Lotta ai Cambiamenti Climatici: il tradimento della politica
La mano appoggiata sull’alluminio della caldaia, il soffio della fiammella accesa come anima in una cassa toracica, il bruciore del gas che s’irraggia sul palmo; l’acqua a 65°C scorre per i tubi casalinghi: in caloriferi che irradiano tepore contro l’inverno, e in sanitari che gettano acqua rilassante. E’ lo stesso “fuoco” che sollevò la specie umana dalla bestialità; proiettandola nell’evoluzione che ci ha permesso di superare frontiere temporali e geografiche del nostro pianeta.
Esco nella fredda sera e guardo nel blu stellato, dove a volte capita di cogliere il passaggio di satelliti artificiali; ma la vista è irretita nei fumi svolazzanti del comignolo: il vapore acqueo misto anidride carbonica generato dalla combustione del gas in caldaia. Poco più su, in un gioco di prospettiva, pulsano le luci di un aereo, nelle orecchie il boato dei motori: scorgo mentalmente monossido e anidride carbonica scaricati a tonnellate nell’aria, tutta roba che respiriamo. Processi da moltiplicare per milioni di volte solo in Italia: scaldare gli edifici e viaggiare hanno un costo sulla salute, con alti tassi di inquinamento; e un impatto sul clima, infittendo l’effetto serra. Ricavare energia attraverso i combustibili produce 2,4 tonnellate equivalenti di petrolio per persona in un anno, conducendo alla morte prematura oltre 50.000 nostri concittadini; e contribuisce al Riscaldamento Globale, causa dei Cambiamenti Climatici: esponendo la nostra specie alla reazione bestiale e indifferente della natura.
Dopo due milioni di anni quel “fuoco” ci ha lanciato nel sogno dell’esplorazione spaziale; ma dalla Rivoluzione industriale in poi ha pure alterato la chimica atmosferica: in due secoli, da circa 280 ppm (parti per milioni) la CO2 è passata agli odierni 430; un’impennata senza precedenti nei cicli climatici terrestri. Per risalire a questa concentrazione bisogna tornare a milioni di anni fa.
Che il Riscaldamento Globale derivi dall’iniezione di CO2 è un fatto acclarato da decenni di studi multidisciplinari. Già nell’800 gli scienziati avevano provato in laboratorio il fenomeno; oggi i satelliti orbitanti ne misurano gli effetti sull’intero pianeta. Solo per l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) sono in corso 27 progetti di ricerca: dalla fusione dei ghiacci polari all’ossidazione degli oceani, dallo scioglimento dei ghiacciai al calore trattenuto dalle nubi; e l’ESA è una componente del Sistema di Osservazione Climatica Globale, una rete che monitora i Cambiamenti: l’avanguardia della conoscenza umana.
Negare il Riscaldamento Globale antropico è ormai un esercizio circense. Perfino l’Amministrazione Trump, nonostante il Presidente lo definisca un imbroglio, ammette che esiste; è nel piano di deregolamentazione sulle emissioni di CO2: l’azione umana gonfia le temperature – dice il piano – ma senza rappresentare una minaccia per la salute dei cittadini. Eppure negli Usa ci sono quasi 100.000 decessi prematuri all’anno legati ai combustibili fossili; ed eventi climatici sempre più intensi e frequenti stravolgono la vita degli americani. Nel 2024 l’Uragano Helene ha raggiunto la regione appalachiana del North Carolina con una forza mai registrata, mietendo oltre 100 vittime con danni per 60 miliardi. E’ così in tutto il mondo: nei Paesi dell’emisfero meridionale in modo ancor più drammatico.
Il dibattito quindi è sulla quantità di decessi e distruzione ritenuti accettabili per mantenere il carbon-fossile come primaria fonte energetica; e sul tipo di rischio a fronte di un Riscaldamento Globale a cui non potremo adattarci senza raggiungere in fretta la neutralità carbonica (l’equilibrio tra emissioni di CO2 e assorbimento naturale). Per Trump questo rischio va dileggiato, ma stiamo parlando di un soggetto che consigliò di iniettarsi disinfettante per curare il Coronavirus; i suoi alleati politici, dalla destra estrema ai partiti “moderati”, si limitano a scansarlo.
In realtà i leader mondiali, ascoltando gli allarmi dei ricercatori, avevano capito quanto grave e sistemica sia l’emergenza: stiamo mutando la genetica terrestre; a documentarlo, migliaia e migliaia di studi peer-reviewed raccolti dall’IPCC (Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici), il forum scientifico delle Nazioni Unite. Periodicamente l’IPCC pubblica Rapporti sul fenomeno; con modelli che calcolano vastità e rapidità dei Cambiamenti Climatici a seconda dei gradi in aumento entro la fine del secolo. Gli scenari superiori al +4°C sono fuori dalla portata cognitiva, e solo con l’ispirazione della science-fiction riusciamo a immaginarli.
