Cosa avrebbe detto oggi Martin Luther King

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Il 17 gennaio negli Stati Uniti d’America  si celebra la giornata in memoria di Martin Luther King. Per questa occasione Cenk Uygur di The Young Turks ha citato alcune dichiarazioni del reverendo di Atlanta, esaltando i suoi lati combattivi e spiegando quanto fosse ampia la sua agenda politica. I programmi di King, infatti, non si limitavano alla richiesta dell’ugualglianza razziale, e sono incredibilmente attuali. Ecco la traduzione integrale dell’intervento di Cenk Uygur pubblicato su Youtube.

Le affermazioni di Martin Luther King riviste oggi. Commento di Cenk Uygur di The Young Turks

“Per prima cosa voglio parlare di Martin Luther King e della sua eredità. Oggi in America c’è l’idea che Martin Luther King fosse un uomo tranquillo e con ideali un po’ confusi, che sperava che tutti quanti potessero andare d’accordo, tenendosi mano nella mano; questo era certamente parte del suo sogno. Poi c’è la convinzione che la sua lotta si concentrasse solo sull’uguaglianza razziale, così il resto del suo programma politico è stato praticamente dimenticato.

Martin Luther King era davvero un grande uomo, e bisogna dire che già allora parlava di quelle che anche oggi sono questioni importanti e urgenti. Non era certo uno che si faceva zittire e non era certo un individuo che pensava di ottenere i risultati con gradualità, come molti sembrano insinuare adesso. Il suo programma comprendeva molto altro rispetto all’uguaglianza razziale. Chiedeva la fine della guerra in Vietnam ed è praticamente sicuro che sarebbe stato contro la guerra in Iraq; anzi, potete starne certi. E quando fece il suo celebre discorso nel 1963, stava marciando a Washington per chiedere occupazione e libertà. Quando venne assassinato a Memphis in realtà stava cercando di innalzare i salari degli operatori ecologici. Quindi voglio darvi un’introspettiva completa dell’eredità di Martin Luther King, e al tempo stesso vorrei darvi il senso di quello che stiamo affrontando oggi.

Comunque ecco altri punti toccati da Martin Luther King durante la sua attività. Parlò del “vento di rivolta globale”, e voleva scuotere le fondamenta degli Stati Uniti fino al luminoso giorno in cui la giustizia avrebbe trionfato. Questi sono proclami che non troverete nei discorsi dei nostri leader progressisti o democratici, al di là del colore della loro pelle; sono terrorizzati alla sola idea di parlare con questo linguaggio, del “vento di rivolta globale”. King parlò anche di cambiamenti radicali nella struttura della nostra società, e aveva assolutamente ragione riguardo a tali questioni. Di certo oggi sono diventate innominabili.

Ed ecco altre questioni innominabili nel contesto odierno; una di esse è che gli afroamericani se la stanno passando davvero male a causa della recessione economica. E’ una questione innominabile perchè, a quanto pare, non importa a nessuno, e niente è stato fatto per mitigare la loro condizione. Nessuna proposta, nessuna legge, nessuna mossa del Presidente, se non un generico: “ehi, speriamo che le cose cambino se continuiamo a dare abbastanza soldi ai banchieri”. Attualmente gli afroamericani sono il 12% della popolazione, e rappresentano il 21% dei disoccupati. Questa non è affatto una buona statistica, ovviamente. Ed eccone un’altra davvero disastrosa: il 19% degli afroamericani maschi è disoccupato. E’ un numero enorme se si tiene conto che il totale dei disoccupati è l’8,5%. Quindi è una percentuale molto più ampia rispetto al resto della popolazione. Come avrebbe reagito Martin Luther King a questi dati? Di certo non li avrebbe presi tanto bene.

Partiamo con un’altra affermazione molto forte da parte di Martin Luther King, la quale avrebbe mandato fuori di testa Rush Limbaugh di Fox News; egli disse: ‘L’America ha dato alla gente di colore un pessimo assegno, che è stato rimandato indietro con il timbro ‘garanzie insufficienti’. Ma noi ci rifiutiamo di credere che la banca della giustizia sia in fallimento.’

