Narrazione sui Cambiamenti Climatici: passato, presente e futuro.

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“E’ inequivocabile che l’influenza umana abbia riscaldato l’atmosfera, gli oceani e la superficie terrestre: dal 1750 l’uomo è la causa dei rapidi Cambiamenti Climatici in atto. Ognuna delle ultime quattro decadi è stata più calda di quella precedente, e nei primi 20 anni del nuovo secolo si è registrato un aumento della temperatura di un 1°C rispetto al periodo 1850-1900.”

E’ l’introduzione dell’AR6, sesto e ultimo Report di valutazione sullo stato dei Cambiamenti Climatici; un documento di migliaia di pagine preparato dall’IPCC, il gruppo che raccoglie i dati scientifici globali sul fenomeno per conto delle Nazioni Unite. Con l’AR6 i Governi dispongono di una guida aggiornata sulla più grande sfida della nostra era: limitare il surriscaldamento del pianeta riducendo le emissioni di gas serra, e adattarsi al mutamento degli ecosistemi terrestri causato dai rapidi Cambiamenti Climatici. Fenomeni che secondo l’IPCC stanno già incidendo sull’abitabilità di intere regioni, disgregando filiere produttive in modo irreparabile. Se di fronte a questi richiami la politica non agirà sulla transizione all’energia pulita, il rischio è la vivibilità delle specie sulla Terra come la diamo per scontata oggi. Con un aumento delle temperature sull’attuale passo di +3°C/4°C entro la fine del secolo, i modelli IPCC prevedono mutamenti sconvolgenti.

I mezzi di informazione hanno dato lieve risalto alla pubblicazione dei primi dossier dell’AR6, e ai relativi commenti del Segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres: “Il Rapporto dell’IPCC è il codice rosso per l’umanità; il Cambiamento Climatico sta già mettendo in pericolo miliardi di persone. L’AR6 dovrebbe essere la campana da morto per l’industria del Carbon Fossile, che sta distruggendo il pianeta. Le esplorazioni di giacimenti e l’estrazione di gas, petrolio e carbone dovrebbero cessare immediatamente”.

“Per 30 anni il mondo ha sentito gli avvertimenti degli scienziati climatici”, ha affermato la Direttrice Onu per i Programmi Ambientali Inger Andersen; “ma il mondo non li ha veramente ascoltati.”

Perché questi avvertimenti sono caduti nel vuoto, e gli allarmi non provocano una vera presa di coscienza del Riscaldamento Globale nell’opinione pubblica? Perché le sfide poste dai Cambiamenti Climatici già in atto non rientrano fra le priorità della nostra civiltà?

Il problema potrebbe essere di natura cognitiva, da identificare nel campo della psicologia. Lo ha spiegato Fabio Deotto, giornalista e scrittore, autore di L’Altro Mondo – La vita in un Pianeta che Cambia, intervenendo lo scorso 9 settembre presso la “Casa delle Artiste – Spazio Alda Merini” di Milano, alla tavola rotonda per una nuova narrazione sul clima.

“Spesso pensiamo di avere una salda visione sulla realtà, quella presente e futura, quando invece l’orizzonte del nostro sguardo è molto limitato e compartimentalizzato. Il Cambiamento Climatico sta emergendo come un problema multiforme e multi-sistemico: ha bisogno non di una soluzione, ma di una serie di soluzioni”; che sono difficili da concepire, quando non hai il problema sottomano in tutte le sue facce.

Un impegno che va articolato nei settori più disparati, per luoghi molto diversi tra loro. E’ impossibile immaginare un’unica, urgente soluzione per le acque che stanno sommergendo le Maldive e assediando Miami Beach, e che possa andare bene anche per le siccità in Lapponia, o l’approvvigionamento energetico delle città. Perciò è necessario trovare nuovi modi per parlare del Cambiamento Climatico; un paesaggio dove si incrociano le molteplici strade su cui diversi popoli della Terra sono già incamminati, e da cui non è possibile tornare indietro: la CO2 presente oggi nell’atmosfera scalderà il pianeta ancora per secoli.