L’Accordo di Parigi del 2015, con l’impegno dei Paesi di tutto il mondo a ridurre volontariamente le emissioni, prevedeva di mantenere l’innalzamento a +1,5°C entro il 2050, e +2°C entro il 2100. Diversamente, si proietterebbe l’umanità e tutte le specie del pianeta in terra ignota: scioglimento dei ghiacci artici e spostamento dell’asse terrestre, coste e isole sommerse, tropicalizzazioni e desertificazioni, estinzioni di massa, rottura delle catene alimentari, nuove latitudini inabitabili, migrazioni forzate. Dinamiche, per altro, già in atto.
A Parigi si respirava un’aria da ultima spiaggia, ma alla fine si tirò un sospiro di sollievo.
Una generazione politica dopo, la visione che portò all’Accordo è bollata come “catastrofista”. Dire che è vitale accelerare la transizione energetica diventa “ambientalismo ideologico” – espressione cara a Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio italiano. Una premessa della destra per attaccare il Green Deal, le politiche di contrasto al Cambiamento Climatico, varate in sede europea dopo gli impegni del 2015.
Per Meloni non dovremmo porre limiti all’utilizzo del carbon-fossile, secondo la teoria della “neutralità tecnologica”: è il mercato, e non la regolamentazione, che decide con quali fonti energetiche scaldiamo le case, alimentiamo i mezzi di locomozione, facciamo funzionare la nostra industria. Per questa politica non è rilevante che in appena dieci anni la temperatura si sia innalzata di +0,4°C, a un ritmo sempre più accelerato. Nel triennio 2023-2025 abbiamo già sforato la media di +1,5°C: la soglia simbolo è superata, sotterrando ogni ambizione, con un quarto di secolo in anticipo.
Valutando le correnti emissioni, siamo proiettati in una forbice tra i +2,7°C e i +3,5°C nei prossimi decenni; l’umanità dovrà vivere, e sopravvivere, in un paesaggio terrestre mutato in ogni angolo; e in trasformazione implacabile, visto che la CO2 in atmosfera permarrà per secoli, e i sistemi di cattura non offrono garanzia.
Il “fuoco” con cui stiamo riformulando il DNA di aria e oceani è già un incubo; ma guai a gridarlo, per non attirare il biasimo di questa classe politica, che ormai ignora l’Accordo di Parigi, o da cui si è addirittura sfilata: come gli Usa, il grande inquinatore pro-capite, tornati a incrementare le emissioni; ma non la Cina, il grande inquinatore totale, che ha raggiunto il picco carbonico in anticipo rispetto agli impegni.
Per lo meno, superata la fase dello scetticismo, la stampa generalista adempie al proprio dovere: informare i cittadini sui rischi del Riscaldamento Globale; al netto dell’editorialista “moderato”, dubbioso sulle rinnovabili; o del giornalista “libero di pensare con la propria testa” per cui sarebbe tutto una montatura; o dei social media, dove il post dell’influencer livella carriere accademiche. Tuttavia è da quel retroterra di scetticismo, dubbi e negazionismo che spuntano le linee politiche di oggi; ed emerge così il problema: la sterile comunicazione tra leader e scienziati. Lo dimostra il semi-fallimento della recente Conferenza delle Parti (COP30), la stessa sede Onu dell’Accordo di Parigi: nel documento finale è saltato il riferimento ai carbon-fossili come causa dei Cambiamenti Climatici.
Nel dibattito attuale non assistiamo al dialogo costruttivo tra una Giorgia Meloni, la guida del nostro Paese, e un Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica grazie agli studi sui sistemi complessi sul Clima. Sentiamo spesso però ministri prendersela con Greta Thunberg, che a 16 anni, con i Fridays For the Future, aveva sensibilizzato i giovani sull’inazione dei governi. La politica evita di commentare i Rapporti dell’IPCC, ma “parla” di clima a proposito degli attivisti che bloccano le strade o imbrattano opere d’arte, e con uno scopo: offrire uno schermo populista allo smantellamento del Green Deal. L’ultima del Governo Meloni è l’attacco all’ETS, il Sistema di Scambio delle Emissioni destinato all’industria, pilastro europeo per limitare le emissioni di CO2; a cui si somma il rifiuto della scadenza sulle vendite degli automezzi con motore a scoppio. La Commissione europea, pressata da un europarlamento a trazione “popolare-conservatrice”, ha già ridimensionato i traguardi di riduzione di anidride carbonica; ma a Meloni e soci non basta: chiedono ulteriori ribassi; confortati da una parte di elettorato su cui peserebbero le regolamentazioni. Cambiare automezzi inquinanti e migliorare la classe energetica di immobili vecchi hanno costi non indifferenti; per alcuni nuclei familiari si tratta di investimenti non preventivati, svantaggiosi, o percepiti come non necessari; o magari inaccessibili, nonostante le agevolazioni di ecobonus e incentivi – che Meloni sta drasticamente riducendo.
