Quartier Generale di Langley è intitolato proprio a George H. W. Bush.

“Oh Wolfman”, continua Dylan, “intona gemendo / un rub a dub dub” – cioè una filastrocca per bambini. Howl potrebbe essere anche un richiamo al poema di Allen Ginsberg, del 1955: si canta di una generazione di sognatori che preferì autodistruggersi, piuttosto che conformarsi a una società in adorazione del “moloch” capitalista.

Sotto la superficie così dolce ed evocativa, però, c’è un significato più brutale, una cacofonia più crudele; soprattutto se si tiene conto che il verso precedente parla di una esecuzione: il suono “rub a dub dub” echeggia il “rat-a-tat-tat“, gli spari di un fucile automatico; ecco che howl va anche preso, quindi, nel suo significato primario: l’ululato.

Oh uomo-lupo, uomo-lupo, oh uomo-lupo, latra un rat-a-tat-tat – è l’Assassinio Più Turpe.


2.


Hush li’l children, you’ll soon understand

Bob Dylan inizia la seconda parte del poema riprendendo un verso di Summertime, celebre nella versione di Louis Armstrong ed Ella Fitzgerald: Hush little baby diventa plurale, “State buoni piccoli bambini, presto capirete”. Le fasce più giovani, innamorate di Kennedy, dovranno farsi una ragione per la morte violenta del Presidente idealista; e abituarsi all’Amministrazione Johnson, un rappresentante di quel Texas dove Kennedy era appena stato ammazzato.

La musica pop-rock sarà la distrazione per superare lo shock; al tempo stesso, diventerà anche un mezzo per raccontare la società, per denunciarne i mali.


The Beatles are coming they’re gonna hold your hand
Slide down the bannister, go get your coat
Ferry ‘cross the Mersey and go for the throat

I Beatles esordiscono negli Usa tre mesi dopo l’assassinio di Kennedy; secondo i commentatori dell’epoca, la beatles-mania colma il vuoto lasciato da JFK con musiche elettrizzanti e testi leggeri.

Ad esempio la canzone citata da Dylan, I want to hold your hand: pubblicata alla fine del 1963, ha in sé la carica erotica che attraverserà tutti gli anni ’60, culminati con la liberazione sessuale. Tuttavia i Beatles sono autori anche di opere più complesse, “politicizzate”, sebbene ammorbidite dalla musica pop-rock. Fra gli album che più di altri raccontano la ribellione giovanile c’è Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band del 1967, con il capolavoro A Day in The Life; nel brano si parla, nell’ordine: 1) del suicidio di un politico ritrovato cadavere in un’auto, nel disinteresse generale (He blew his mind out in a car […] nobody was really sure if he was from the House of Lords); 2) dello stato di allerta perenne in piena Guerra Fredda (The English Army has just won the war); 3) della vacuità della cultura di Stato (now they know how many holes it takes to fill the Albert Hall). E’ descritta una frattura tra la classe dirigente e il mondo giovanile: la prima è autoreferenziale, militarista e pomposa; la seconda è protagonista di fughe in avanti, anche attraverso l’uso della droga: vie per poter costruire nuovi mondi; o per autodistruggersi – come cantava Ginsberg – piuttosto che conformarsi.

Ma non basta: qui Dylan trasfigura un verso di A Day in The Life per introdurre un personaggio nell’indagine sull’omicidio Kennedy: “Found my way downstairs […] found my coat and grabbed my hat – ho trovato la via giù per le scale, ho trovato il cappotto e ho afferrato il cappello” diventa “Slide down the BANNISTER, go get your coat” (scivola giù dal corrimano, vai a prendere il cappotto); il riferimento è a Guy Banister, ex agente FBI di New Orleans, anti-castrista e pedina logistica dell’Invasione alla Baia dei Porci. Poi c’è FERRY, il vaporetto che a Liverpool – città dei Beatles – attraversa l’insenatura del Mersey: un riferimento a David Ferrie, pilota che volò su Cuba in varie missioni anti-castriste; e fu addestratore di un giovane Lee Harvey Oswald, nella Civil Air Patrol. Nell’estate 1963 Ferrie e Banister frequentavano Oswald, in visita a New Orleans. In città l’ex marine faceva proselitismo marxista attraverso il Fair Play For Cuba (ma in solitudine, e senza legami con altri circoli del Paese), e si scontrava pubblicamente con il DRE (Direttorio degli Studenti Rivoluzionari anti-castristi), fino a farsi arrestare. Con ogni probabilità il DRE e la coppia Ferrie-Banister erano gestiti da George Joannides, ufficiale della Cia che quindici anni dopo, richiamato dalla pensione, gestirà il flusso di documenti fra la Cia e la HSCA (Commissione sugli assassinii di JFK e Martin Luther King); una connessione fra Joannides e Oswald ricostruita solo recentemente. Quell’attivismo pro-Castro è pubblicizzato dal DRE poche ore dopo gli spari in Dealey Plaza, rendendo Oswald il capro espiatorio perfetto.

Eppure i primi referti medici – ad esempio quello del dottor Malcom Perry del Parkland Hospital – stabilivano un foro d’entrata alla gola – “go for the throat“. Una ferita, quindi, incompatibile con la teoria del cecchino solitario alle spalle di Kennedy.

There’s three bums comin’ all dressed in rags
Pick up the pieces and lower the flags

Il primo verso si riferisce alle iconiche fotografie scattate poco dopo l’omicidio di Kennedy: tre “vagabondi” sorpresi vicino alla massicciata sopra Elm Street, scortati da due agenti di polizia verso il commissariato; di loro non si farà mai cenno nelle varie commissioni sui fatti di Dallas. Le identità emergeranno decenni dopo: per alcuni si tratta del falsario Chauncey Holt, spesso usato dalla Cia; del sicario Charles Harrelson; e dell’ex Ufficiale dell’Intelligence della Marina Charles Rogers. Sia Holt che Harrelson ammetteranno, con modalità diverse, di aver partecipato ai fatti di Dallas; Rogers scomparve nel nulla nel 1965 dopo il massacro dei sui genitori. Nel 1992, l’anno dopo la confessione di Holt a un giornalista, la polizia di Dallas “svelò” la vera identità dei tre vagabondi: Gus Abrams, Harold Doyle e John Gedney.

Non ci sono ricostruzioni solide rispetto al ruolo, se mai ne avessero avuto uno, dei tre “vagabondi”. Quel che è certo, è che pezzi di cranio di Kennedy furono raccolti in una zona del selciato di Elm street (pick up the pieces), confermando la teoria di uno sparo frontale.

Il Presidente è morto: non resta che “ammainare le bandiere a mezz’asta” (lower the flags): Dylan non illustra solo il lutto nazionale, ma la rinuncia alla lotta politica nell’alveo istituzionale; questo avverrà soprattutto con l’assassinio di Robert Kennedy, nel 1968: un’altra “bandiera ammainata”.


I’m going to Woodstock, it’s the Aquarian Age
Then I’ll go over to Altamont and sit near the stage
Put your head out the window, let the good times roll

In questi versi Dylan racconta l’evoluzione del movimento giovanile, alle prese con omicidi politici, ingiustizie sociali di vario tipo, e una leva militare che spediva ventenni a morire, o ad ammazzare, nella giungla indocinese. Verso la fine del decennio si consolidò un rifiuto totale della realtà; si costruivano “utopie” basate sull’amore, la pace e la fratellanza. Fu Woodstock, nell’agosto 1969, l’evento catalizzatore di quell’energia: 500.000 giovani, accorsi per ascoltare Joan Baez, i Grateful Dead e Jimi Hendricks, miravano a un’elevazione spirituale; l’alternativa a una società invasa dalla violenza istituzionalizzata.

Tuttavia pochi mesi dopo c’è il concerto di Altamont, la Woodstock californiana, segnato da violenze e perfino un omicidio. Le rivendicazioni di una generazione si infransero nella morte del 18enne Meredith Hunter; il quale si era avvicinato al palco dei Rolling Stones estraendo una pistola, ma venne accoltellato a morte da un Hell’s Angel. Se a Woodstock un nuovo mondo sembra possibile – come cantato in Aquarius, colonna sonora del musical Hair – ad Altamont l’utopia finisce in tragedia.

Il riferimento al palco (stage) si collega, a livello immaginifico, all’anfiteatro di Elm Street, dove il commerciante Abraham Zapruder riprese l’assassinio del Presidente Kennedy. Quindi, invita la voce narrante, “lasciate che scorrano i momenti belli (Let the good times roll)” – dall’omonima canzone di B.B. King. Alternativamente, il verso si può leggere: “lascia che vengano ripresi gli ultimi istanti di vita di Kennedy”. Quella giornata sembrava felice a Dallas, con la gente festante assiepata lungo le strade; che scorrano quei momenti, perché “quando si muore, è tutto finito”, come recita B.B. King nella canzone.