E’ fondamentale una panoramica comprensiva eppure mirata; per superare i limiti di un dibattito troppo focalizzato sui dati scientifici, e che periodicamente si raccende solo con eventi catastrofici – come le alluvioni e gli incendi di questa estate.

“Se parlate solo di paura o catastrofi colpevolizzando la gente”, ha provocato una persona del pubblico, “la gente non vi sta ad ascoltare”.

Il libro di Deotto è una risposta a questi timori: un reportage dai luoghi già afflitti dal Cambiamento Climatico, ad esempio proprio le Maldive, la Lapponia e gli Stati Uniti, raccogliendo le voci di chi già convive con il rapido innalzamento degli oceani e la perdita del suolo; o con l’improvvisa aridità dell’ecosistema, che mette a rischio secolari processi di sussistenza. Un viaggio fisico, e al tempo stesso nella psiche umana ingaggiata in questa sfida; per poi addentrarsi in riflessioni sulla cultura della nostra civiltà, sempre alla ricerca della crescita indefinita e al profitto. Un prisma, lo sguardo dell’autore, sui variegati cambiamenti in atto, non solo climatici; per un libro quindi che racconta il presente, non un futuro lontano: un compendio di storie che aprono gli occhi al lettore; rendendo finalmente intelligibili quei dati, filtrati con cura fra le pagine, che la scienza fornisce da trent’anni.

Ma come è stato possibile giungere a questa situazione? Con una presa di coscienza così tardiva, per altro superficiale? E’ la domanda che si pone la seconda relatrice della serata, la giornalista e scrittrice Stella Levantesi, autrice del libro I Bugiardi del Clima – Potere, politica, psicologia di chi nega la crisi del secolo.

Un’inchiesta meticolosa su una delle più grandi opere di offuscamento mai tentate: far credere all’opinione pubblica mondiale che il Riscaldamento Globale non esistesse; o che non vi fosse un nesso fra le emissioni di gas climalteranti e l’aumento delle temperature e il conseguente Cambiamento Climatico. Dietro a un’opera di mistificazione che ha bloccato l’ascesa di fonti alternative, c’è l’industria del carbon-fossile, con i suoi tentacoli nella politica, nell’accademia e nell’informazione. Nel libro la giornalista racconta come proprio i colossi del petrolio fossero stati i primi, alla fine degli anni ’70, a condurre test estensivi inequivocabili: bruciare fonti fossili innalza le temperature; risultati poi chiusi in cassetti, e contraddetti quando a presentarli erano gli scienziati davanti alla Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC).

Attacchi spesso lanciati da studiosi e accademici indirettamente foraggiati dall’industria del carbon-fossile, ma introdotti come voci rispettabili e indipendenti. Posizioni che, ledendo il consenso scientifico, ricevevano una cassa di risonanza dai maggiori organi di stampa; fino a pochi anni fa la BBC era una piattaforma privilegiata di chi rigettava la scienza sul Riscaldamento Globale antropico.

La Levantesi fa suo l’adagio che per capire il presente, e costruire il futuro, è necessario prima conoscere il passato. Gli stessi meccanismi e protagonisti del negazionismo oggi sono riconoscibili nel tentativo di frenare la transizione verso le rinnovabili. Nessuno più, se non singoli bastian contrari, nega che l’attività umana sia alla base del Riscaldamento Globale; tuttavia emergono narrazioni che minano le politiche di contrasto al Cambiamento Climatico. Come ad esempio la deresponsabilizzazione dell’industria del carbon-fossile nel mantenere il sistema di consumo che emette CO2; con un messaggio ambiguo: noi produciamo quello che il mercato domanda – incolpando implicitamente il cittadino/consumatore.

Un altro sviamento è il greenwashing delle grandi aziende: esaltare l’importanza della lotta al Cambiamento Climatico, mantenendo alte le emissioni di CO2. Una propaganda riconducibile a molti colossi, che invece di investire nelle fonti alternative, contribuiscono ancora all’estrazione dei carbon-fossili.

Per Levantesi è fondamentale capire un aspetto: chi attacca la scienza climatica, o minimizza la rilevanza degli studi sul fenomeno, o sposta il focus dalle rinnovabili, ha interessi enormi. Sull’equilibrio fra questi interessi, la necessità di agire, e la sostenibilità economica della transizione, si gioca il futuro delle prossime generazioni.

