Caso Waters-Isgrò: la coscienza “sterilizzata” dell’Italia

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Nel maggio 2005 l’esercito americano rese pubblici alcuni documenti relativi a Nicola Calipari, il “numero 2” dei Servizi Segreti italiani; due mesi prima, era stato crivellato di colpi a un check-point dell’aeroporto di Baghdad, mentre portava in salvo la giornalista Giuliana Sgrena. Il documento si presentava “sanitized – sterilizzato”: cioè righe in grassetto coprivano alcune informazioni giudicate troppo sensibili per essere di pubblico dominio. Il governo americano, insomma, negava ai cittadini italiani la verità sul perché quel giorno ci fu un cortocircuito fra i nostri Servizi Segreti e l’Esercito americano.

Anni dopo il giornalista Erminio Amelio pubblicò un libro, L’omicidio di Nicola Calipari, in cui ricostruì la vicenda. Per Calipari non fu fatale la “disattenzione” di un soldato Usa; fu fatale la decisione del Governo Italiano di pagare il riscatto per liberare la Sgrena, rapita settimane prima da ribelli iracheni. La copertina del libro riproduce fedelmente il documento “sterilizzato”.

A nessuno è mai venuto in mente di accostare la copertina del libro su Calipari con l’opera di Emilio Isgrò, il poeta che negli anni ’60 s’inventò la “cancellazione”: attraverso questa tecnica Isgrò copre passi di testi famosi o inediti, esaltando la libertà dell’artista reinterpretare la realtà. A nessuno è mai venuto in mente per un motivo: l_omicidio_di_nicola_calipariil processo di “sterilizzazione” è vecchio di decenni. Il Governo Usa lo utilizza per nascondere identità, luoghi, date: si cerca di preservare agenti segreti, fonti straniere, e strumenti di indagine; od occultare, come nel caso Calipari, verità scomode. Le righe tracciate in grassetto sono usate soprattutto per i documenti richiesti tramite FOIA (Freedom of Information Act), la legge del 1966 che dà accesso a giornalisti e studiosi agli archivi coperti da segreto di stato. E’ il periodo in cui Isgrò, redattore per una rivista, coltivava la tecnica della “cancellazione”.

Il grassetto della “sterilizzazione” è nereggiante perché i documenti, di solito, vengono fotocopiati; e solo in un secondo momento distribuiti a chi ne ha fatto richiesta.

I corpi ancora censurati sono divenuti molto riconoscibili da un paio di decenni, in un’epoca, quella di internet, dove la circolazione dei documenti declassificati è massiccia, reperibile con un click.

Non è un caso che l’editoria si sia appropriata di queste immagini iconiche: sono messaggi che raccontano, in modo immediato e potente, l’epoca in cui viviamo: il post-11 Settembre.

Calipari, va ricordato, è una delle vittime collaterali della Guerra al Terrore; fu la risposta dell’America agli aerei di linea che, in quella giornata di sole e dolore, sventrarono le Torri Gemelle e il Pentagono, e sconvolgono ancora le vite di miliardi di persone.

Il documento “sterilizzato” più famoso erano le “28 Pages”: un intero capitolo del 9/11 Commision Report relativo ai finanziatori e ai sostenitori dei terroristi dell’11 Settembre. E’ rimasto interamente classificato fino al luglio del 2016. Cioè, per 14 anni, a essere “sterilizzata”, era la verità su chi fosse dietro all’evento cruciale della nostra Storia Contemporanea.

E’ l’opposto del concetto elaborato da Isgrò, se proprio si vuole trovare un nesso tra la sua opera visiva e i freddi documenti coperti dal segreto di Stato: se il poeta celebrava la libertà di reinterpretare la realtà, la censura del governo nega la possibilità di osservarla oggettivamente, la realtà.