There’s a party going on behind the grassy knoll
Stack up the bricks and pour the cement

Dietro alla Grassy Knoll c’è un party” – una festa; ma party significa anche “parte politica”: chi sparò da dietro alla collinetta – certificato dalla HSCA – era una fazione antagonista di Kennedy.

Intorno a quel “party” venne costruito “un muro” (stuck up the bricks and pour the cement): un muro di omertà che ancora oggi, a distanza di 57 anni, protegge i mandanti e gli esecutori dell’assassinio.


Don’t say Dallas don’t love you, Mr. President

Il sentimento di odio verso JFK era così diffuso e noto, che Nellie Connally, moglie del Governatore del Texas John Connally, provò a stemperarlo rivolgendosi così al Presidente, poco prima dell’agguato: “Non dica che Dallas non la ama”.

Pochi istanti dopo John Connally, con il fuoco incrociato che si abbatté sulla limousine, urlò: “Mio Dio, ci uccideranno tutti”. I Connally sostennero che Kennedy fu colpito da pallottole distinte rispetto a quella che trapassò la spalla del Governatore, gli frantumò un polso, e si conficcò nella coscia. I frammenti di quella pallottola furono raccolti in sala operatoria; ebbero una catena di consegna diversa rispetto alla pallottola indicata dalla Commissione Warren come causa delle ferite di Kennedy e Connally: la famosa CE-399 (Court Evidence 399), anche conosciuta come “magic bullet“, rimase pressoché intatta dopo aver trapassato due corpi.


Put your foot in the tank and step on the gas
Try to make it to the triple underpass

Quando Dylan recita “dai gas al motore, schiaccia sull’acceleratore”, riprende alcuni versi di “You cant’ catch me – non puoi prendermi”, canzone di Chuck Berry; ma allude al fatto che la limousine, guidata dall’agente dei Servizi Segreti Bill Greer, si era praticamente arrestata in Elm street. Mentre la pioggia di colpi si abbatteva sulla macchina, Roy Kellerman, l’agente sul lato passeggeri, si voltò osservando il Presidente Usa: solo quando la testa di Kennedy esplose, Greer schiacciò il piede sull’acceleratore, scattando verso il triplo sottopasso.

Black face singer – white face clown
Better not show your faces after the sun goes down

Dylan, con blackface (il caucasico che si dipinge il volto di nero per cantare il blues afro-americano) e whiteface (truccarsi di bianco in sketch comici) descrive per metafore le ore successive all’assassinio di JFK: fu messo in atto un depistaggio in cui non si distinguevano il bianco dal nero; tra chi cercava i colpevoli, e chi tentava di occultare il colpo di Stato. Furono i momenti decisivi per convincere un Paese che il Presidente fosse stato ammazzato da un pazzo; già all’indomani (after the sun goes down), nessuno osava contraddire che Oswald fosse l’assassino; chi aveva dubbi, se li tenne dietro alla maschera dell’omologazione (better not to show your faces).


I’m in the red-light district like a cop on the beat
Living in a nightmare on Elm Street

Dylan propone l’immagine di un agente di polizia a caccia del colpevole mentre attraversa Deep Ellum, quartiere di Elm Street, la via dove si è consumato l’assassinio. Un tempo era il distretto “a luci rosse”; ma è anche un richiamo al “rosso” Oswald. L’ex marine “scappò” nel 1959 in Unione Sovietica dichiarandosi comunista; tornato nel 1962, gli sarà ancora permesso di “propagandare” il marxismo – ma era sotto stretta sorveglianza sin dal rimpatrio. Quel “passato” di Oswald fu funzionale per la versione ufficiosa, diffusa solo ai più alti livelli governativi: era un sicario di Castro in contatto con agenti del KGB; indagare su quella pista, poteva portare a una guerra termo-nucleare con l’Unione Sovietica.

A Dallas, sotto il peso degli eventi, muoiono i sogni incarnati da JFK. Ecco quindi “l’incubo di Elm Street”, titolo originale del film di Wes Craven del 1984: il mostro Freddy Kruger uccideva i giovani proprio mentre stavano sognando.

When you’re down on deep Ellum put your money in your shoe
Don’t ask what your country can do for you
Cash on the barrel head, money to burn
Dealey Plaza, make a left hand turn

Il primo verso riprende Deep Elum Blues, canzone dei Grateful Dead, sulla decadenza del quartiere a luci rosse tagliato da Elm Street; una degenerazione da proiettare su tutto il Paese, dopo l’assassinio in Dealey Plaza; “perfino un predicatore, dopo essere passato per Deep Elum, smetterà di predicare”, cantano i Grateful Dead.

“Non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te”, quindi; che riprende la “predica” pronunciata da JFK nel discorso inaugurale da Presidente: “Ask not what your country can do for you; ask what you can do for your Country“. La seconda parte della frase – “chiedi cosa puoi fare tu per il tuo Paese” – manca nel poema di Dylan: il cittadino è “abbandonato”, non si chiede in che modo lo Stato possa aiutarlo; e non è più ingaggiato nel migliorare il Paese.

“Metti i soldi sul coperchio del barile”: quel che puoi fare per il tuo Paese, si riduce a quello che puoi fare per arricchirti. Il nuovo sogno è accumulare tanti soldi da permetterti perfino di “bruciarli”: spenderli, cioè, per cose completamente non necessarie; l’apoteosi del sistema consumistico. Negli anni ’70 prenderà piede l’autoregolamentazione del capitalismo, “liberalizzato” dall’Amministrazione Reagan-Bush: un’Amministrazione che instillerà negli americani l’idea che il Governo federale è nemico dei cittadini.

Ecco perché il Paese deve “fare quella curva a sinistra” in Elm Street”: si deve impedire la “svolta a sinistra” intrapresa dal Presidente.


I’m going to the crossroads, gonna flag a ride
That’s the place where Faith, Hope and Charity died

Il primo verso riprende la celebre “Cross road Blues” di Robert Johnson, del 1936, per raccontare la dinamica dell’attentato: la limousine di Kennedy giunge non all’incrocio – crossroad – ma in mezzo al crossfire, il fuoco incrociato. In quel momento, con la macchina quasi ferma, a bordo strada il dark-complected-man (l’uomo robusto e scuro) “flag a ride”, segnala” il momento giusto per sparare sulla macchina di “passaggio”: pochi istanti dopo la testa di Kennedy esplode.

Con il Presidente degli Stati Uniti, muoiono anche la Fede nel prossimo, la Speranza nel futuro, e la Carità verso i più deboli.

Shoot ‘em while he runs, boy, shoot ‘em while you can
See if you can shoot the Invisible Man

La reazione immediata di molte persone, anche agenti di polizia (shoot ’em, boy), è di salire verso la Grassy Knoll, la collinetta da dove è giunto almeno uno degli spari. E’ quello il momento in cui si può smascherare il colpo di Stato, stanando gli assassini sul posto: “vedi se riesci a prendere “l’Uomo Invisibile”, citazione da The Invisible Man, canzone dei Queen: “Sono l’Uomo Invisibile: incredibile come tu riesca a vedere attraverso di me, ma è criminale come io riesca a vedere attraverso di te. Sono nella tua stanza, nel tuo letto, nella tua vita nella tua testa, come la Cia, o l’FBI; non ti avvicinerai mai, non mi prenderai mai vivo”.


Goodbye, Charlie, goodbye Uncle Sam
Frankly, Miss Scarlet, I don’t give a damn
What is the truth and where did it go

“Ciao Charlie” è un film di Vincent Minnelli del 1964, che si apre proprio con la scena dell’omicidio di Charlie, un consumato donnaiolo – come lo era Kennedy.

E con l’assassinio in Dealey Plaza, si può dire “addio allo Zio Sam”, ovvero la personificazione delle istituzioni del Paese; un’immagine che risale alla Guerra Civile 1861-1865, dove lo Zio Sam rappresentava l’esercito dell’Unione.

Dylan, per descrivere le reazioni ai fatti di Dallas e la loro consequenzialità, riprende le parole finali di Gone with the windVia col Vento, film del 1939 di Victor Fleming: il sudista Rhett Butler, fresco sconfitto nella Guerra Civile, abbandona Rossella O’Hara nella disperazione. “Cosa devo fare? Dove devo andare?”, chiede Rossella nel panico; “Francamente me ne infischio”, risponde l’ufficiale; il quale si era arruolato solo per solidarietà verso i concittadini della Confederazione, e in spregio al vincitore nordista. Un sentimento di rancore che si trascinerà per oltre un secolo negli Stati del sud.

L’unica via d’uscita, per la donna, è farsi forza, pensando al domani, giorno per giorno; perché i sogni, ormai, sono infranti.