King sta parlando di giustizia, ma come credete che sarebbe stata accolta su Fox News  quella frase? Avrebbero detto:  ‘Oh, guarda, è solo per chiedere soldi, lo sapevamo’. Non basterebbe dire; ‘no, guarda sta parlando di giustizia’. Limbaugh continuerebbero in questo tono: “Non è vero! Guardate quello che fa!’

Cosa credete che avrebbe fatto gente come Limbaugh durante il periodo di Martin Luther King? Seriamente! Avrebbe detto: ‘Ah, questo agitatore! Non è un patriota,  è contro la guerra in Vietnam. Fa lotta di classe, sostiene gli operatori ecologici e chiede di alzare il loro salario. Vedete? E’ solo uno che cerca di sovvertire il normale ordine delle cose’. Ecco quello che avrebbe detto Limbaugh.

Ora, oggi c’è chi sostiene che Martin Luther King avrebbe approvato il modo con cui oggi si stanno cambiando le cose, con un passo molto lento. Bene, vi offro un’altra ottima citazione che vi aprirà gli occhi. Ecco cosa disse Martin Luther King: ‘Questo non è il tempo in cui possiamo restare calmi; non è il tempo di prendere la tranquillizzante medicina della gradualita.’

Ora, bisogna tenere conto che erano tempi diversi, con differenti implicazioni: quindi a volte si può spingere sull’acceleratore, altre è meglio andare avanti gradualmente. Ma se il 19% dei neri maschi è disoccupato, e se il 21% sul totale dei disoccupati è afroamericano! […] Per questa ragione, contando anche le altre, credo che Martin Luther King avrebbe detto la sua anche sulla severa situazione di oggi, e non avrebbe preso la tranquillizzante medicina della gradualità. Per altro, sappiamo che altri leader afroamericani  di questa Nazione sono molto interessati a quel tipo di ricetta.

Bene, Paul Krugman sul New York Times scrive del sogno di Martin Luther King con il senno di oggi, e ha ragione quando fa notare che le cose sono andate meglio specialmente negli anni sessanta e settanta. Dopo che è passato il Civil Rights act (Legge sui diritti civili) i neri sono entrati a far parte della classe media e anche della classe medio-alta. Sorprendentemente, quella dinamica si è arrestata negli anni ’80 del secolo scorso e da allora si è cominciato a tornare indietro. E perchè? Krugman avanza due ragioni per spiegare questo fenomeno. Quando si ha una complessiva diseguaglianza economica, la gente con il reddito più basso rimane incollata in quella fascia sociale. E siccome c’era un gran numero di afroamericani in quella situazione per via della schiavitù e della segregazione razziale (le cosiddette leggi Jim Crow), una volta che la forbice della diseguaglianza dei salari è aumentata, i livelli sociali più bassi si sono abbassati ulteriormente, secondo l’analogia di Krugman, distanziandosi ancor di più da quelli più alti. Così chi sta sotto fa molta più fatica a innalzarsi nella scala sociale, e rimarrà sempre dov’è. Quindi la diseguaglianza dei redditi ha portato alla diseguaglianza razziale; un’ottima analisi da parte di Krugman. E tutti ovviamente riteniamo giusto sottolineare questo tipo di ragionamento, perchè crediamo ancora fermamente nel sogno americano, o almeno è quello che penso io. Detto questo, il sogno americano sembra essere più forte in Europa e in Canada; gli studi mostrano che oggi è molto più probabile salire nella scala economica in Canada e Europa piuttosto che negli Stati Uniti d’America. Questa situazione non aiuta nessuno, nessuna razza e nessuna classe sociale. O meglio, suppongo che questo aiuti le persone della classe più alta, i loro figli e i loro nipoti nel mantenere le loro posizioni a spese di tutti gli altri. E Krugman ha ragione anche su un ultimo punto, quando parla di Mitt Romney. Il candidato repubblicano dice che bisogna parlare di diseguaglianza dei redditi solo in sedi appartate. Ed è esattamente quello che dissero a Martin Luther King sulla disuguaglianza razziale: ‘shhh, parliamo di quello solo bisbigliando tranquillamente, in sedi appartate’.

Grazie a Dio Martin Luther King non è stato costretto a sentire una cosa del genere”.

Di Cenk Uygur di The Young Turks

Traduzione di Cristiano Arienti

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