Riscaldamento globale e cambiamenti climatici: una questione politica

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Il gelo polare che lo scorso inverno ha investito la costa est degli Stati Uniti ha rinfocolato il dibattito sul Global Warming: ma come, ci dicono che la Terra si stia surriscaldando, e invece accade che intere città vengano sepolte sotto coltri di neve e paralizzate da strati di ghiaccio?

In realtà a sentire i climatologi la causa di questo gelo polare sarebbe da imputare proprio al riscaldamento globale; il fenomeno è conosciuto col nome di “Improvviso riscaldamento stratosferico”, e avrebbe spostato masse di aria gelida dal Polo nord sulle coste degli Stati Uniti. Questo fenomeno è stato anticipato dai climatologi, e ampiamente documentato (fonte).

Qui invece il dibattito sul clima è stato surreale: in molti si affrettavano a ripetere che il global warming fosse una bufala (“guarda l’ondata di gelo negli Stati Uniti!”), quando in Italia si è avuto uno degli inverni più miti di sempre, con una temperatura superiore di 1°-2° gradi rispetto alle medie precedenti.

Eppure, secondo gli esperti che non credono al Global Warming causato dall’uomo, non è vero, le temperature non si stanno alzando, sarebbero ferme da 17 anni nonostante le emissioni dei gas serra siano aumentate. O, se si stanno alzando, è per gli effetti dell’attività solare. Per alcuni di loro, invece, le temperature si starebbero abbassando, e c’è una frangia che cerca di metterci in guardia: attenti, è in corso una glaciazione.

A riprova delle loro teorie questi esperti, che su internet hanno una visibilità eccezionale se comparata alla loro esiguità all’interno della comunità scientifica, avanzano dati, tabelle, grafici, ricerche, risultati di rilevamenti e carotaggi. Il tutto, per i non addetti ai lavori, è speculare ai documenti scientifici portati da chi sostiene invece che il Global Warming sia una scienza innegabile.

In questa guerra di cifre, gli uni accusano gli altri di essere negazionisti; viceversa,  chi non crede al Global Warming antropico, lo dipinge come il più grande inganno del secolo. E il comune cittadino, per quanti sforzi compia per comprendere i meccanismi che regolano il clima, alla fine si trova costretto a un atto di fiducia: devo credere all’allarme che l’umanità sarà soggetta a minacciosi cambiamenti climatici per via del Global Warming causato dall’uomo?

Personalmente, tendo più a fidarmi di una comunità scientifica da tempo, nel suo complesso, concorde nel riconoscere il riscaldamento globale antropico; il fronte opposto è suddiviso in gruppi con in tasca verità troppo diverse tra loro.

Ipotizziamo pure, per difetto, che “solo” il 60% degli esperti a livello mondiale sottoscrivano il rapporto dell’ICCP (Conferenza Internazionale sui Cambiamenti Climatici), un documento di sintesi in cui si spiega come e perché il surriscaldamento globale stia già causando gravi danni; il restante 40%, (dato indicativo per eccesso) non è affatto concorde su un’unica teoria scientifica opposta, bensì su un’accusa: l’allarmismo dell’ICCP non avrebbe basi scientifiche solide.

E questo è sufficiente perché i mezzi d’informazione presentino il Global Warming come un fenomeno ancora tutto da dimostrare. Si è creato nel tempo un circolo vizioso:

“nuovi studi sugli effetti dei cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento globale causato dall’uomo; quindi ci dobbiamo preoccupare? Da qualche parte del mondo fa un freddo cane; dubbi sulla veridicità del Global Warming; spazio a chi denuncia l’allarmismo dell’ICCP e offre dati alternativi; che vengono poi ripresi dai mezzi di informazione. Quindi non ci dobbiamo preoccupare?”

Alla fine si è giunti alla situazione forse peggiore: l’indifferenza dell’opinione pubblica di fronte alle pubblicazioni sui rischi connessi al riscaldamento globale; aumenta così il disinteresse verso un problema con potenziali effetti negativi sulla nostra vita, quella dei nostri figli  e dei nostri nipoti. Questa è di fatto la situazione ideale per i governanti, deputati a decidere le politiche di contrasto contro il Global Warming. Sono anni che si riuniscono alla Conferenza quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNCCCF), e a oggi non esiste ancora non dico un accordo, ma una piattaforma programmatica su cui discutere un eventuale accordo.

La politica dell’inazione

Dal 2001 Ivor Van Hardeen, esperto di uragani presso la Lousiana University, conduceva ricerche sul rischio che New Orleans venisse investita da uragani di categoria 4 o anche superiore;  secondo le sue proiezioni, un evento simile avrebbe spazzato via gli argini, allagando la città con ovvie conseguenze sulla popolazione. E soprattutto, era un evento da mettere in conto, visto che la potenza degli uragani in quell’area stava aumentando di anno in anno secondo con una tendenza non più trascurabile. Le autorità statali e federali lo ascoltarono, ma alla fine esclusero che le proiezioni di Van Hardeen si sarebbero mai verificate.

