Elezioni Usa: il server della Clinton al centro di un’indagine Fbi e di una causa civile

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E’ come una palla di neve sul pendio di un monte: piano piano si ingrossa, arrotondandosi in un macigno che travolge tutto quello che incontra. Quando nel 2009 Hillary Clinton, neo-Segretario di Stato, iniziò a utilizzare il server privato della sua abitazione a Chappaqua anche per le comunicazioni ufficiali, di sicuro sottovalutava la portata di quella decisione; una iniziativa giudicata di poco conto, ma che a distanza di sette anni rischia di travolgerla nel mezzo della corsa verso la Casa Bianca.

Oggi l’ex Segretario di Stato si trova al centro di due importanti indagini: da una parte l’Fbi sta indagando per accertare se la Clinton, gestendo le sue comunicazioni attraverso un server privato, abbia commesso un’infrazione, una negligenza, un abuso o un crimine.

Clinton Abedin

Clinton e la Abedin

Dall’altra è coinvolta nella causa civile intentata da “Judicial Watchdog”: è un’organizzazione conservatrice che attraverso un FOIA (Freedom of Information Act), vuole ottenere maggiori informazioni su Huma Abedin, assistente della Clinton, come “impiegata speciale del governo”; un ruolo che alla Abedin permetteva di lavorare al Dipartimento di Stato, e al tempo stesso di gestire affari per la Clinton Foundation; nelle cui casse, tra il 2009 e il 2013, è entrato 1 miliardo di dollari (fonte Washington Post).

L’ex Segretario di Stato, finora, ha sempre dissimulato tranquillità di fronte alle indagini dell’Fbi; ma è stato il Direttore James Comey, recentemente, a ribadirlo: non si tratta di una semplice revisione sulle procedure di sicurezza, come si affanna a ripetere l’entourage della Clinton; ma è a tutti gli effetti un’inchiesta sul passaggio di informazioni top-secret fuori dai canali ufficiali.

Potrebbe trattarsi di un crimine federale; in altri casi, è costato l’allontanamento da cariche pubbliche, come è accaduto all’ex Direttore della Cia David Petraeus, il quale aveva passato delle informazioni a una sua amica giornalista.

L’ex Segretario di Stato potrebbe anche essere accusata di distruzione di documenti ufficiali: nel 2013, al termine del suo mandato, ingaggiò un’azienda privata di Denver per dividere le email private da quelle “ufficiali” da consegnare al Dipartimento di Stato. La Clinton, in completa autonomia e senza supervisione governativa, distrusse 32.000 email; una procedura contraria alle regole federali: è il National Archive (Nara), secondo la direttiva OMB/NARA sulla gestione dei documenti governativi del 2012, che avrebbe dovuto revisionare le email e decidere quali fossero personali.

Clinton cellL’accusa di distruzione di documenti ufficiali potrebbe includere anche la gestione del cellulare della Clinton: non è rimasto in archivio un solo messaggio “sms” inviato o ricevuto dall’ex Segretario di Stato attraverso il suo blackberry.

Ed è proprio dal suo blackberry che la Clinton gestiva la posta elettronica dell’indirizzo appuntato al server privato. In precedenza la Nsa, Agenzia di Sicurezza Nazionale, aveva rifiutato al Segretario di Stato la fornitura di uno strumento simile, per problemi di usabilità e di sicurezza.

Proprio la Nsa potrebbe aver copiato le 32.000 email cancellate dalla Clinton; come è stato svelato dal whistleblower Eric Snowden, da anni la Nsa praticava una stretta sorveglianza di massa sulle comunicazioni on-line a livello globale. A tutt’oggi, però, l’Agenzia nega di essere in possesso delle email dell’ex Segretario di Stato.

Al Dipartimento di Stato la Clinton ha consegnato le rimanenti 50.000 email transitate nel server di Chappaqua: tra di esse, almeno 2.100 contenevano informazioni giudicate a posteriori classificate; 22 addirittura marcate come top-secret. Di suo pugno l’ex segretario di Stato ha scritto 104 email contenenti materiale sensibile a classificazione.

Clinto pagliano

Bryan Pagliano

Uno dei dettagli più incriminanti per la Clinton, è l’aver nascosto al Dipartimento di Stato che la sua corrispondenza passava attraverso un canale esterno al circuito federale. Era stato Bryan Pagliano, il webmaster della Clinton, a settare il server di Chappaqua in modo che potesse ricevere materiale e documenti dai server federali.

Tuttavia, almeno nei primi mesi del mandato della Clinton, il server era privo di codici crittati, e quindi estremamente vulnerabile.

Email contenenti materiale di Intelligence non giungevano solo dagli uffici del Dipartimento di Stato, ma anche da persone senza incarichi governativi, come ad esempio Sidney Blumenthal, già consigliere di Bill Clinton, consulente della Fondazione, e confidente di Hillary Clinton.

E’ proprio attraverso le email di Sidney Blumenthal che nel 2013 l’hacker romeno Marcel Lehel, alias “Guccifer”, riuscì a ottenere tre memo delicati sulla Libia, inviandoli poi all’emittente Russia Today, che li rese pubblici. Blumenthal stesso considerava quelle email materiale confidenziale: riguardavano l’attacco terroristico a Bengasi del 2012, quando affiliati di Al Qaeda trucidarono l’ambasciatore Chris Stevens e altri tre americani.

Guccifer

Marcel Lehel, alias Guccifer

Lo scorso marzo “Guccifer”è stato estradato negli Stati Uniti; è a disposizione dell’Fbi, che dall’agosto 2015 sta conducendo l’indagine sul server della Clinton.

