Depp vs Heard: una sentenza che salva lo stato di diritto e il MeToo

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Nel luglio 2016 Amber Heard chiese un incontro al marito Johnny Depp, in tour promozionale a San Francisco; erano trascorsi due mesi dall’ordinanza di restrizione che impediva alla star di avvicinarsi alla moglie. Era stata spiccata dopo che l’attrice 30enne aveva denunciato “l’ennesimo abuso domestico”, avvenuto il 21 maggio 2016, nella loro casa di Los Angeles. Depp negava ogni accusa di abusi fisici sulla moglie, sposata nel 2015 ma con cui aveva una relazione dal 2013. Accettò l’incontro in una camera d’hotel: sperava nel ritiro della denuncia, preambolo di un divorzio conciliante; la moglie, all’opposto, tentò di fargli ammettere le violenze. Durante l’incontro, registrato in segreto dalla Heard, la donna si fece avanti implorando un gesto d’affetto all’uomo da cui aveva chiesto protezione. Dall’audio si percepisce il turbamento di Depp: “questo è folle”, affermò respingendola. In quella camera c’era già stato un altro momento drammatico: l’uomo aveva estratto un coltellino, poggiando la lama sulla sua pelle: “non farlo”, ripeteva Heard; solo dopo, soppesandolo, la donna s’accorse che la lama era smussata: “Se davvero vuoi farti del male, dovresti usarne uno che taglia davvero”.

Amber Heard e Johnny Depp

La registrazione è stata utilizzata come prova nel processo per diffamazione intentato da Depp contro l’ex moglie per aver firmato nel dicembre 2018 un editoriale sul Washington Post: “Ho denunciato la violenza sessuale, e ho subito la rabbia della nostra cultura – questo deve cambiare“; Heard si raffigurava come rappresentante delle vittime di abusi domestici: un ruolo a cui era assurta “due anni prima” – ovvero quando ottenne l’ordine di restrizione. Depp non è nominato nel pezzo; che fece il giro del mondo in pieno MeToo, il movimento di risveglio delle coscienze sugli abusi e le violenze sulle donne come sistema strutturale. Nell’editoriale Heard ha scritto che la “rabbia che l’aveva investita arrivava dalle istituzioni che difendevano uomini potenti”. Impossibile non legare l’editoriale all’ex marito; del resto nel processo, celebratosi a Fairfax, Usa, tra aprile e giugno, ha ammesso di averlo scritto pensando a Depp.

L’eco mondiale di quelle illazioni, moltiplicate dall’effetto MeToo, gettò fra i paria una delle stelle più amate del cinema. Fu come se lei avesse dissotterrato l’ascia di guerra.

Nel 2017 i due coniugi avevano raggiunto un accordo di divorzio con la clausola di lasciar decadere qualsiasi accusa – la Heard che il marito l’avesse abusata; Depp che la moglie l’avesse diffamato. Oltre a un appartamento, una macchina e benefit minori, Depp consegnava 7 milioni di $ alla Heard. L’attrice, a sua volta, si era impegnata pubblicamente a donare la somma: metà a un ospedale pediatrico di Los Angeles, e l’altra alla ACLU (Unione Americana per le Libertà Civili).

Durante il processo è emerso che l’imputata non versò mai i soldi. Quella promessa aveva accresciuto la fama di Heard come paladina contro gli abusi; e fu un fattore cruciale nel processo per diffamazione intentato da Depp contro il magazine britannico The Sun, che in un articolo del giugno 2018 lo aveva descritto come un “picchiatore di mogli”. Nel processo in Inghilterra, la Heard fu la principale testimone della difesa, senza essere contro-interrogata dall’accusa. Il giudice Andrew Nicol, padre di un giornalista che collaborava con il Sun, riconobbe più che plausibili 12 casi di violenza su 14; uno corroborato da Raquel Pennington, amica di Heard. Il verdetto, del 2020, sanciva che il magazine poteva scrivere che Depp aveva picchiato la moglie.

