Assassinio di John F. Kennedy: Trump e la non-declassificazione dei JFKfiles

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“Back and to the left: indietro e a sinistra”. La reazione del corpo di John Fitzgerald Kennedy al fatale colpo in testa potrebbe rimanere l’unica prova incontestabile che nel 1963, a Dallas, si consumò un Colpo di Stato. La presenza di un secondo killer era già stata appurata dall’indagine della HSCA (House Select Commette on Assassinations) nel 1979; ma fu grazie al film JFK di Oliver Stone che quell’immagine sfondò il muro psicologico di un Paese a cui la propaganda istituzionale aveva inculcato una falsità: cioè che fu solo un lunatico ad assassinare il Presidente. In quel 1991 si sollevò una tale ondata di indignazione, che l’anno dopo George H. W. Bush, all’epoca alla Casa Bianca, fu costretto a legiferare sulla revisione di tutti i documenti relativi al caso JFK, istituendo l’ARRB; e ne ordinò la conseguente desecretazione da effettuarsi 25 anni dopo.

I 25 anni sono trascorsi. Il 26 ottobre 2017 il Presidente Donald Trump ha autorizzato la pubblicazione di quei documenti; che è avvenuta nell’arco di 6 mesi, e solo parzialmente. Lo scorso 26 aprile, in contemporanea con la declassificazione di 19.045 documenti, dalla Casa Bianca è uscito un comunicato: la decisione di rendere pubblici i rimanenti JFKfiles è posticipata al 2021. Le ragioni sono di sicurezza nazionale: gli Stati Uniti non possono ancora tradire l’identità di persone, e metodi operativi, rintracciabili nei documenti; né discutere questioni di delicata rilevanza internazionale. Valutazioni esposte da varie agenzie americane, e accettate dal Presidente Trump. Quindi un gruppo non meglio identificato, all’interno delle istituzioni Usa, ha deciso quanto e cosa gli americani possono sapere riguardo a un trauma della loro vita democratica.

Dei 15.834 file ancora interamente classificati, 13.591 sono relativi alla Cia, sospettata di essere coinvolta nel Colpo di Stato consumatosi a Dallas, e funzionale all’insabbiamento di prove cruciali.

Storici come Rex Bradford della Mary Ferrell Foundation non si attendono grandi rivelazioni da quei documenti. Come del resto non sono state trovate pistole fumanti nei migliaia di file desecretati in 6 tranche nel corso di questi ultimi sei mesi; molti, per altro, sono pesantemente censurati, o talmente rovinati da risultare illeggibili. Ed è praticamente certo che una quantità ignota di documenti sia stata selettivamente eliminata prima ancora della HSCA e dell’ARRB.

Tuttavia rimane la necessità di indagare quell’evento, soprattutto alla luce del nostro passato recente; la negazione dei fatti intorno alla morte di Kennedy ha minato la fiducia degli americani nei confronti delle Istituzioni: quanti ai livelli alti delle gerarchie governative degli ultimi 55 anni, si sono adoperati affinché la verità restasse velata? Un Paese come gli Stati Uniti non può ammettere che il Presidente fu assassinato in un Colpo di Stato: significherebbe mettere in discussione i meccanismi statuali dell’ultimo mezzo secolo. Tanto più che quell’evento ha ancora stretti legami con il presente, visto che i Bush rimangono una dinastia molto influente; nel 2016 Jeb, uno dei figli di George H. W. Bush, era candidato alla Casa Bianca.

Di seguito ecco le maggiori rivelazioni – e quelle mancanti – dei JFKfiles declassificati:

George H. W. Bush e la Cia

Un memo dell’ARRB (Commissione di Revisione dei Documenti sull’Assassinio di Kennedy), del 1997, chiedeva di investigare a fondo i rapporti fra la Cia e l’ex Presidente George H. W. Bush; in particolare se prima del 1976, data in cui diventò Direttore della Cia, Bush fosse in qualche modo legato all’Agenzia. Nel memo si fa riferimento ai “giorni dei campi petroliferi”, quando un trentenne Bush, negli anni ’50, aveva costituito la Zapata Oil in società, fra gli altri, con Thomas Devine.