“Qual’è la verità”, si chiede Dylan nel verso successivo, in rappresentanza del cittadino americano; “Dove se n’è andata?”


Ask Oswald and Ruby – they oughta know
Shut your mouth, says the wise old owl
Business is business and it’s murder most foul

Chi, nelle ore successive all’assassinio, nutre la speranza della verità, vive un’atroce disillusione: Oswald venne assassinato in diretta televisiva, mentre era in custodia della polizia di Dallas. A ucciderlo è Jack Ruby, proprietario di un locale per spogliarelli, e sospettato di legami con il boss Santo Trafficante.

Solo con la parziale declassificazione dei JFK files, nel 2018, è venuto a galla un dettaglio su Ruby: un informatore dell’FBI aveva riportato che l’omicida di Oswald sapeva in anticipo che in Dealey Plaza “sarebbero scoppiati i fireworks (fuochi d’artificio)”, termine molto simile a firecracks, i colpi d’arma da fuoco piovuti sulla limousine di JFK.

Jack Ruby morirà di cancro nel gennaio 1967; solo in un’occasione venne interrogato, in carcere, da uno dei membri della Warren Commission: quel Gerald Ford che nell’agosto 1974 prenderà il posto del dimissionario Richard Nixon alla Casa Bianca. Ruby, secondo la versione ufficiale, uccise Oswald perché era addolorato per Jackie Kennedy.

“Chiudi la bocca – dice il saggio gufo”; Dylan propone un proverbio della tradizione anglo-sassone, che ha un significato preciso: la sicurezza si trova solo nel silenzio; la sicurezza per gli “Uomini Invisibili”. Dopo la morte di Oswald, indicato come l’unico colpevole, chi non teneva la bocca chiusa rischiava una brutta fine; e ben pochi osarono mettere in dubbio i risultati della Commissione Warren.

“Il business è business”, dice un vecchio adagio della malavita organizzata; assimilato dalle istituzioni e una classe dirigente che non cercheranno mai davvero i mandanti ed esecutori “dell’assassinio più turpe”.



3.


Tommy can you hear me, I’m the Acid Queen

Il verso iniziale della terza parte rievoca Tommy, musical degli Who: il protagonista è Tommy, un giovane catatonico, oggetto di ogni abuso da parte degli adulti; a chiamarlo è la Acid Queen, la donna che attraverso il sesso e le droghe tenterà di “risvegliare” il ragazzo.

Un richiamo – “riesci a sentirmi” – quasi da oltre tomba; è l’introduzione dei versi successivi: a parlare ai giovani estraniati dalla politica è lo spettro di JFK – un ulteriore parallelo con Re Amleto.


I’m ridin’ in a long black Lincoln limousine
Ridin’ in the back seat, next to my wife
Heading straight on into the afterlife
I’m leaning to the left, got my head in her lap
Oh Lord, I’ve been led into some kind of a trap

Dylan cita una canzone di Elvis Presley, Long Black Limousine: lo spirito di un uomo “vede” il proprio feretro “viaggiare in una limousine nera”; anche nel poema lo spettro di JFK “vede” nella parata in Dealey Plaza la propria processione funebre; come nella canzone di Elvis, descrive ciò che sta rivivendo: il momento della sua morte.

“Sto viaggiando seduto sul sedile posteriore, accanto a mia moglie, diretto verso l’aldilà; mi sto inclinando a sinistra, la mia testa sul suo grembo.”

Nel verso successivo Bob Dylan dà la possibilità a John Fitzgerald Kennedy, come il Re Amleto di Shakespeare, di spiegare come sia morto: “Oh Signore, sono stato condotto in un qualche tipo di trappola”.

La letteratura di Dylan spazza via mezzo secolo di menzogne dei politici, e di ipocrisia della stampa; e cerca di rendere un barlume di giustizia a un uomo “ammazzato come un cane accanto alla moglie” da persone che non hanno mai pagato per il loro “atto infame”.


We ask no quarter, no quarter do we give
We’re right down the street from the street where you live

Gli Invisible Men dietro alla Grassy Knoll da tempo stavano “facendo la posta” al Presidente – immagine prestata dalla canzone On The Street Where You Live, dal film My Fair Lady; la morte di JFK era già stata decisa. Sono gli stessi assassini, per bocca di Dylan, a spiegarlo: “non siamo qui per uno scambio di prigionieri” (no quarter do we give).


They mutilated his body and took out his brain
What more could they do, they piled on the pain

Qui Dylan riprende la parola per descrivere l’orrore post-mortem inferto al cadavere del Presidente; ci fu un pesante intervento sul cranio, prima dell’autopsia, al Bethesda Hospital del Maryland: venne rattoppato il buco nella zona occipitale, quello descritto dal personale medico del Parkland Hospital “grande come una pallina da baseball”; fu necessario per occultare la dinamica degli spari frontali. E come sfregio finale, venne sottratto perfino il cervello di Kennedy, o quel che ne rimaneva: la versione del cecchino solitario alle spalle del Presidente non doveva essere mai messa in dubbio – come invece è stato fatto più volte, con l’istituzione della HSCA nel 1976, e dell’ARRB, nel 1992, ovvero la Commissione di revisione di tutto il materiale relativo all’assassinio di JFK.

“Che cosa potevano fargli ancora?”, si chiede il narratore; “Hanno sommato dolore a dolore”. L’indignazione intorno alla fine di John Kennedy non è mai scomparsa; il trattamento riservatogli dalle istituzioni – al netto dell’agiografia di circostanza – è sempre stata una ferita aperta.

But his soul was not there where it was supposed to be at
For the last fifty years they’ve been searching for that
Freedom, oh freedom, freedom over me

Il party dietro alla Grassy Knoll non contemplava il seguente risvolto: potevano uccidere l’uomo, ma non la sua “anima”; che riviveva nelle idee. I cittadini americani pressarono i Governi per avanzare le proposte del Presidente ucciso a Dallas. Negli ultimi 50 anni le idee di giustizia, di equità, di libertà e comunità sono sempre state i denominatori di tante battaglie politiche. Anche attraverso la musica, con l’impegno di cantautrici come Joan Baez: Dylan ne cita l’interpretazione di Freedom Oh Freedom, il gospel simbolo della lotta per i diritti civili degli afro-americani.


Hate to tell you, Mister, but only dead men are free

“Odio dovertelo dire, Signore, ma solo gli uomini morti sono liberi”. Questo vecchio proverbio anglosassone è l’opposto dell’inno alla libertà cantato dalla Baez; ecco, quindi, i dualismi che avrebbero segnato i decenni a venire: deriva autoritaria contro libertà, libertarismo contro il senso di condivisione.


Send me some loving – tell me no lie
Throw the gun in the gutter and walk on by

La morte di JFK lascia immediatamente un vuoto nelle persone; “l’amore” per la politica, intesa come servizio per la Nazione, era stato colpito al cuore – così andrebbe interpretata la citazione di “Send me some lovin – mandami un po’ d’amore”, canzone di Little Richard. Al tempo stesso c’è la spinta a indagare cosa fosse veramente successo: purtroppo le risposte saranno menzogne, parafrasando il brano Ask me no questions di B.B. King; “solo se si pongono domande, si riceveranno in cambio bugie”.

L’accusa di Dylan, o forse è più una triste constatazione, è che gli americani non hanno mai preteso con forza la verità, non ponendo le domande giuste; e i pochi che l’hanno fatto, in cambio hanno ricevuto menzogne.

Le armi usate per assassinare Kennedy – se si eccettua la carabina associata a Oswald – non verranno mai trovate: i colpevoli le gettarono via (throw the gun in the gutter), andando avanti per la loro strada (walk on by).

Questo verso, però, riassume anche lo stato d’animo di chi voleva conoscere la verità: contro la versione ufficiale non disponeva di uno “straccio d’argomento” (la frase idiomatica throw the gun); e il “passa oltre se mi vedi per strada” riprende Walk on by di Burt Bacharach, interpretata da Dionne Warwick nel 1964: una persona chiede di essere lasciata in pace a chi la riconosce per strada, perché vuole disperarsi in solitudine. In molti, alla notizia della morte di JFK, caddero in uno stato di prostrazione: lo sbigottimento e la paura crearono una distanza catatonica descritta magnificamente in The Sound of Silence, la canzone del 1964 di Simon & Garfunkel, che si apre con “Hello darkness my old friend – Ciao oscurità, mia vecchia amica”.