Nel verdetto del processo appena celebrato, una giuria ha invece sentenziato che l’imputata mentì tendenziosamente su tutti quei 14 casi; disseminando falsità sulla stampa per un tornaconto personale.

Uno dei punti oscuri è il ruolo della ACLU: nel 2017 ricevette 350.000 $ donati a nome di Heard ma versati da Elon Musk, il magnate all’epoca “boyfriend” dell’attrice. Pur non avendo mai visto un centesimo dei 3,5 milioni di $, ACLU le propose di firmare un pezzo sugli abusi sulle donne; contemporaneamente alla pubblicazione sul Washington Post, la nominava Ambasciatrice delle vittime di violenza domestica.

Per i legali della difesa, l’audio in cui Depp minacciava di tagliarsi, provava che fosse pericoloso per la Heard; e in grado di infliggersi ferite. Tesi sostenuta per un altro incidente chiave, in Australia: quando nel 2015, un mesetto dopo le nozze, l’attore ebbe una falange della mano amputata mentre si trovava con la moglie.

Sul banco dei testimoni, interrogato sul perché di quel gesto – estrarre un coltellino e puntarselo sul braccio – Depp ha risposto: “volevo far capire alla signora Heard che per me era la fine, non avevo altro da darle se non il mio sangue.”

La distruzione di Johnny Depp

Il 20 maggio 2016, il giorno prima della presunta aggressione alla base dell’ordinanza di restrizione, la madre di Johnny Depp spirò dopo una lunga malattia. Un mese prima l’attore aveva licenziato l’uomo che per 17 anni gli aveva gestito il patrimonio: le sue finanze erano in dissesto, con buchi causati da noncuranza e ammanchi sospetti. In quel 2016 la carriera dell’attore era in declino, pur essendo la star di una serie cinematografica popolare, I Pirati dei Caraibi. Da qualche anno l’abuso di alcol e droghe era diventando un problema; i tentativi di disintossicazione erano ostacolati dall’unione con Amber, anche lei consumatrice. I quindici mesi di matrimonio erano stati un veloce precipitare in continui litigi. I due avevano iniziato a frequentarsi nel 2012, dopo la separazione amichevole di Depp da Vanessa Paradis, storica compagna con cui aveva avuto due figli; e il divorzio di Heard dalla musicista Tasya Van Ree, un legame in cui l’attrice fu arrestata per aggressione alla moglie in luogo pubblico.

Secondo la ricostruzione della Heard in sede giudiziaria, le botte sarebbero cominciate fin da subito: “cinque anni di pestaggi”, commessi da un Depp ubriaco e allucinato. Durante una telefonata dopo l’ingiunzione dell’ordine di restrizione, l’attore domandò alla moglie: “perché mi stai facendo questo Amber? Mio figlio a scuola verrà additato perché il padre picchia le donne: capisci cosa stai facendo?”

Nella registrazione della telefonata, Heard la definisce una forma di autodifesa per quello che sarebbe potuto succederle se fosse rimasta con lui.

Il 22 maggio 2016, due giorni dopo la scomparsa della madre di Depp, e il mese dopo la scoperta del dissesto finanziario, tramite avvocato Heard contattò i legali del marito con una richiesta di divorzio faraonica: 6 milioni di $ all’anno, più case, macchine e benefit; se non fosse stata esaudita, lo avrebbe denunciato per abusi domestici. La mancata risposta, con Depp in Europa per lavoro, spinse la donna a depositare la causa di divorzio il 24 maggio. Tre giorni dopo i paparazzi la immortalarono all’uscita dal tribunale, ottenuto l’ordine di restrizione, con in faccia presunti segni di percosse; dal processo è emerso che fu Heard ad allertare TMZ, il magazine scandalistico di Hollywood.