In quel periodo, si legge nel memo, Bush potrebbe aver stretto relazioni con l’uomo d’affari, e asset della Cia, George De Morhenschildt. Nel 1962 De Morhenschildt diventò una specie di handler di Lee Harvey Oswald a Dallas; è lì che risiedeva l’ex Marine dopo il ritorno dall’Unione Sovietica, dove aveva defezionato quattro anni prima. Oggi si sa che Thomas Devine era un agente della Cia, e che Bush e DeMorhenschildt si conoscevano bene; tanto che l’uomo d’affari, nel 1976, contattò il Direttore della Cia chiedendogli protezione, perchè aveva ricevuto intimidazioni in seguito a un’intervista al giornalista Willem Oltmans: in essa, aveva scagionato Oswald, definendolo un capro espiatorio – la frase che Oswald urlò nei corridoi del Commissariato di Polizia di Dallas. De Morhenschildt si “suicidò” il 29 marzo 1977, il giorno in cui venne contattato da Gaeton Fonzi, investigatore della HSCA.

L’indagine sul passato di George Bush nella Cia partì grazie alla scoperta, nel 1988, di un memo del Fbi datato 29 Novembre 1963, e firmato dal Direttore J. Edgar Hoover; erano trascorsi appena sette giorni dall’assassinio di Kennedy. In quel memo un George Bush veniva descritto come ufficiale Cia di collegamento con gruppi anti-castristi; il suo compito era di accertarsi che non approfittassero del momento caotico per azioni contro-rivoluzionarie a Cuba.

Bosch nel riquadro in camicia bianca pochi istanti prima del fatale colpo alla testa inferto a Kennedy

L’indagine dell’ARRB si concluse senza che furono scoperti documenti sul legame fra George Bush e la Cia prima del suo insediamento come Direttore. A tutt’oggi non esiste un’identità alternativa all’ex Presidente Usa. Si conoscono però i legami fra George Bush e Ted Shackley, nei primi anni ’60 Capo Stazione Cia di Miami. All’epoca Miami era il centro nevralgico della JM-WAVE, il quadro delle operazioni Cia per abbattere il regime castrista sfruttando esuli cubani. Uno di questi era Orlando Bosch, terrorista protetto dai Bush, sospettato di essere in Dealy Plaza il 22 novembre 1963.

Foto dell’autopsia di Kennedy trafugate/alterate

Il 23 luglio 1978 viene scritto un memo diretto a Robert Blakey, Presidente della HSCA: qualcuno era entrato senza autorizzazione nella stanza di sicurezza dove erano riposti raggi X e fotografie dell’autopsia di Kennedy, e alcune delle immagini erano fuori dalla custodia originale. Saltò fuori che l’autore dell’irruzione era Regis Blahut, uno staffer. Quando vent’anni dopo l’ARRB eseguì la revisione di tutti i documenti relativi all’assassinio di Kennedy, si scoprì che mancavano lastre e fotografie originali dell’autopsia, in particolare quelle alla testa.

George Burkley

L’Ammiraglio George Burkley era il medico personale del Presidente degli Stati Uniti; fu l’unico presente durante la sparatoria in Dealy Plaza, in sala operatoria al Parkland Hospital di Dallas, e al Bethesda Hospital, Maryland, dove fu eseguita l’autopsia.

Se qualcuno era in grado di spiegare le discrepanze fra le conclusioni dei dottori del Parkland Hospital, secondo i quali almeno due ferite erano causate da colpi frontali (123), e l’autopsia al Bethesda Hospital, che ammetteva solo due colpi posteriori, questo era il medico personale di Kennedy. Tuttavia l’Ammiraglio Burkley non fu mai interrogato dalla Warren Commission, la prima indagine il cui rapporto uscì nel 1964.

Nel 1977 William Illig, legale di Burkley, contattò Richard Sprague, all’epoca Presidente della HSCA: l’Ammiraglio intendeva testimoniare che secondo lui esisteva la possibilità di un secondo cecchino. Sprague, pochi giorni dopo, venne sollevato dall’incarico – non accettava l’impegno alla segretezza riguardo ai documenti della Cia. Burkley non venne mai chiamato a testimoniare: gli venne solo richiesto di firmare una dichiarazione nella quale attestava: di non aver mai lasciato la bara di Kennedy dal Texas fino al momento dell’autopsia, in Maryland; e che le ferite rilevate al Parkland Hospital erano identiche a quelle esaminate al Bethesda Hospital (entrambe le dichiarazioni sono false).

Vice-Press Secretary Malcolm Killduff annuncia al mondo che John F. Kennedy è appena morto a causa di un colpo d’arma da fuoco al cervello. Alla domanda su dove fosse stato colpito il Presidente, Killduff indicò la zona parietale destra, dicendo: “Il Dottor Burke mi ha detto che è stata una pallottola in mezzo alla testa”.

La pubblicazione dei JFKfiles certifica che non esistono ulteriori documenti relativi al medico personale di Kennedy, oltre a quelli già noti: la firma sul certificato di morte rilasciato dalla Casa Bianca; e la scritta “verificato” sulla copertina dell’autopsia di Kennedy.