Wake Up, Little Suzie, let’s go for a drive
Cross the Trinity River, let’s keep hope alive

Gli spari in Dealey Plaza sono un “risveglio” terribile per la nazione; ed è troppo tardi, citando Wake Up Little Suzy, canzone celebre nella versione di Simon & Garfunkel: due fidanzatini, addormentatisi al drive-in, non faranno più in tempo a “salvarsi” dai rimproveri dei genitori. Per Kennedy, colpito a morte, le tardive cure non serviranno a nulla. Però, come i due fidanzatini rincasano, così il Presidente morente viene trasportato al vicino ospedale.

Il secondo verso recita: “Oltrepassa il fiume Trinity”; in realtà la limousine di Kennedy non incrociò il fiume; è quindi un riferimento a Trinity River Blues di T-Bone Walker, del 1929; in essa un nativo di Dallas si lamenta per il disagio di vivere vicino al Trinity, e questo gli farà “perderà la testa”; con la prospettiva di perdere anche tutto il resto.

La seconda parte del verso, però, darebbe una spiegazione al “supera il Trinity River – ovvero la follia e la rassegnazione cantata da T-Bone Walker: “teniamo viva la speranza”.

Qui Dylan potrebbe riferirsi allo slogan presidenziale di Jesse Jackson, candidato afroamericano che nel 1988 arrivò secondo alle Primarie democratiche; il messaggio di Jackson riproponeva i principi morali di JFK, prima ancora che politici: dopo l’America edonista dell’Amministrazione Reagan-Bush, si doveva tornare al sogno di un Paese più giusto, più egalitario, e di vera emancipazione per tutti i cittadini. Sono gli stessi ideali che ammanteranno nel 2008 la Campagna di Barack Obama, primo Presidente afro-americano nella storia Usa; famoso è il poster con la scritta “hope – speranza”, che mima in modo esatto un’altra immagine iconica: la foto-ritratto di John Kennedy alla Casa Bianca del 1961.

Obama rappresentava la speranza dopo otto catastrofici anni di Amministrazione Bush Jr-Cheney.

Turn the radio on, don’t touch the dials
Parkland Hospital’s only six more miles

“Accendi la radio”, verso che potrebbe essere ispirato alla canzone dei Bay City Rollers Turn On The Radio: una pop-star – come lo era Kennedy – atterra in città con un volo mattutino, per poi avere un “incidente” in auto. In quel lasso di tempo, dopo “l’incidente” in Dealey Plaza, l’America rimase appesa ai notiziari radio-televisivi. “Non cambiare canale” è il ritornello di un brano di Engelbert Humperdink: Don’t touch the dial, perché “stanno suonando la canzone del mio amore per te”. In quel pomeriggio del 22-11-1963 le radio-televisioni stavano riportando le notizie sulla morte del Presidente più amato dagli americani.

Il Parkland Hospital è solo “a 6 miglia”; in realtà la distanza è la metà: ma la frase ricorda il “6 feet under”, la profondità di una tomba; JFK fu dichiarato morto poco dopo l’arrivo in ospedale.


You got me Dizzy Miss Lizzy, you filled me with lead
That magic bullet of yours has gone to my head

“Mi fa perdere la testa, signorina Lizzy”; Dizzy Miss Lizzy è una canzone di Larry Willimas del 1958; interpretata anche dai Beatles, e pubblicata all’interno dell’album Help – Aiuto. La seconda parte del verso è inequivocabile: “mi ha riempito di piombo”.

Poi Dylan fa esplicito riferimento alla teoria della “singola pallottola”: nella sua traiettoria CE399 avrebbe trapassato il collo di Kennedy, la spalla e il polso di Connally, conficcandosi nella coscia del Governatore; rimanendo pressoché intatta. Una impossibilità confermata dal fatto che nella coscia di Connelly si era ficcata un’altra pallottola, e dal suo polso furono estratti frammenti incompatibili con CE399. La testimonianza di Connally venne semplicemente ignorata: gli spari, per la Commissione Warren, furono tre: uno mancato, due andati a segno. La HSCA concluderà che ci fu almeno un quarto sparo, dalla Grassy Knoll, ma senza dare un nome al cecchino. Un risultato che verrà minato durante l’Amministrazione Reagan-Bush.

Tuttavia, al di là del colpo mortale inflitto a Kennedy, la vera “pallottola magica” – come il trucco accennato all’inizio del poema – è il colpo di Stato.


I’m just a patsy like Patsy Cline
I never shot anyone from in front or behind

“Sono solo un capro espiatorio”: sono le parole di Lee Oswald, nel Commissariato di Polizia, mentre i giornalisti gli chiedevano se avesse ucciso il Presidente Usa. Un “patsy” come Patsy Cline, cantante il cui ultimo successo fu Crazy; la mania di grandezza psicotica, del resto, è indicata come il movente principale di Oswald. Il cognome Cline non può non rimandare anche a Ray Cline, il Capo analista della Cia che affiancò Kennedy durante la Crisi dei missili a Cuba.

La dichiarazione di Oswald non venne mai presa sul serio: “non ho ucciso io il Presidente”, ripeté più volte; negando con enfasi il movente che gli addebiteranno: entrare nella Storia. I tre spari dalla Texas Book School Depository ancora oggi vengono erroneamente ricordati come gli unici colpi piovuti sulla limousine.


Got blood in my eyes, got blood in my ear
I’m never gonna make it to the New Frontier

Con la delicatezza della poesia, Dylan ci fa entrare nel flusso di coscienza di JFK, negli istanti del violento trapasso; Kennedy riconobbe il sopraggiungere della morte: “ho sangue nei miei occhi, sangue nell’orecchio”.

Un’autocitazione di Dylan, da “Blood in my eyes – sangue nei miei occhi”, brano del 1993 contenuto nell’album World Gone Wrong – Il Mondo fallito”.

“Non ce la farò ad arrivare alle Nuove Frontiere”; è quello, forse, l’ultimo bagliore di coscienza per John F. Kennedy.

Zapruder’s film, I’ve seen that before
Seen it thirty three times, maybe more
It’s vile and deceitful – it’s cruel and it’s mean
Ugliest thing that you ever have seen

Quel che “ha visto” Kennedy prima di tutti gli altri (before) – perché l’ha vissuto sulla sua pelle – è lo Zapruder Film; la pellicola rimane la testimonianza visiva, per quanto alterata (deceitful – ingannevole), che in Dealey Plaza vi fu un fuoco incrociato. Il numero 33 potrebbe alludere al grado massonico di Zapruder; ma suona più come un riferimento cattolico – la fede di JFK: 33 è l’età in cui venne crocifisso Gesù Cristo, “l’agnello sacrificale” per eccellenza.


They killed him once, they killed him twice
Killed him like a human sacrifice
The day that they killed him, someone said to me, “Son,
The age of the anti-Christ has just only begun.”

Il Presidente JFK venne ucciso in modo crudele e meschino; ma ci fu un “secondo assassinio”, con la negazione del colpo di Stato e la propaganda su Oswald come unico colpevole. “E’ la cosa più brutta che tu possa vedere”, perchè si riconosce un’ingiustizia mai riparata. I colpevoli lo hanno ammazzato come in un sacrificio umano: sull’altare del “moloch” capitalista, militarista, e di purezza etnica.

E’ con quell’atto “infame” che è cominciata “l’epoca dell’anti-Cristo”, cioè dell’anti-governo: spezzata la catena della legittimità, nel Paese si aprì una stagione di decadimento morale, etico e umano – come nell’Amleto dopo il regicidio.


Air Force One coming in through the gate
Johnson sworn in at two thirty-eight
Let me know when you decide to throw in the towel
It is what it is and it’s murder most foul

Sull’Air Force One presta giuramento il nuovo Presidente degli Stati Uniti, Lyndon B. Johnson; erano trascorse poco più di due ore dall’assassinio di Kennedy.

“Fammi sapere quando decidi di gettare la spugna”; il terzo verso è una citazione da “Reach out for me – vieni a cercami”: canzone di Burt Bacharach, e interpretata da Dionne Warwick nel 1964. Eccone un passaggio: “quando a causa di tutto quello che ti dicono il tuo cuore non smette di fare male; quando gli abusi contro di te non si fermano, quando gli amici si dimostrano falsi, quando stai per gettare la spugna e arrenderti, vieni a cercarmi, ti conforterò”.

La musica sarà una grande compagna nel cammino di paura e dolore dopo i fatti di Dallas.

“E’ quello che è”; questo verso è una modulazione del drammatico “What’s done is done – quel che è fatto è fatto” del Macbeth di Shakespeare (nominato esplicitamente più avanti). Il verso si trova nell’Atto III, scena II, con i sonni di Macbeth infestati dagli incubi per l’assassinio di Re Duncan. Lady Macbeth, anch’ella già in preda al rimorso per quel sangue innocente, gli rivolge le seguenti parole:

Perché stai sulle tue con solo tristi pensieri per compagnia? Quei tristi pensieri dovrebbero essere morti insieme agli uomini a cui tu stai pensando. Non dovresti pensare a quelle cose che non puoi cambiare. Quel che è fatto e fatto.”