All’Fbi l’hacker romeno ha rivelato di essere riuscito a penetrare nel server della Clinton; è stato abbastanza facile, ha affermato, implicando che altre potenze, magari ostili agli Stati Uniti, lo avessero già violato. Dal carcere “Guccifer”, in un’intervista esclusiva a Foxnews, ha raccontato che almeno dieci indirizzi IP avessero già fatto breccia nel server di Chappaqua. A questo punto, come già sottolineato dall’ex Direttore Cia e Segretario alla Difesa Robert Gates, è plausibile che Cina o Russia siano in possesso di materiale classificato del Dipartimento di Stato: agenti governativi, fonti di Intelligence, partner stranieri.

Mills Clinton

Clinton e Mills

L’Fbi, oltre a “Guccifer”. ha già interrogato i principali collaboratori di Hillary Clinton durante la sua reggenza al Dipartimento di Stato. Compresa Huma Abedin, e pure Cheryl Mills, Capo di Gabinetto della Clinton. Proprio la deposizione della Mills davanti agli investigatori ha sollevato molti dubbi: interrogata sul server di Chappaqua, la Mills ha chiesto una pausa di riflessione; al rientro, si è rifiutata di fornire risposte, appellandosi alla difesa del rapporto cliente-avvocato: la Mills, infatti, al Dipartimento di Stato rivestiva un doppio ruolo, essendo anche legale della Clinton.

Anche Bryan Pagliano, interrogato durante i lavori della Commissione su Bengasi, si era rifiutato di rispondere alle domande, appellandosi al 5° emendamento: le sue risposte avrebbero potuto incriminarlo, e trasformarlo da testimone a indagato. L’Fbi ha dovuto garantirgli l’immunità per convincere il webmaster della Clinton, assunto nel 2009 al Dipartimento di Stato come consulente di Information Technology, a collaborare e fornire indicazioni utili.

Non è ancora chiaro se l’Fbi sia riuscita a ottenere le email che Pagliano, nel doppio ruolo di impiegato governativo e stipendiato dalla Clinton, scambiava con il Dipartimento di Stato: servirebbero per capire chi, oltre alla Clinton, fosse a conoscenza del server di Chappaqua: attualmente, non c’è traccia delle email dell’esperto di Information Technology.

Sulla base delle dichiarazioni di Pagliano e degli altri testimoni, l’Fbi sta preparando le domande da sottoporre alla Clinton, sebbene la data della deposizione non sia stata ancora decisa.

James Comey ha spiegato che l’Fbi non ha scadenze da rispettare, e si prenderà tutto il tempo necessario per concludere la sua indagine; al termine della quale, invierà al Dipartimento di Giustizia le proprie indicazioni sul caso, se incriminare o meno Hillary Clinton di negligenza, distruzione di documenti ufficiali, o per aver messo in pericolo la sicurezza nazionale.

Il Segretario alla Giustizia Loretta Lynch ha l’autorità di dismettere le accuse e archiviare le indagini anche contro il parere dell’Fbi.

Emmet Sullivan

Il Giudice Sullivan

L’attuale candidata alle primarie democratiche potrebbe essere chiamata a deporre anche per la causa intentata in sede civile; il giudice Emmet Sullivan della Corte distrettuale del Distretto di Columbia ha accettato le richieste di Judicial Watch: per questo ha ordinato a ben 6 ex collaboratori della Clinton, tra cui la Abedin e la Mills, di comparire in tribunale per una deposizione.

Secondo il giudice, esistono sospetti che la Clinton, distruggendo 32.000 email, volesse sottrarsi al FOIA, il dispositivo usufruibile dai cittadini per accedere a materiale governativo non ancora reso pubblico. L’ex Segretario di Stato aveva sempre affermato che si trattavano di comunicazioni irrilevanti, come ad esempio l’agenda dello yoga. Del resto, aveva negato, finchè le era stato possibile, di aver inviato email sensibili a classificazione.

Resta il sospetto che, con le 32.000 email, siano state distrutte le prove del legame tra Hillary Clinton e la Fondazione Clinton tra il 2009 e il 2013, ufficialmente sospeso durante la sua permanenza al Dipartimento di Stato.

Hillary BillE’ un fatto che donatori della Fondazione Clinton abbiano ricevuto, (prima, dopo o durante il versamento di denaro) trattamenti privilegiati dal Dipartimento di Stato diretto dalla Clinton. Ad esempio, la massiccia vendita di armi all’Arabia Saudita, che ha donato alla Fondazione decine di milioni di dollari prima del 2009 e dopo il 2013; o la gestione del caso Ubs, la banca svizzera indagata dall’IRS, l’Agenzia delle Entrate, perchè si rifiutava di svelare l’identità degli evasori americani. Ubs ha ingaggiato Bill Clinton per alcuni discorsi, pagandoli centinaia di migliaia di dollari, mentre la Clinton gestiva la controversia tra Stati Uniti e Svizzera.

Si aggiungano poi Qatar, Oman, Algeria, Kuwait, Paesi con delicati rapporti con gli Stati Uniti, che hanno versato milioni di dollari alla Fondazione mentre la Clinton era il loro punto di riferimento a livello diplomatico (fonte Washington Post).

Il caso del server di Chappaqua verrà sfruttato dal candidato repubblicano Donald Trump, qualora Hillary Clinton vincesse le primarie democratiche, in vista delle elezioni presidenziali di novembre. Quell’iniziativa, nel 2009, di non usare un canale di comunicazione ufficiale ma privato per le email, potrebbe trasformarsi in una valanga di voti per Trump; e in una bufera giudiziaria per Bill e Hillary Clinton.

di Cristiano Arienti

http://www.cbsnews.com/news/emails-show-nsa-rejected-hillary-clinton-request-for-secure-smartphone/

http://www.counterpunch.org/2016/05/12/hillary-clinton-the-conveniently-negligent-queen/

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