Quel giorno fu l’inizio della fine per Johnny Depp, progressivamente emarginato dal mondo del cinema. La Heard è l’unica donna ad averlo mai accusato di abusi in quattro decenni di vita pubblica.

Ci vorranno 6 anni, e due processi, per fare chiarezza su cosa accadde la notte del 21 maggio 2016; Depp rincasò deciso a rompere con Amber; una discussione subito precipitata in litigio. Nel processo Usa, Raquel Pennington, testimone del presunto assalto, ritrattò la sua precedente versione: non assistette a nessuna violenza o abuso fisico da parte di Depp, né quella sera né mai.

E ancora: una prima pattuglia di polizia, allertata da un amico di Amber Heard, visitò la casa: una agente esperta di abusi domestici si intrattenne con la donna, senza riscontrare segni di violenza. Questo venne confermato da una seconda pattuglia, richiamata sul posto: dalle immagini delle body-cam risulta un ambiente in ordine, e non il luogo del burrascoso litigio descritto poi da Heard e Pennington. I quattro agenti, esclusi dal processo in Inghilterra, nel tribunale Usa hanno confermato che non c’era nulla da segnalare.

Altre due persone hanno testimoniato di non aver notato segni sul volto di Heard incontrandola dopo l’incidente; tanto meno quelli visibili all’uscita dal tribunale. Dal processo è emerso che le fotografie con i postumi dell’aggressione erano state sottoposte a editing. Il materiale visivo di dominio pubblico, per altro, è stato rilevante; confrontato alla cronologia delle presunte aggressioni, ha mostrato un volto normale laddove avrebbero dovuto esserci spaccature, lividi, gonfiori, tagli, fratture. Heard non ha prodotto alcun referto medico che attesti uno solo dei danni dei presunti pestaggi; nessuno ha visto Depp alzare un dito contro di lei, a parte sua sorella Whitney in un’occasione.

Per le due Heard, a fine marzo 2015, Depp avrebbe colpito Whitney e afferrato Amber per i capelli, prendendola a pugni con l’altra mano; una versione negata da altri due testimoni. In quel periodo Depp era convalescente da una operazione chirurgica di riattaccamento della falange; nella mano, fasciata da una gessatura semi-rigida, era stato applicato uno stent per la circolazione sanguigna. L’unico atto di violenza su cui i testimoni sono concordi, e ammesso dalla Heard stessa, è stato un pugno in faccia al marito.

Il primo colpo sferrato dalla Heard, ha raccontato Depp, era partito il mese prima, durante il viaggio di nozze in Tailandia: in quel momento, dice, ha avuto il presentimento che qualcosa fosse cambiato in Amber; negli anni precedenti, pur tra alti e bassi, le cose erano andate in modo fantastico.”

Per quel colpo, Depp ha prodotto evidenze fotografiche: un livido sotto l’occhio.

E’ qualche settimana dopo che si verifica l’incidente in Australia, quando Amber Heard amputò la falange di Depp lanciandogli addosso una bottiglia di vodka. Una prima bottiglia l’aveva mancato per un soffio, spaccandosi contro una parete che rimarrà bucata. Che sia stata lei a causare il ferimento non è mai stato in discussione: i testimoni giunti sul luogo hanno raccolto la disperazione di Heard: “non volevo fargli del male”, ripeteva. Tutto ripreso in una registrazione fatta partire dalla donna, e usata a spizzichi in fase giudiziaria in Inghilterra. Nelle successive versioni di Heard, l’attore l’aggredì picchiandola e percuotendola; e mentre la serrava per la gola, si sarebbe “tagliato” il dito fracassando un telefono a muro; poi l’avrebbe violentata con una bottiglia di liquore. Un fatto che la costrinse ad asserragliarsi sanguinante in un bagno; per poi prendere un sonnifero e andare a letto.