Bob Dylan pubblicò l’album della consacrazione, “The Times are a-changing – i tempi stanno cambiando” nel gennaio del 1964; aveva finito di registrarlo nell’ottobre del 1963, poche settimane prima dell’agguato di Dallas. Il giorno della morte di Kennedy, Dylan confidò agli amici: “Questo significa che non possiamo nemmeno sperare che le cose cambino.”

Il cantautore intuì che l’assassinio del Presidente non era un gesto isolato, ma un evento seminale in un disegno più articolato. Nella tragedia scespiriana, la risposta di Macbeth all’invito della moglie è raggelante:

Abbiamo solo tagliato il serpente, non l’abbiamo ucciso. Il serpente guarirà e noi saremo ancora una volta minacciati dai suoi denti. Ma lasciamo che l’universo vada in pezzi, e il cielo e la terra collassino, prima che io mangi i miei pasti nella paura, o trascorra le notti in preda agli incubi che mi stanno visitando.

La citazione del Macbeth, per estensione, introduce gli anni successivi all’imboscata di Dealey Plaza; altro sangue innocente verrà versato: da Malcolm X a Martin Luther King a Robert Kennedy; per mano di chi non ha scrupoli di coscienza pur di veder compiuti i propri disegni di potere.

Dal 1964 Bob Dylan dirada la composizione di impegno civile; la musica diventa prima di tutto “conforto” contro la violenza ammorbante di quel periodo.

Nel dicembre 1963, davanti al pubblico oltraggiato del Comitato per l’emergenza delle Libertà Civili, Dylan si lanciò in un discorso sconclusionato, che rivelava un malessere profondo:

“Devo ammettere che l’uomo che ha sparato al Presidente Kennedy, Lee Oswald, non so esattamente dove…non so che cosa pensasse di fare; ma devo essere onesto con me stesso, e ammettere che anche io…ho visto un po’ di me stesso in lui. Non penso che la cosa si sarebbe spinta, non penso la cosa poteva spingersi così in là; ma devo dirlo: ho visto cose, cose che sentiva lui, dentro di me – non dico da spingermi tanto da sparare.”

Sarà la musica a salvare Dylan dalle conseguenze dell’Assassinio Più Turpe.



4.


What’s New Pussycat – wha’d I say
I said the soul of a nation been torn away
It’s beginning to go down into a slow decay
And that it’s thirty-six hours past judgment day

Dylan apre la quarta e ultima parte del poema citando due canzoni con una domanda nel titolo; la prima: “What’s new pussycat – Cosa c’è di nuovo gattina?” di Tom Jones; la seconda “What’d I say – Che cosa ho detto?di Ray Charles.

Non c’è niente di nuovo; vale quanto detto in precedenza: con l’assassinio di JFK, “l’anima di una Nazione è stata strappata via” dalle istituzioni. E nei seguenti due versi Dylan getta un’ombra oscura sull’oggi:

“E’ l’inizio di una discesa, di un lento decadimento. E sono passate 36 ore dal giorno del giudizio”.


Wolfman Jack, he’s speaking in tongues
He’s going on and on at the top of his lungs

Dylan introduce il disc-jockey di culto Robert Smith, nome d’arte “Wolfman Jack” – figura antitetica al Wolfman della prima parte.

Wolfman Jack trasmetteva in tutte le frequenze americane da una radio in Messico; un personaggio esaltato dal film generazionale American Graffiti, di George Lucas, del 1973.

La figura di Wolfman Jack ha la stessa funzione della musa per gli antichi cantori. Più che al disk-jockey, l’invocazione è alla “musica”: serve a Dylan per trovare le parole per raccontare l’assassinio più turpe. Ne esce un affresco discografico monumentale: dal blues al jazz, dal musical al rock ‘n’roll, dalla classica al pop, dal gospel al folk; con alcune fini pennellate di cinematografia e letteratura, che definiscono ulteriormente i temi e i significati di Murder Most Foul.

“Parla come posseduto / va avanti fino a farsi scoppiare i polmoni”; un immagine che descrive Dylan stesso nel proseguo del poema: canta a volte in modo confuso e perfino incomprensibile; ma è attraverso i riferimenti musicali e culturali che ritrova l’anima perduta di JFK, e la riconsegna al Paese.


Play me a song, Mr. Wolfman Jack
Play it for me in my long Cadillac

Dylan chiede al disc jockey una canzone mentre guida la sua “lunga Cadillac”, un’autocitazione da Summer Days, canzone del 1987 contenuta in Love and Theft – Amore e furto: una vecchia star del rock si accompagna con una giovane, la quale dice a bruciapelo: “Non puoi ripetere il passato”. Non Posso? si domanda il vecchio rocker.


Play that Only The Good Die Young
Take me to the place where Tom Dooley was hung
Play St. James Infirmary in the court of King James

Dylan chiede a Wolfman Jack una colonna sonora che racconti i fatti a partire da Dealey Plaza: ecco quindi”Only The Good Die Young – Solo i buoni muoiono giovani” di Billy Joel. Kennedy morì a soli 47 anni, ma la canzone offre altri spunti: Only the Good Die Young parla di un ragazzo dalla cattiva reputazione che vuole attirare a sé una giovane – cattolica come JFK – la quale, nascondendosi dietro alla finestra, cerca di resistere alle tentazioni.

Nel secondo verso Dylan cita Tom Dooley dei Kingston Trio, canzone del 1958, che narra una vicenda di un secolo prima: è la storia dell’ex confederato Tom Dula, accusato di aver stuprato e ucciso la sua futura sposa, e per questo impiccato. Secondo la tradizione della Carolina del Nord, lo Stato dove si consumò il crimine, Dula sarebbe stato giustiziato da innocente, e i veri colpevoli rimasti a piede libero.

Nel terzo verso si cita St James Infirmary Blues, interpretata da Louis Armstrong nel 1928; in essa si descrive la visita nella camera mortuaria di un ospedale, dove giace senza vita il corpo di una ragazza; ecco che il personaggio “Joe McKennedy”, disperato, inizia a parlare del suo funerale. E di un funerale si parla in The Court of King Crimson, brano del 1969 dei King Crimson, nel quale “il depositario delle chiavi della città rinchiude i sogni”.

If you want to remember, better write down the names

Per trovare il senso di così tanti riferimenti e immagini musicali, Dylan invita a “segnarsi i nomi”, e indagare.

Play Etta James too, play I’d Rather Go Blind
Play it for the man with the telepathic mind
Play John Lee Hooker play Scratch My Back

Dylan chiede di suonare Etta James, e il brano “I’d rather go blind – Preferirei diventare cieca”, del 1968. Un verso che viene dopo racconti di tentazione, di violenza, di tragedia, di ingiustizia e dispotismo. Dopo i fatti di Dallas, si scelse di non vedere la realtà.

Suonala per “l’uomo con la mente telepatica”, probabile riferimento al Professor Xavier degli X-Men, eroe della Marvel apparso per la prima volta nel settembre 1963, e in grado di plasmare la mente e guidare le azioni di un individuo inconsapevole. Proprio nel novembre 1963 cominciò un esperimento di massa sugli americani, attraverso il programma Mocking Bird: accetteranno di buon grado la versione del lunatico solitario. Cinque anni più tardi, negli Usa si assisterà a un altro esperimento psichico: Bob Kennedy ammazzato da Shiran Shiran, giovane con evidenti segni di controllo mentale; un soggetto e un’azione che rientrano perfettamente nel programma MK-Ultra sul controllo della mente per scopi militari; lanciato nel 1953 dalla Cia di Allen Dulles.

Suona John Lee Hooker, autore di un album come Don’t Look Back; cioè “non guardare al passato”. Subito dopo si chiede anche di suonare il singolo di Slim Harpo “Baby Scratch my Back – Piccola, grattami la schiena”; parrebbe dire, Dylan: puoi anche solo guardare al futuro, ma quei colpi a tradimento danno una sensazione di fastidio, che riporta sempre al passato.

Play it for that strip club owner named Jack
Guitar Slim – Goin’ Down Slow
Play it for me and for Marilyn Monroe

“Suonala per il proprietario di quel locale per spogliarelli di nome Jack”; cioè Ruby, l’assassino di Oswald.

Nel verso successivo Dylan cita il cantante afro-americano Guitar Slim, e la sua Goin’ Down Slow. La storia di un uomo in decadenza, così afflitto da problemi – Guitar Slim cadde nell’alcolismo – che non chiede nemmeno l’aiuto di un dottore. Una fine che ricorda quella di Marilyn Monroe, citata nel verso successivo: Goin’ Down Slow venga suonata per lei, che fu amante di JFK.