Particolare da sottolineare: del cadavere di Kennedy, Burkley prese in custodia il cervello, scomparso nel 1966 e mai più ritrovato.

James Jesus Angleton e la sorveglianza su Lee Harvey Oswald

Grazie agli ultimi JFKfiles è possibile ricostruire ulteriormente il ruolo di James Jesus Angleton, Capo del Contro-Terrorismo Cia dal 1954 al 1975, nell’occultare le prove che la Cia monitorò gli spostamenti di Lee Harvey Oswald fino a pochi giorni prima dell’omicidio di Kennedy. La sorveglianza, ufficialmente, era cominciata l’11 novembre 1959, con la defezione in Unione Sovietica dell’ex marine; l’ufficio di Angleton aprì un fascicolo, il file 201, su Lee Oswald: venivano registrati i suoi spostamenti, intercettate le sue comunicazioni, e seguite le sue attività politiche.

Il 15 novembre 1963, quando la visita del Presidente Kennedy a Dallas era già stata ufficializzata, Jane Roman, una sottoposta di Angleton, ricevette un’informativa dell’Fbi: Lee Harvey Oswald era ritornato a Dallas dopo la permanenza di 5 mesi a New Orleans, e un viaggio a Città del Messico tra settembre e ottobre. La Stazione Cia di Città del Messico, in ottobre, aveva riportato ad Angleton di aver documentato con fotografie la visita di una persona identificatasi come Lee “Henry” Oswald nell’Ambasciata dell’Urss; e lì, aveva richiesto un visto di espatrio per Mosca. All’ufficio di Angleton venne anche riportato che era stata registrata una telefonata di un uomo identificatosi come Lee Oswald, il quale voleva parlare con Valery Kostikov, ritenuto il capo dei killer del KGB nell’emisfero occidentale.

A sette giorni dalla visita di Kennedy a Dallas, la sezione Cia di Angleton aveva ricevuto segnalazioni che l’uomo rientrato in Usa dopo un periodo di tre anni in Urss, e in contatto con il capo dei killer del KGB, si trovava proprio nella città del Texas.

Quei documenti audio-visivi vennero utilizzati dalla Cia per incastrare Oswald il giorno stesso dell’omicidio di Kennedy. Il giorno dopo, un memo di Pete Bagley, Capo della Divisione Cia sull’Unione Sovietica, definiva l’ex Marine un agente del KBG in missione negli Usa per assassinare il Presidente. Lo spettro di una guerra termo-nucleare con l’Unione Sovietica permise al neo Presidente Lyndon Johnson di convincere Earl Warren, Capo della Corte Suprema, a condurre l’indagine sull’assassinio di Kennedy; il cui esito, come concordarono, doveva indicare Oswald come il solo colpevole. Questo, nonostante il Direttore Hoover avesse confermato al neo-Presidente Usa che i documenti della Cia sull’Oswald a Città del Messico non raffiguravano l’Oswald nelle mani della polizia di Dallas. Tuttavia anche Hoover era d’accordo, come indicato in un memo del 24 Novembre 1963, recentemente classificato; pochi minuti dopo l’assassinio di Oswald per mano di Jack Ruby, il Direttore dell’Fbi scrisse: “deve risultare che l’ex marine agì da solo”.

Birch O’Neal

Sempre grazie agli ultimi file declassificati, si è scoperto che Birch O’Neal, un sottoposto di Angleton, era il supervisore del file 201; si tratta del file della Cia relativo a Lee Harvey Oswald, aperto nel 1959 in concomitanza con la defezione dell’ex Marine in Unione Sovietica. Quattro giorni dopo l’assassinio di Kennedy, l’Fbi interrogò Birch O’Neal sugli spostamenti di Oswald nel settembre 1963; O’Neal negò che la Cia fosse a conoscenza di quei dettagli relativi al presunto assassino del Presidente degli Stati Uniti. Non esistono documenti relativi a Birch O’Neal prodotti durante la Warren Commission e la HSCA: questo significa che l’incaricato di gestire il file della Cia su Oswald non venne mai interrogato. Un assistente di Angleton, Raymond Rocca, venne addirittura nominato come agente di collegamento fra la Cia e gli ispettori della Warren Commission: da allora cominciò un ininterrotto occultamento di documenti capaci di mettere sotto accusa l’Agenzia per negligenza criminale, o anche peggio.