Nella realtà fu Depp, inseguito dalla moglie, ad asserragliarsi sanguinante in un bagno; da lì inviò un messaggio al loro dottore, David Kipper; al quale, entrato in casa con un’infermiera, si aprì uno sfacelo. Heard piangeva in preda al panico: “Lo perdo, stavolta lo perdo”, si sente nell’audio: parlava di Johnny, a cui venivano prestate le prime cure. Né il dottor Kipper e l’infermiera, né nessun altra delle persone accorse, notò segni di violenza sulla Heard; che non ci fosse nessun danno fisico per la donna era implicito. Il vero problema, per l’entourage dei coniugi Depp, era farla espatriare, poiché rischiava un’incriminazione per glassing. Dopo qualche ora Heard fu accompagnata in volo a Los Angeles mentre Depp usciva da una sala operatoria. Solo dopo anni, in fase giudiziaria, la donna si descrisse come una maschera di lividi, con tagli sul volto, sulle braccia, sotto le piante dei piedi, e nella cavità vaginale.

Qui è necessario rimarcarlo: la tempistica di una denuncia di violenze è relativa; a volte le vittime di abusi impiegano anni per elaborarli, e spesso non trovano nemmeno il coraggio di esternarli. Teresa Silva, docente di criminologia forense, ha però spiegato: l’aggressione dettagliata dalla Heard avrebbe portato all’ospedalizzazione; oltre a lasciare un grave trauma psicologico, talvolta insormontabile per le vittime. Per questo, in un articolo del 2021 sul Journal of Forensic Psychology Research Practice, definì non credibili le accuse di Heard.

L’audio in cui l’attrice ammette di aver “ferito Johnny” non è stato presentato come prova negli Usa: è udibile Jerry Judge, all’epoca capo della sicurezza dei coniugi, e scomparso nel 2019. Nonostante esista questa confessione, la Heard in tribunale ha recitato una ricostruzione sconvolgente, inventandosi un telefono a muro di cui non c’è traccia per giustificare il buco sulla parete e l’amputazione della falange. Soprattutto, da quattro anni addita Depp come capace di un atto mostruoso; un crimine per cui avrebbe meritato il carcere, non illazioni sul Washington Post.

“Quest’uomo ha provato a uccidermi”, ha ripetuto più volte Amber Heard durante il processo, palleggiando lo sguardo tra l’ex marito e la giuria: “Sono una sopravvissuta”.

“Che cosa ha perso – è stato chiesto all’attore sul banco dei testimoni – da quando è stato investito da queste accuse? “Niente meno che tutto”, ha risposto Johnny Depp.

Lo stato di diritto all’epoca del MeToo

Chi si scandalizza del verdetto, vede in Amber Heard una “vittima imperfetta”, visto le evidenti bugie e aggressività; tuttavia, considerando l’incidente in Australia, andrebbe tracciata una linea, e osservati i fatti da un punto di vista simmetrico: è Johnny Depp una “vittima imperfetta”, con le sue contraddizioni, gli scatti d’ira e gli sms macabri.

In ognuno dei 14 casi denunciati da Heard, c’è un’impalcatura di ricordi crollata di fronte ai fatti; la plausibilità è stata spazzata via da prove, documenti, testimonianze. Rimane la parola di una donna che si è contraddetta numerose volte durante il processo; contro quella di un uomo che ha dimostrato solidità: anche quando ha ammesso colpe, eccessi e rancore.

Che senso ha parlare di Amber Heard come vittima di un qualcosa che Depp non ha mai compiuto? La donna non merita gli sberleffi on-line che i social le riservano: ma che diritto aveva di inventarsi quelle accuse infamanti?

Dopo sei settimane di processo, per la giuria è lecito affermare che l’attore è stato vittima di “un imbroglio ordito dalla moglie: la denuncia di molestie aveva l’obiettivo di ottenere vantaggi personali, mentre le accuse di violenza erano usate come una spada”.