And please, Don’t Let Me Be Misunderstood
Play it for the First Lady, she ain’t feeling that good

Dylan cita “Don’t let me be misunderstood – fa che non ci siano incomprensioni tra noi”, canzone di Nina Simone del 1964: sembra dare la possibilità a JFK di postume scuse verso la moglie Jaqueline; nella canzone c’è anche una dichiarazione d’amore: “suonala per la First Lady”. In quel giorno di Dallas Jackie vide suo marito cascarle sul grembo con la testa esplosa; due ore dopo, a pochi metri dalla bara di JFK, fu costretta ad affiancare Johnson che giurava da nuovo Presidente: una cerimonia in cui la donna, in abito rosa chiazzato di sangue, appare in totale stato di shock (not feelin’ good).


Play Don Henley – play Glenn Frey
Take it to the Limit and let it go by
And play it for Carl Wilson, too
Lookin’ far, far away down Gower Avenue

Qui Dylan cita Take to the Limit degli Eagles (Henley e Frey, due dei componenti): un “sognatore”, lungo una strada notturna, cerca dei segni che gli facciano credere in un futuro migliore; ma il consiglio, in questo caso, è di proseguire – un allacciamento a un’altra canzone degli Eagles, Hotel California: la luce brillante di un’insegna, la decisione di passare la notte in quel luogo di lussuria e di tentazioni, da dove però non c’è via d’uscita.

Nei versi successivi, con la citazione di Gower Avenue di Los Angeles – la via delle stelle di Hollywood – c’è il riferimento a “Desperados Under Eaves – disperati sotto le gronde”; è una canzone di Zevon Warren del 1977, legata a doppio filo a Hotel California: il cantautore racconta la sua rocambolesca fuga da un hotel, alcolizzato e senza soldi, nel pieno declino del rock’n’roll. Un episodio realmente accaduto: Carl Wilson, componente dei Beach Boys, aveva aiutato Warren nella fuga; e nella canzone, infine, l’epifania: solo nei sogni si è veramente liberi; che fa il paio con il proverbio già citato da Dylan: si è liberi solo da morti.


Play Tragedy, play Twilight Time
Take Me Back to Tulsa to the scene of the crime
Play another one and Another One Bites the Dust
Play the Old Rugged Cross and in G-d We Trust

Nel verso successivo, la richiesta di suonare un’altra canzone che parla di “sogni perduti”: Tragedy di Thomas Wayne. Sogni “soffiati via nel vento”, un verso che renderà celebre Dylan, quando nel 1962 scrisse e cantò “Blowin’ in the wind“, con l’attacco che di suo è un manifesto civile: “Quante strade un uomo deve percorre prima che venga chiamato uomo / Quanti mari la bianca colomba deve sorvolare, prima di riposarsi sulla sabbia / Quanti colpi di cannone devono volare prima che vengano banditi / La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento / la risposta sta soffiando nel vento.”

La “tragedia” si consuma, i sogni si spezzano; e si cade nel regno delle ombre, come recita “Twilight Time – L’ora del Tramonto”, canzone dei Platters.

“Take me back to Tulsa” è un tema musicale folcloristico del West, portato alla ribalta da Bob Willis and The Texas Playboys; “portami indietro sulla scena del crimine”; cioè agli scontri di Tulsa, Oklahoma, del 1921, dove i quartieri della comunità afro-americana vennero attaccati e bombardati da una milizia cittadina, provocando numerosi morti e feriti. Chiede di suonarne un’altra, e “Another One Bites The Dust – Un altro mangia la polvere” dei Queen, riferimento a Robert Kennedy, assassinato in un hotel della California nel giugno 1968. Nella canzone, un uomo esce di casa, atteso dagli aguzzini; “ed eccone un altro” che cade sotto i colpi di un’arma da fuoco.

Suona “The Old Rugged Cross – la vecchia croce usurata”, canzone religiosa della Jo Stafford, simbolo di un cristianesimo tradizionale e cerimonioso – quello dei funerali di JFK e RFK. In realtà dopo la morte dei Kennedy è sempre un’altra musica che viene suonata: quella in onore del moloch capitalista; ecco quindi l’invocazione di suonare””In God we Trust – In dio crediamo”, motto inciso sulle banconote; è il titolo di un album del gruppo punk Dead Kennedys: in copertina un uomo è messo su una croce fatta di dollari.


Ride the Pink Horse down that Long, Lonesome Road
Stand there and wait for his head to explode
Play Mystery Train for Mr. Mystery
The man who fell down dead, like a rootless tree

Nel primo verso Dylan cita “Ride the Pink Horse – Fiesta e sangue”, film del 1947 diretto da Robert Montgomery: un veterano di guerra si reca in una cittadina del New Mexico per vendicare la morte di un suo ex compagno d’armi. Subito dopo, viene citato un verso di “Look up, look down that lonesome road – guarda su e giù lungo quella strada solitaria”, di Doc Watson: un uomo è fermo sul ciglio della strada, dopo l’addio agli affetti più cari; e mira alla prospettiva di una via da percorrere in solitudine, nella notte più scura, per il resto dei suoi giorni.

“Stai lì, e aspetta che gli esploda la testa”: di nuovo la descrizione della dinamica dell’agguato in Dealey Plaza, e l’immagine grafica dell’assassinio, con i colpi di fucile alla testa.

Suona Mistery Train di Elvis Presley; un uomo attende invano che la sua “piccola scenda dal treno nero che gira e gira”. Suona questa canzone per “Mr. Mystery / l’uomo che cadde morto come un albero senza radici”; un probabile riferimento a Kennedy, il quale si inclinò morente verso la moglie Jackie.

Gli ultimi due versi sono applicati anche a Malcolm X (Mistery Man), e Martin Luther King, “l’uomo che cadde morto come un albero senza radici” – il romanzo RootsRadici, di Alex Haley, e soprattutto la successiva trasposizione televisiva, furono un successo globale: narra l’epopea di un africano ridotto in schiavitù, e della sua discendenza negli Stati Uniti.


Play it for the Reverend, play it for the Pastor
Play it for the dog that’s got no master
Play Oscar Peterson and play Stan Getz
Play Blue Sky, play Dickie Betts

In questo primo verso si chiede di continuare a suonare Mystery Train: “Suonala per il “Reverendo”; è Martin Luther King, faro per i diritti degli afro-americani, assassinato nel 1968. Suonala per il “Pastore”; è Malcolm X, fautore del potere nero, assassinato nel 1965.

“Suonala per il cane che non ha padrone”: in un Paese dove gli afro-americani venivano trattati ancora da “animali” (dog), Malcolm X e King indicavano le vie per l’emancipazione e la dignità, in una società dominata dai bianchi (master).

“Suona Oscar Peterson”, un pianista jazz; e “suona Stan Getz”, un sassofonista jazz.

Suona “Blue Sky“, degli Allman Brothers, di cui Dickie Betts è uno dei fondatori; una canzone folk-rock che parla di una campagna bucolica e di amore.


Play Art Pepper, play Thelonious Monk
Charlie Parker and all that junk
All that junk and All That Jazz

“Suona Art Pepper”, un clarinettista jazz; “suona Thelonious Monk”, un altro pianista jazz; “suona Charlie Parker”, un altro sassofonista jazz, e “tutta quella spazzatura”; il riferimento è alla dipendenza da droghe pesanti di questi tre grandi musicisti, e il dilagare dell’eroina (junk) nell’ambiente jazz.

“Tutta quella spazzatura e “All That Jazz“; canzone, quest’ultima, del musical Chicago di Bob Fosse, del 1975; sul finire del brano, il canto s’interrompe e vengono scoccati tre spari – il numero di colpi in Dealey Plaza, secondo la Commissione Warren.


Play something for The Birdman of Alcatraz
Play Buster Keaton play Harold Lloyd
Play Bugsy Siegel play Pretty Boy Floyd

“Suona qualcosa per il Birdman di Alcatraz”, ovvero Robert Stroud, un condannato a morte che in carcere diventò un erudito di ornitologia; e la cui storia venne immortalata nel film L’Uomo di Alcatraz, di John Frankenheimer. Stroud morì il 22 novembre 1963, lo stesso giorno in cui venne assassinato Kennedy.

“Suona Buster Keaton e suona Harold Lloyd”, due maestri del cinema muto; potrebbe essere un riferimento allo Zapruder Film e ai diritti acquisiti da Time-Life poche ore dopo l’assassinio di JFK.