George Joannides / Capo Stazione della Cia a New Orleans

William Gaudet era un agente della Cia che monitorò occasionalmente Lee Harvey Oswald a New Orleans, fra l’aprile e il settembre 1963. Nel 1975, in una testimonianza acquisita dalla HSCA, Gaudet ammise che il suo referente era il Capo Stazione Cia di New Orleans; la cui identità, a tutt’oggi, è segreta.

A New Orleans operava anche George Joannides, ufficiale Cia della JM-WAVE a Capo della sezione “Guerra Psicologica”. Nello specifico, finanziava e supervisionava il DRE, gruppo anti-castrista con cui Oswald entrò in contatto durante la sua permanenza in città. E che il 22 Novembre 1963, poche ore dopo l’assassinio di Kennedy, pubblicò una gazzetta accusando Oswald di essere un pericoloso comunista in contatto con i sovietici

George Joannides ha sempre mantenuto la residenza a New Orleans, anche quando lavorava a Washington come legale per il Dipartimento della Difesa, e poi come libero professionista. Avvocato era anche il mestiere del Capo Stazione Cia di New Orleans: uno dei pochi dettagli che si conoscono sul suo conto.

Nessuno era al corrente delle operazioni di George Joannides  a New Orleans, durante la permanenza di Oswald in città, quando nel 1978 venne richiamato dalla pensione, e nominato ufficiale di collegamento della Cia con la HSCA. Il ruolo di Joannides era di filtrare i documenti sull’assassinio Kennedy agli investigatori. In pratica Joannides controllò il flusso di informazioni, costruendo un muro di gomma, in particolare, sulle attività di Oswald a New Orleans.

A tutt’oggi i 280 file relativi a Joannides rimangono classificati.

Oswald informatore dell’Fbi

Oswald era presente anche nella lista di sorveglianza federale dell’Fbi. Il suo nome venne spuntato l’8 ottobre 1963 dai due agenti, Marvin Gheesling e Lambert Anderson, che gestivano il suo caso sin dalla defezione in Unione Sovietica. La ragione della cancellazione risiederebbe nel fatto che Oswald era stato arrestato a New Orleans il 9 agosto 1963, dopo un plateale litigio con membri del DRE; perciò, non c’era più motivo di segnalare l’interesse dell’FBI, essendo una persona entrata nel sistema giudiziario. In realtà alcuni storici del caso JFK sostengono che il motivo sarebbe un altro: reputavano che Oswald stesse lavorando sotto-copertura proprio per l’FBI, per indagare sui campi di addestramento anti-castristi del DRE ancora attivi in Louisiana; operativi in segreto, perché Kennedy aveva impartito l’ordine di chiusura dopo la fallita invasione di Cuba organizzata nel 1961 dalla Cia.

Una conferma viene proprio dai recenti JFKfiles: Oreste Pena, gestore di un bar di New Orleans e informatore dell’Fbi, testimoniò di aver visto, nell’estate 1963, il suo case officer Warren De Bruyere incontrarsi più volte con Lee Oswald. L’informazione di Pena, cioè che Oswald fosse un informatore dell’Fbi, sarebbe corroborata dal codice di identificazione di Oswald, il 179; tuttavia l’Fbi lo ha categoricamente escluso: quel codice era stato assegnato ad altri informatori, e non esisterebbero documenti che validino la versione di Oreste Pena.

David Attlee Phillips 

Phillips (sx) insieme a Allen Dulles (dx)

Nei documenti declassificati recentemente, c’è anche l’archivio su David Attlee Phillips, ufficiale Cia attivo nella JM-WAVE di Miami durante i tentativi di abbattere il regime castrista. Dal 1961 al 1963 Phillips operava al Contro-terrorismo nella Stazione Cia di Città del Messico – il suo superiore, quindi, era James Angleton. Davanti alla Commissione Warren, Phillips confermò che Oswald entrò nell’ambasciata sovietica a Città del Messico, e che poi telefonò per chiedere dell’ufficiale del KGB Kostikov. Quella testimonianza si basava sui documenti audio-visivi registrati a Città del Messico. Quindici anni dopo davanti alla HSCA – e questo è venuto alla luce recentemente – ammise di non sapere che fine avessero fatto quei documenti, e se davvero fossero esistiti.

Davanti alla HSCA, poi, negò di conoscere Antonia Veciana, capo del gruppo anti-castrista Alpha66; Veciana, davanti alla HSCA, aveva testimoniato che Phillips, sotto altra identità, era il suo referente; e aveva raccontato di averlo visto in compagnia di Oswald in più di un’occasione. Phillips era originario di Forth Worth, dove Oswald risiedeva dal 1962.