Nell’alveo del movimento MeToo si alzarono molte critiche contro Depp, quando annunciò la causa per diffamazione contro l’ex moglie: Amber, si diceva, viene tormentata da chi l’ha abusata per anni; costretta a rivivere in tribunale le violenze subite. Nel processo, però, è stato soprattutto Johnny a manifestare disagio nel raccontare gli alterchi con la moglie: la dinamica emersa vedeva la Heard farsi sempre più aggressiva, fino a diventare manesca; a quel punto Depp si sottraeva allo scontro fisico, rifugiandosi in un’altra stanza, o uscendo di casa.

In tribunale hanno trasmesso audio in cui la donna deride il marito per le sue “fughe”, accusandolo di “non affrontare le questioni come un vero uomo”. In altri, la donna ammette di averlo colpito, e in uno dichiara: “non posso promettere che non inizierò più uno scontro fisico”. In nessuna di queste conversazioni, registrate in segreto dalla Heard, si fa riferimento alle presunte aggressioni di Depp; solo in un caso il marito si scusa per aver incocciato sulla testa della moglie, giustificandosi col tentativo di bloccarla mentre lo stava aggredendo.

In una telefonata del 2016, dopo l’ordine di restrizione e prima dell’incontro a San Francisco, Depp rammentò questa dinamica, cioè che fosse lei ad averlo sempre aggredito fisicamente; la risposta di Amber è eloquente:

“Dillo al mondo, Johnny, diglielo: io, Johnny Depp, un uomo, sono anche io vittima di violenza domestica. Vediamo quante persone ti crederanno o staranno dalla tua parte.”

Questo è il messaggio che nessuna vittima vorrebbe mai sentirsi dire: insinua la paura, oltre alla sofferenza, di non essere creduti qualora si parli pubblicamente.

Su molti giornali, dal New York Times al Guardian, si sono lette analisi che considerano il verdetto come un passo indietro per le donne, e la fine del MeToo: come se la narrazione generata dalle false accuse di Heard fosse più importante della giustizia da garantire a Depp. La celebrazione di un processo, presieduto dalla giudice Penney Azcarate, è di per sé una conquista: per chi afferma di aver subito un torto; e per chi deve difendersi dall’accusa.

Condannare a priori Depp significava vendicare la “donna” come categoria sociale oppressa; proprio perché Heard ne era celebrata come una paladina: una negazione dello Stato di diritto, che cancellerebbe la radice stessa di qualsiasi movimento per la giustizia.

Non è un caso che nel processo simbolo del MeToo, il predatore sessuale Harvey Weinstein è stato condannato; il produttore cinematografico era ben più potente di Johnny Depp.

La sconfitta di Heard in tribunale, paradossalmente, dà credibilità al movimento per i diritti delle donne; punisce una persona che ha strumentalizzato uno dei fenomeni più atavici e dolorosi da combattere: le violenze domestiche nelle società patriarcali.

Commentando il verdetto, Amber Heard si è detta “profondamente triste, perché spingerà le donne a tacere degli abusi”. A risponderle è stata Camille Vasquez, una dei legali di Depp: “Questo verdetto deve spingere qualunque vittima a farsi avanti, e denunciare.”

Seduto sul banco dei testimoni, dopo che erano già emerse le inconsistenze dell’ex moglie, Johnny Depp ha affermato: “Finalmente ho avuto la possibilità di dire al mondo la verità; non mi importa cosa deciderà la giuria: mi sono tolto dalle spalle il peso che, con riluttanza, ho sopportato per questi sei anni.”

di Cristiano Arienti

Fonti e Link utili

https://people.com/movies/johnny-depp-reveals-amber-heard-asked-to-meet-with-him-after-filing-restraining-order/

Form del processo Depp vs Heard

https://www.dailymail.co.uk/news/article-10763539/Johnny-Depp-trial-day-11.html

Il Processo Depp vs Heard nella sua interezza (trasmesso dal network Law & Crime)

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