Buster Keaton affermò che l’accordo con gli Studios della MGM fu il peggiore che potesse fare; Harold Lloyd cedette i diritti d’autore sui suoi film proprio a Time-Life che, a detta degli esperti, ne fece scempio. La pellicola su cui Zapruder immortalò il fuoco incrociato venne ceduta a un’azienda al cui vertice sedeva Charles Douglass Jackson, ex ufficiale della Cia, e Consigliere di Eisenhower per i rapporti con la Cia; Jackson quindi era stato un sottoposto di Allen Dulles. Time-Life pubblicò solo alcuni fotogrammi, in un ordine cronologico errato. Si sa che la pellicola venne prima alterata, e vari fotogrammi persi; e poi, tenuta nascosta ai cittadini americani fino al 1975.

Suona “Bugsy Siegel”, gangster mafioso crivellato di colpi nel 1947, e i cui assassini non sono mai stati trovati; “Suona Pretty Boy Floyd”, il fuorilegge dell’Oklahoma, paladino degli agricoltori sfrattati dalle grandi banche; cantato da Woodie Guthrie, Pretty Boy Floyd venne ucciso da agenti dell’FBI, in circostanze mai chiarite, dopo un incidente stradale.


Play all the numbers, play all the odds
Play Cry Me A River for the Lord of the Gods

“Gioca con i numeri”, dice Dylan, “gioca sulle probabilità”. Un’apparente allusione alla Commissione Warren: vennero usate la matematica e la geometria, in modo arbitrario, per ottenere un risultato già scritto: che Oswald fosse l’unico cecchino.

Quello che rimane è “Cry me a River – versa per me fiumi di lacrime”, canzone di Etta James, in cui una donna tradita rinfaccia al suo uomo di mentire; suona “Cry me a river” per “Il Signore degli Dei”: possibile citazione dal Deuteronomio, versi 10-18, in cui “l’Iddio degli Dei […] rende giustizia all’orfano e alla vedova” – un riferimento ai figli di JFK, John John e Caroline, avuti da Jackie.

Play number nine, play number six
Play it for Lindsey and Stevie Nicks

“Suona il numero 9, suona il numero 6”: si parla di Revolution 9, brano sperimentale dei Beatles nell’omonimo album, noto come White Album; suonando il vinile al contrario (play number 6), il brano offre un testo parzialmente intelligibile dove si distingue una frase ripetuta in modo ossessivo: “turn me on dead man – eccitami uomo morto”. The White Album venne pubblicato il 22-11-1968. quinto anniversario della morte di JFK.

“Suonala per Lindsey [Buckingham] e Stevie Nicks”, cantautore e cantautrice folk-rock. Prima di unirsi ai Fleetwood Mac, il duo pubblicò l’album Buckingham Nicks, il cui brano più conosciuto è “Frozen Love – amore congelato”: la schermaglia fra due innamorati, uno che scala il cielo, e l’altra che si protende invano per raggiungerlo.


Play Nat King Cole, play Nature Boy
Play Down in the Boondocks for Terry Malloy
Play It Happened One Night and One Night of Sin

Suona Nat King Cole, musicista jazz, e la sua Nature Boy, del 1947; parla di come la più grande cosa che l’uomo possa apprendere è amare, ed essere riamato.

Suona Down in the Boondocks, riferimento a una canzone di Billy Joel: narra della diseguaglianza sociale fra una ragazza di famiglia ricca e un proletario che lavora al porto.

Suonala per Terry Malloy, protagonista di Fronte del Porto, film di Elia Kazan interpretato da Marlon Brando: un uomo si mette contro il boss del sindacato portuale, il quale detta legge con l’intimidazione e la violenza. Lo stesso boss farà uccidere il fratello di Terry; il protagonista, invece di fuggire, denuncia i crimini del boss. Il film si chiude con Terry che riconquista il lavoro; ma il mandante dell’assassinio di suo fratello resta a piede libero.

Nel verso successivo c’è un riferimento a “It happened one night – Accadde una notte”, film di Frank Capra del 1934: un reporter, interpretato da Clarke Gable, ha appena perso il lavoro; ma si rimette in piedi seguendo le peripezie di una giovane ereditiera, che poi sposerà.

Suona “One Night of Sin – una notte di peccato”, canzone del 1958 di Smiley Lewis, in cui si canta: “le cose che ho fatto e che ho visto bloccherebbero all’istante la Terra”.

There’s twelve million souls that are listening in

“Ci sono 12 milioni di anime in ascolto”, è una citazione dai Papers di Washington T. Booker, intellettuale afro-americano, punto di riferimento nel panorama politico-letterario a cavallo tra il XIX e il XX secolo; in quel passaggio Booker si chiedeva come fosse pensabile che dodici milioni di afro-americani, all’alba del 1900, potessero accettare di vivere oppressi e senza rappresentanza.


Play the Merchant of Venice, play the merchants of death
Play Stella by Starlight for Lady Macbeth

Suona il Mercante di Venezia, la commedia di Shakespeare dove “l’ebreo Shylock” pretende “un’oncia di carne” per cancellare un debito contratto da Bassanio; quest’ultimo è un “cristiano” che ha sempre maltrattato l’ebreo proprio per la sua “razza”. Nella piéce Shylock è un personaggio negativo; ma Shakespeare, nel III atto, gli mette in bocca uno dei più nobili monologhi della letteratura: “Forse non siamo uguali? Se ci pungete, forse non sanguiniamo anche noi?”

Se la questione delle diverse etnie è drammatica nella politica Usa, ve n’è un’altra altrettanto centrale, esplicitata nella seconda parte del verso: “suona i mercanti di morte”, termine coniato per il complesso militare-industriale che negli Stati Uniti ha sempre prosperato; e che si rilanciò dopo il colpo di Stato di Dallas: nel 1964, con il pretesto dell’incidente nel Golfo di Tonchino, Johnson ottenne dal Congresso l’autorizzazione ad attaccare il Vietnam del Nord. Fu una lunga guerra, conclusasi con una ignominosa ritirata; falcidiò un’intera generazione di giovani americani, ma fu molto lucrosa per i fornitori del Pentagono.

Nel verso successivo ecco la citazione di Stella by Starlight, nella versione di Ella Fitzgerald, in cui si ripete “non è un sogno”; una canzone scritta per il film “The Uninvited – La Casa sulla Scogliera”, in cui un fantasma perseguitava una giovane donna fino a spingerla a togliersi la vita.

La si suoni per Lady Macbeth, che convinse l’esitante marito a compiere il regicidio, ma che impazzì per i sensi di colpa: “sognava” di aver le mani grondanti di sangue, sangue innocente, e di non riuscire a lavarselo via.


Don’t worry Mr. President, help’s on the way
Your brothers are comin’, there’ll be hell to pay
Brothers? What brothers? What’s this about hell?
Tell ‘em we’re waitin’- keep coming – we’ll get ‘em as well

“Non si preoccupi Signor Presidente, i rinforzi sono per strada / i suoi fratelli stanno arrivando, scateneranno l’inferno per farla pagare [ai colpevoli]”.

“Fratelli? Quali fratelli? Che cos’è questa storia dell’inferno? / Dì loro che li stiamo aspettando – che arrivino pure – prenderemo anche loro”.

In questi versi Dylan si immagina il dialogo fra la parte di cittadini che sperava si facesse giustizia, magari richiesta dai Kennedy, e il party che organizzò ed eseguì l’agguato; sostenuto, evidentemente, da una non trascurabile fetta nelle istituzioni. La famiglia Kennedy, pubblicamente, rispettava i risultati della Commissione Warren. Non cercò vendetta Bobby, e forse nemmeno giustizia – i colpevoli rimasero a piede libero: pretese di cambiare le cose dall’interno delle istituzioni; ma venne assassinato quando ormai era a un passo dalla Casa Bianca.


Love Field is where his plane touched down
But it never did get back up off of the ground
Was a hard act to follow, second to none
They killed him on the altar of the Rising Sun

L’aereo presidenziale atterrò all’aeroporto di Dallas, Love Field – letteralmente, “campo dell’amore”; quel che non decollò più fu l’America sognata dagli elettori di Kennedy.

“Fu un atto senza eguali, secondo a nessuno”

“Lo assassinarono sull’altare del “Rising Sun – del sole nascente”, riferimento a The House of The Rising Sun: la canzone degli Animal in cui si racconta la vita un giovane di New Orleans dedito al crimine.


Play Misty for me and that Old Devil Moon
Play Anything Goes and Memphis in June
Play Lonely at the Top and Lonely Are the Brave
Play it for Houdini spinning around in his grave

Suona per me Misty, canzone di Errol Garner, brano in cui una persona si sente perduta senza il suo “amore”; la sensazione di molti cittadini americani alla notizia della morte di JFK (e di Bob Kennedy poi).

Suona Old Devil Moon, canzone di Chet Baker con protagonista un ragazzo accecato d’amore.