Nel 2005 l’uragano Khatrina sommerse vaste aree urbane di New Orleans: le vittime furono quasi 2000, i danni oltre 100 miliardi di dollari dell’epoca; più di un milione di persone dislocate per sempre in altre zone degli Stati Uniti.

Di tutta questa storia, l’aspetto peggiore è che nessuno scienziato ha mai contraddetto le proiezioni di Van Hardeen, e la popolazione di New Orleans aveva sentore degli ipotetici rischi che pendevano sulla città. Tuttavia non c’è mai stata una presa di coscienza del problema da parte delle autorità. Ma soprattutto, hanno prevalso calcoli di natura economica a breve termine: né il governo federale né altre istituzioni, vollero mai investire nel potenziamento degli argini “solo” perché un team di esperti aveva predetto eventuali catastrofi legate a eventuali fenomeni climatici.

I governanti della Terra, nello specifico dei Paesi responsabili del riscaldamento globale, stanno facendo più o meno lo stesso gioco: conoscono i potenziali rischi associati a cambiamenti climatici così repentini, li collegano al consumo di energia derivante dal carbon-fossile; ma non vogliono vincolarsi alla riduzione dei gas serra. Perché in fondo non hanno la certezza che le proiezioni degli scienziati, basate sul Global Warming, si verificheranno davvero.

In Cina, il problema in realtà è stato preso in considerazione, ma a oggi la politica di contenimento dei gas serra non frenerà in futuro l’aumento delle emissioni. Negli Stati Uniti il presidente Obama è alle prese con più di metà Congresso convinto che il Global Warming sia una bufala. In Russia Putin, semplicemente, non ci pensa nemmeno a limitare le emissioni dei gas serra.

In questi Paesi poi, ma anche in altre nazioni, le grandi industrie del carbon-fossile sono decise a bruciare l’ultima stilla di “oro nero” del pianeta, (come ha già ammesso la Exxon), o consumare l’ultimo tizzone di carbone della miniera più sperduta, prima di investire seriamente le loro risorse in altri settori. Tarda così l’inizio della produzione su vasta scala di energia derivante da fonti energetiche rinnovabili.

Un cambio che viene “deriso” in molti centri di potere decisionale, e considerato utopico da giornalisti ed esperti del settore energetico e industriale che vive sul carbon-fossile.

E’ chiaro che questa conversione non può avvenire dall’oggi al domani, e nemmeno basta un decennio. Ma è altrettanto chiaro l’atteggiamento dei governi: rispetto al Global Warming e ai cambiamenti climatici, le loro scelte non sono basate sui dati scientifici in loro possesso, ma da calcoli e convenienze di altra natura.

Il Rapporto dell’ICCP appena pubblicato mette tutti con le spalle al muro: guardate, gli scenari peggiori da noi elaborati possono avere impatti devastanti sulla vita di miliardi di persone.

La risposta a questi avvertimenti è: non abbiamo la forza economica, o la volontà, o il potere per programmare un serio disimpegno dall’industria del carbon-fossile e abbracciare le fonti energetiche rinnovabili .

A questo punto, perciò, la domanda che ogni cittadino dovrebbe farsi non è: ma questo benedetto riscaldamento globale è in atto oppure no?

Le vere domande sono: che cosa fanno i politici e i governanti per evitare eventi catastrofici che, se si continuasse su questa strada, penderebbero sulla testa mia e dei miei figli, e sulle città  dei miei nipoti? Che cosa sto facendo io?

di Cristiano Arienti

In copertina: Claude Monet: Il Parlamento di Londra

http://it.wikipedia.org/wiki/Intergovernmental_Panel_on_Climate_Change (Conferenza internazionale sui Cambiamenti Climatici)

http://www.linfalab.it/gli-orsi-polari-siamo-noi-impatti-ecologici-economici-e-sociali-dei-cambiamenti-climatici-nel-secondo-volume-del-rapporto-ipcc/ (Secondo Volume del Rapporto ICCP)

https://www.youtube.com/watch?v=1rCCA6RFWNc&feature=youtu.be (Interessantissimo video su tutto quello che dovete sapere sul 5° Rapporto di Valutazione del ICCP 2 – Impatti, Adattamenti, Vulnerabilità.)

http://www.linfalab.it/come-facciamo-a-sapere-che-il-clima-sta-cambiando/ (Articolo pubblicato su LInfALab, che spiega come  si ottengono i vari scenari legati al riscaldamento globale)

 

 

 

 

 

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