La retromarcia metterà in crisi un mercato che si stava attrezzando per la transizione energetica; con la giustificazione di proteggere la crescita economica e l’occupazione. Ma quale prosperità si può assicurare, nel medio e lungo termine? Inondazioni, cicloni mediterranei, rottura delle stagioni, hanno già un costo periodico sulle filiere del nostro Paese – particolarmente esposto al Cambio Climatico: dall’agricoltura al turismo, dalla logistica all’industria, dall’ittica alla pianificazione urbana. La risposta della politica è controintuitiva: destrutturare il problema, disgiungere gli eventi climatici, e le loro cause, dallo sviluppo economico e sociale. Poi però ogni anno ci troveremo danni per decine di miliardi di euro, che né lo Stato né le Assicurazioni riusciranno a coprire.
Un tradimento della politica che però non è visto tale nel mondo dell’economia: ancora in molti parlano di transizione energetica come un processo dalla cadenza lentissima; un ritardo culturale che ha affossato la competitività in svariati settori delle rinnovabili. Solo adesso l’Unione si è svegliata puntando al “Made in Europe” per raggiungere un nuovo paradigma attraverso sviluppo e occupazione.
Già una ventina di anni fa la tecnologia era a disposizione, ma mancavano il coraggio e soprattutto la visione, accecata dall’idolatria del profitto – vedi la Crisi del 2008; e ingolfata dall’industria del carbon-fossile, in posizione di strapotere. All’epoca la II Guerra del Golfo rappresentava già un monito: non possono essere affidabili gas e petrolio, estratti principalmente da regimi autoritari in regioni a rischio conflitti. Le conferme sono arrivate con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, che forniva gas a mezza l’Europa; e recentemente dalla III Guerra del Golfo, che sta strozzando il mercato del petrolio.
Per un Paese come l’Italia, dipendente dal carbon-fossile estero, l’efficientamento, il solare, l’eolico dovrebbero essere strategici. I Paesi Scandinavi, o Spagna e Scozia, ad esempio, si sono emancipate energeticamente: l’elettricità è prodotta quasi al 100% dalle rinnovabili; ed è in atto un grande sforzo per coprire anche il riscaldamento.
Lo aveva compreso il Governo Conte II, con l’intervento espansivo del Superbonus: pensato nel 2020 per rilanciare l’economia post-lockdown, anche grazie ai fondi garantiti dalla Ue, ha dimezzato il fabbisogno energetico e le emissioni di CO2 per gli edifici coinvolti (500.000, il 3,1% sul totale in Italia). Purtroppo a posteriori sono emerse criticità, come la distorsione del mercato di settore, truffe, e un ritorno limitato rispetto all’ingente spesa dello Stato, circa 100 miliardi di € – a cui sono corrisposti 195 miliardi di PIL (Prodotto Interno Lordo) in un periodo recessivo.
A cosa corrisponderanno i 400 miliardi di €, da qui al 2035, per rientrare nel 5% di PIL pretesi dagli Usa di Trump per rilanciare l’Alleanza Atlantica? A un nulla che nelle migliori delle ipotesi sterzerà verso l’industria militare fondi da destinare a sanità, istruzione, welfare, transizione; nelle peggiori, a un buco nero dove spariranno milioni di persone, se veramente i nuovi armamenti dovessero servire per la guerra.
La questione è difendere la nostra sicurezza contro forze nemiche? Il discorso non vale per le forze della natura che stiamo scatenando?
Probabilmente il tradimento della politica è un’espressione che definisce lo spirito del tempo: invece di guidarci verso un pianeta più vivibile e armonico, i nostri leader ci stanno trascinando oltre il precipizio climatico; e in un abisso bellico.
Miro in cielo l’ardere delle stelle, lontani sistemi solari di cui ci arriva solo una fredda luce; e ragiono su come posso adoperarmi, in prima persona, nella lotta ai Cambiamenti Climatici. Sapendo che un Donald Trump ha annunciato che le estrazioni garantiranno agli Stati Uniti petrolio e gas per un migliaio di anni. In quei giacimenti, incolori o neri, c’è il riflesso di una vita passata sotto i cieli di remote ere geologiche. Domani sorgerà una nuova alba: la Terra, come accade da miliardi di anni, verrà inondata dall’energica carezza del sole.
di Cristiano Arienti
In copertina
Fonti e Link utili
2025 was the third-warmest year on record, Copernicus data show | ECMWF
COP30 deal exposes fragile climate unity as US steps back | Reuters
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Niente di più miope che attaccare il sistema ETS mentre l’Italia frana | Scienza in rete
Relazione-sullo-stato-della-green-economy-in-Italia-2025.pdf
Projects (27 progetti di studio sul Cambiamento Climatico condotti dall’Agenzia Spaziale Europea)
Trump dà il via libera ai gas serra | Scienza in rete
Trump revokes basis of US climate regulation, ends vehicle emission standards | Reuters
Q&A: What does Trump’s repeal of US ‘endangerment finding’ mean for climate action? – Carbon Brief
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EU strikes deal on climate target to cut emissions by 90% by 2040 | Reuters
The 2025 energy transition in eight charts: clean wins, dirty setbacks | Reuters
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