Ed è la terza relatrice della serata a rappresentare le istanze delle leve più giovani, quelle che si troveranno ad affrontare un clima sempre più ostile: Martina Comparelli, una portavoce di Fridays For the Future, organizzazione nata con Greta Thunberg e gli scioperi scolastici per sensibilizzare sul cambiamento climatico. E’ impensabile, dice Comparelli, che l’industria del carbon-fossile, colpevole di una crisi climatica di queste proporzioni, non paghi, e addirittura non rinunci a strategie di profitto per i prossimi decenni.

Una richiesta di giustizia sociale, la sua, a fronte dell’immagine usata da chi frena la transizione energetica: “sostituire il carbon-fossile con le rinnovabili sarà un bagno di sangue” – uno dei trucchi retorici smascherati dalla Levantesi. Molti economisti sono disposti a barattare il clima con un’idea di stabilità; che però non è più tale: non sul medio e lungo termine, e in alcune zone nemmeno sul breve periodo, come ha documentato Deotto.

E’ arrivato il momento, dice Comparelli, di attrezzarsi di nuovi strumenti mentali, non solo scientifici: la transizione energetica dovrà essere lo spunto per generare ricchezza – che poi è l’approccio dell’Unione Europea e del “Green Deal”, il patto per il rilancio dell’economia puntando alla neutralità carbonica entro il 2050.

Tuttavia l’industria del carbon-fossile, come un dinosauro, lotterà con tutte le sue forze per non estinguersi; chiederà tutto il tempo necessario per evolversi, e mantenere il ruolo dominante anche nel settore delle rinnovabili. E’ su questo terreno, il tempo, che Fridays for the Future combatterà la battaglia: attraverso un attivismo pressante sulla politica, corteggiata dalle lobby del carbon-fossile. Lo sciopero da scuola, ogni venerdì, fa parte ormai dell’arsenale di questo movimento: un’arma pacifica che ha fatto breccia nell’opinione pubblica. Uno sciopero che il prossimo 24 settembre sarà globale – a Milano l’appuntamento è in Largo Cairoli.

A molti le richieste di Fridays for the Future sembrano pretenziose, e l’accusa di inazione esagerata; in realtà traducono in una lingua accessibile il messaggio complesso dell’AR6: così come stanno le cose, non si riuscirà a rispettare l’Accordo di Parigi del 2015, ovvero limitare l’aumento delle temperature globali a 1,5°C/2°C entro il 2100.

Tanto è vero che l’oratoria di Greta Thunberg, inflessibile e diretta, è sulla bocca di quegli stessi politici che fino a poco fa misuravano le parole per non contrariare i colossi del Carbon-Fossile. O la lobby del nucleare, che in Italia sta tornando di moda.

Ci tocca studiare anche quel settore, dice Comparelli; la quale sottolinea l’importanza della raccolta di dati e informazioni: per confrontarsi quotidianamente su un tema che non è più ridotto al clima, e nemmeno alla dicotomia rinnovabili/carbon-fossile.

Il Cambiamento Climatico va usato, aggiunge Levantesi, come chiave per interpretare la realtà: dalle migrazioni all’urbanizzazione; dalla produzione alimentare al trasporto pubblico. Le questioni sono così numerose e interconnesse, da richiedere un approccio ontologico: in che tipo di mondo voglio vivere? Domande che plasmano l’interiorità, e dettano linee educative. Le risposte potrebbero non essere immediate; tuttavia è in questa dialettica, interrogandosi sulla Crisi Climatica, che si configura la mappa per il presente e il futuro.

Un’impresa che non percorriamo da soli, ma in compagnia degli scienziati climatici; di cui, invita Deotto, dobbiamo fidarci: “Finora hanno indovinato tutto; semmai hanno sbagliato sulla tempistica dei Cambiamenti Climatici: non avevano previsto una tale rapidità del fenomeno.

di Cristiano Arienti.

In copertina: una recente inondazione a Miami Beach

Fridays for the Future

AR6 (Sesto Rapporto di Valutazione sui Cambiamenti Climatici, IPCC)

IPCC

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