Suona Anythin Goes, di Eileen Rogers, in cui si canta, con tono leggero, di un mondo impazzito: “oggi ci si fa andar bene qualsiasi cosa”. Una rassegnazione che si allaccia alla seconda parte del verso, con un altro pezzo: “canta Memphis in June“, di Hoagy Carmichael, canzone che descrive una campagna bucolica e che recita: “niente accade a Memphis in giugno”.

In realtà a Memphis venne assassinato Martin Luther King, storico leader afro-americano, finito nel mirino dell’FBI di J. Edgar Hoover. La persona condannata per l’omicidio, James Earl Jones, ritrattò la propria dichiarazione di colpevolezza; la famiglia King ha sempre creduto che vi fosse dietro un complotto.

Suona “Lonely at the the top – solitario sulla cima”, canzone di Randy Newman; Dylan si riferisce all’ultimo discorso di Martin Luther King: “Sono stato sulla cima della montagna, e ho visto la terra promessa” – ovvero la fine, vera e non sulla carta, del segregazionismo, e la partecipazione degli afro-americani nella politica rappresentativa del Paese. Un discorso in cui il leader denunciò le minacce a cui ormai era costantemente sottoposto: avvertiva che la sua fine fosse prossima: “forse non verrò con voi nella terra promessa”.

King pronunciò il discorso della “Cima sulla Montagna” il 3 aprile 1968: il giorno dopo venne assassinato.

“E [suona] Lonely are the brave, film del 1962 di David Miller; in italiano uscito con il titolo Solo sotto le stelle, ma dall’inglese è traducibile con “Solitari sono i coraggiosi”. Il protagonista, Kirk Douglas, è un uomo ribelle che vuole vivere libero, ma è braccato dall’autorità – come visse Martin Luther King negli ultimi anni.

“Suonala per Houdini mentre si rivolta nella sua tomba”; un riferimento al prestigiatore Harry Houdini, che si produsse più volte nel numero di uscire vivo da una sepoltura.


Play Jelly Roll Morton, play Lucille
Play Deep in a Dream and play Drivin’ Wheel
Play Moonlight Sonata in F sharp
And Key to the Highway by the king of the harp

“Suona Jelly Roll Morton”, musicista creolo di New Orleans considerato uno dei padri del jazz. Suona Lucille, di Little Richard, canzone in cui un innamorato è alla disperata ricerca della sua amata, ma nessuno vuole dirgli dove sia.

Suona “Deep in a dream“, di Chet Baker, canzone in cui un innamorato accoglie il ritorno della sua amata, ma al risveglio capisce che era solo un sogno: e il dolore per la perdita diventa ancora più acuto. La seconda parte del verso recita “Suona Drivin’ Wheel – Volante”, di David Wiffen; un uomo chiama l’amata per dirle che la sua macchina “si è rotta all’improvviso, in Texas, lungo la via (broke down in Texas, just stopped dead in its tracks)”; ammette che non riuscirà a raggiungerla, ma le dichiara lo stesso il suo amore”.

Suona “Sonata al chiaro di luna per pianoforte“. Dylan sigilla il senso della perdita evocando Beethoven e la sua sonata per pianoforte n. 14; nella parte più popolare, la prima, è accostabile a una marcia funebre.

“E [suona] Key to the highway, del re dell’armonica”; canzone appunto del virtuoso dell’armonica Little Walter: racconta di un uomo scacciato dalla propria città, e che nel mezzo della notte si mette a vagabondare lungo la strada.


Play Marchin’ Through Georgia and Dumbarton’s drum
Play Darkness and death will come when it comes
Play Love Me or Leave Me by the great Bud Powell

Suona Marchin’ Through Georgia, composizione sulla Guerra Civile americana, resa celebre da Tennessee Ernie Ford; si esalta l’impresa del Generale dell’Unione William Sherman, che marciò attraverso il sud per conquistare la Georgia, uno dei tredici Stati secessionisti. L’operazione militare mise a ferro e fuoco uno dei territori più produttivi del Sud, piegando le resistenze dell’esercito Confederato e soprattutto della popolazione. Dal giugno 1865, terminata la guerra civile, gli afro-americani si tolsero per sempre le catene; il Presidente Abraham Lincoln, che aveva creduto nella necessità di liberare milioni di individui, era già stato assassinato. Sarebbero passati quasi 100 anni prima che l’emancipazione degli afro-americani si compisse definitivamente, con il superamento del segregazionismo. Anche in quel caso, una battaglia di civiltà è costata la vita dell’inquilino della Casa Bianca, con l’assassinio di Kennedy.

“E [suona] Dumbarton’s drum“, riferimento a un brano folcloristico scozzese, in cui si canta della dolcezza di “Johnnie” e del suo amore per la famiglia: “L’amore può diradare la notte più buia”, si recita in uno dei passaggi più intensi.

Suona “Darkness – oscurità”, brano del 2012 di Leonard Cohen. “Darkness” si riallaccia al primo verso del poema dylaniano, apertosi con “era un giorno oscuro”. Nella canzone, un vecchio assaggia l'”oscurità”; “è contagiosa?”, si chiede. E comincia a sentirne i sintomi; e così recita: “Il presente non è così piacevole; pensavo che il passato potesse sopravvivere, ma l’oscurità si è impossessata anche di quello.”

Il verso poi prosegue con un misto di rassegnazione e sfida : “e la morte verrà quando verrà”; una citazione dal Giulio Cesare di Shakespeare – un’altra opera quindi che parla del complotto per assassinare un capo di Stato: Cesare verrà pugnalato da tutti i cospiratori, affinché non ci fosse un unico colpevole. A Dallas la mattina del 22-11-1963, per motivi diversi, erano in visita tre futuri Presidenti Usa: Richard Nixon, George H. W. Bush e Lyndon B. Johnson; una presenza alla Casa Bianca (anche come Vice-Presidenti) estesa per 34 anni; a cui si aggiungono gli 8 anni del Presidente George W. Bush dal 2000 al 2008.

Del Giulio Cesare Dylan cita un passo dell’Atto II, Scena II:

“I codardi muoiono mille volte prima della loro morte / i valorosi assaggiano la morte soltanto una volta. / Di tutte le strane cose che ho udito finora / la più strana mi sembra che gli uomini debbano temerla, / la morte, vedendo che, fine necessaria, verrà quando verrà.”

Suona “Love me or leave me – amami o lasciami”, brano del 1958 di Nina Simone; nella canzone un’innamorata pronuncia queste parole: “la notte è il mio tempo per rimembrare, non per rimpiangere o per dimenticare”. Un invito, quello della Simone – e implicitamente di Dylan – a vivere da “valorosi” il proprio tempo (senza rimpianti), e riconoscere le cose brutte (e non dimenticarle): solo così il ricordo può esserci davvero d’aiuto per il presente.

Dylan, però, paradossalmente attribuisce la canzone al “grande Buddy Powell”, pianista jazz che non ha nulla a che fare con Love me or leave me; come a dire: finora, quando si parla di Kennedy e dell’attentato di Dallas, si parla d’altro; come Powell non è l’autore della canzone, così Oswald non è il vero colpevole dell’assassinio del Presidente Usa.

Play the Blood Stained Banner – play Murder Most Foul

Nella prima parte dell’ultimo verso del poema, Dylan ci porta indietro di 155 anni: “Suona Blood Stained Banner” è un riferimento alla terza bandiera della Confederazione. Fu adottata il 4 marzo 1865, quando ormai la sconfitta era prossima: il vessillo rappresentava il sangue versato, e la resa sul campo dei sudisti; ma non negli ideali all’origine della guerra: possedere degli schiavi, calpestandone i diritti inalienabili di uomini.

Nella parte finale del verso, Dylan ci riporta al presente, nel 2020: “Suona l’Assassinio più turpe“, un’autocitazione; affinché la storia dietro alla morte di JFK, in futuro, non venga più mistificata.

di Cristiano Arienti

In copertina: foto di Clyde Haygood

Grassy Knoll in Dealy Plaza

Fonti e Link utili

Testo in inglese di Murder Most Foul dal sito ufficiale di Bob Dylan

UMANISTRANIERI: categoria assassinio JFK

https://laviasco.com/bob-dylan-murder-most-foul-lyrics-meaning/

Dallas History – Deep Ellum

https://en.wikipedia.org/wiki/A_Wise_Old_Owl

Wake up Little Susy

Un’analisi dal sito Untold Dylan

https://edition.cnn.com/2020/03/27/politics/donald-trump-sean-hannity-coronavirus-china/index.html

Il Fact checking del New York Times del 27 Marzo sull’operato e i messaggi di Trump sulla pandemia da Covid19.

Analisi sulla canzone, del quotidiano Popoff

https://www.jfklibrary.org/learn/about-jfk/life-of-john-f-kennedy/john-f-kennedy-quotations#B

https://medium.com/@jimmyfalls/jfk-assassination-bloody-witness-testimony-a6771fc9ee1

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