Perchè altrimenti Isgrò avrebbe dovuto denunciare per plagio l’autore di Guantànamo Diary, Mohamedou Ould Slahi. Il cittadino della Mauritania fu rapito nel 2002 dai Servizi Segreti americani e rinchiuso a Guantànamo, la prigione dove i detenuti, sospetti terroristi, ci restano all’infinito senza regolare processo. Nel 2005 Slahi, incarcerato da innocente, scrisse le memorie di un’esperienza atroce: subì mesi di vessazioni e violenze, e si autoaccusò di far parte di Al Qaeda solo quando i suoi aguzzini minacciarono di torturare la madre. Dopo 9 anni le memorie sono state pubblicate da una casa editrice, previa pesantissima censura da parte del Governo Usa. Centinaia di pagine si presentano con la tipica “sterilizzazione” dei documenti coperti da segreto di stato. La memoria di Slahi è finita in tutte le librerie del mondo, ed è diventata un “cult”. Sotto, la copertina dell’opera.
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I passaggi coperti dalla censura con righe in grassetto sono simili, se vogliamo, alle poetiche “cancellazioni” di Isgrò.

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Ma la distanza fra i due concetti grafici è siderale.

Se Isgrò non ha mai lontanamente pensato di fare causa a Mohamedou Ould Slahi, ha invece deciso di portare in tribunale Roger Waters, celebre musicista, che con i Pink Floyd ha scritto opere come The Dark Side of the Moon, Animals, The Wall.

Waters, dopo 14 anni, ha pubblicato il nuovo album da solista: Is This The Life We Really Want. E’ un’opera con al centro un messaggio politico chiaro, espresso senza mezzi termini nel brano “Picture That“:

“Seguimi mentre mi filmo allo show / con il cellulare, da una poltroncina in prima fila / Segui Miss Universo mentre cattura dei raggi / Vorrei che tu fossi qui a Guantànamo Bay.”

La prigione dove non esistono leggi, e detenuti vengono rilasciati senza formale sentenza, rappresenta per Waters un buco nero della nostra epoca: permettiamo che la censura “sterilizzi” la verità per quattordici anni; e per lo stesso periodo di tempo, lasciamo marcire un innocente in un non-carcere. E questo, mentre inseguiamo più che mai l’egocentrismo e la vita luminosa del bello e del successo.

La filosofia politica dell’artista britannico, da anni impegnato per la causa palestinese, non lascia dubbi; e per non correre il rischio, nella copertina propone la stessa grafica “sterilizzata” dei documenti coperti da segreto di Stato. Lo stesso tipo di grafica del Guantànamo Diary.

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 In questo caso però, Isgrò si è convinto che esiste una base di plagio tra la copertina di Roger Waters e le sue opere degli anni ’60. Ha intentato una causa al tribunale di Milano. E la giudice Sara Giani, della sezione specializzata in questo tipo di reati, ha dato ragione al poeta italiano. Una decisione avvalorata anche da articoli di critici musicali che hanno ravvisato una somiglianza fra il concetto artistico della copertina di Is This the Life We Really Want e  i testi “cancellati”. 

Il risultato: il tribunale di Milano ha ordinato il blocco delle vendite dell’album, ovunque sia distribuito al pubblico con la sua copertina originale. Il blocco riguarda tutto il territorio italiano, comprese le vendite on-line; con il rischio che, in difesa dei diritti d’autore di Isgrò, l’ordine venga esteso a tutto il mondo. Questa situazione cambierà solo se Waters dimostrerà che dietro alla copertina non esiste nessun plagio; oppure, nel caso in cui la Sony, la casa discografica dell’artista britannico, si metta d’accordo con gli avvocati di Isgrò.

Sempre nel brano Picture That si possono ascoltare questi versi scritti da Waters:

“Immàginati arti protesici in Afganistan / Immàginati un tribunale con nessuna fottuta legge.”

Waters, pur con tutto il suo genio, non è riuscito a immaginarsi l’arte di un poeta italiano; e tanto meno che un tribunale di Milano usasse a caso le leggi, senza avere cognizione dell’epoca in cui viviamo.

di Cristiano Arienti

Correzione rispetto all’articolo originale: La giudice Giani ha disposto un’ordinanza, non ha ancora emesso una sentenza.

https://www.theguardian.com/us-news/ng-interactive/2016/nov/15/drone-memos-documents-president-power-kill

 

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