Su Phillips non esistono documenti ufficiali fra il 1961 né il 1963. Però ha lasciato un documento scritto, the Amlash Project, in cui sembra ammettere che Oswald fosse al centro di un’operazione Cia per uccidere Castro; in realtà, e non si spiega perché, Oswald finì per uccidere Kennedy. A finanziare l’intera operazione, sempre secondo il memoriale “romanzato”, era stato Allen Dulles, storico capo della Cia rimosso da Kennedy nel 1961.

Davanti alla HSCA, Phillips si disse convinto che dietro all’uccisione del Presidente Usa vi fosse una cospirazione comunista.

Frank Sturgis

E’ stata declassificata anche la deposizione di Frank Sturgis davanti alla HSCA. Su Sturgis, asset della Cia insieme a gruppi anti-castristi della JM-WAVE, pende il sospetto di essersi recato a Dallas poco prima del 22 novembre 1963, su una macchina carica di fucili e mappe della città. Insieme a lui ci sarebbe stato anche Orlando Bosch, che nel 1962 aveva scritto “La Tragedia di Cuba”; un violento pamphlet contro il Presidente Kennedy, accusato di aver tradito la causa cubana, e di essere il colpevole della fallita invasione del 1961.

Davanti alla HSCA, Sturgis mantenne inalterato il suo alibi; avrebbe trascorso quei fatidici giorni di novembre a casa sua, in compagnia della famiglia. Anche Bosch offrì questo tipo di alibi agli investigatori della HSCA; solo i suoi familiari potevano confermare che non si trovasse a Dallas quando Kennedy fu assassinato.

Sturgis ha anche ripetuto che insieme a Bosch condusse oltre un centinaio di operazioni in chiave anti-castrista.

Davanti alla HSCA Sturgis si disse convinto che l’assassinio di Kennedy fu il frutto in un complotto ordito da Cuba e dall’Unione Sovietica.

Jack Ruby 

Jack Ruby, l’uomo che assassinò Lee Harvey Oswald, sapeva in anticipo che il 22 novembre in Dealy Plaza, al passaggio di Kennedy, “sarebbero scoppiati fireworks – fuochi d’artificio”. Questa è la testimonianza di Bob Vanderslice, informatore dell’FBI, declassificata solo recentemente.

Ruth Paine

Ruth Paine è la donna che ospitò gli Oswald a Forth Worth, vicino a Dallas, tra il 1962 e il 1963 – di fatto diventò l’handler di Lee e Marina Oswald. La Paine andò a prendere Marina a New Orleans nel settembre del 1963 – portandosi dietro anche il fucile con cui Oswald avrebbe sparato a Kennedy.  Una carabina “Carcano” acquistata per posta e ricevuta, appunto, a New Orleans. Ruth Paine, quindi, depositò materialmente il fucile nel garage, prima che Oswald lo usasse per assassinare il Presidente degli Stati Uniti. Lei stessa raccontò questa versione agli investigatori sopraggiunti a casa sua dopo l’arresto di Oswald.

Dai JFKfiles pubblicati di recente, emerge che nel 1957 William Hide, padre di Ruth Paine, era stato preso in considerazione come agente della Cia per operazioni in Vietnam. La sorella di Ruth Paine, Sylvia Ludlow Hide, aveva invece un’autorizzazione alla gestione di file classificati – suggerendo quindi un suo probabile impiego nella Cia. Mancano ancora altri documenti classificati relativi ai coniugi Paine, come la documentazione dell’IRS – l’ufficio tributi statunitense. Il suocero di Ruth Paine era Arthur M. Young, inventore degli elicotteri Bell, gli iconici elicotteri della guerra in Vietnam.

Earl Cabell

Dagli ultimi JFKfiles desecretati, emerge che nel 1963 il sindaco di Dallas Earl Cabell era un asset della Cia. Si tratta del fratello di Charles Cabell, Vice-Direttore della Cia di Allen Dulles, lo storico capo dell’agenzia dal 1952 al 1961.

Dopo il fallimento dell’invasione di Cuba del 1961, Kennedy estromise dalla Cia sia Charles Cabell che Allen Dulles, inimicandosi i vertici dell’agenzia.

Ed Lansdale

Ed Lansdale, ripreso di spalle, incrocia Harrelson, Rogers, e Holt, meglio visibile in altre foto.

Nei JFKfile è stato declassificato anche il Manuale per un colpo di Stato a Cuba; venne elaborato dal Generale Ed Lansdale, del Ministero della Difesa. Lansdale era infatti a capo dell’Operazione Mangusta, nel quadro dell’offensiva della Cia per abbattere il regime castrista.

Lansadale si ritirò ufficialmente Il 1° novembre 1963.

Il colonnello Fletcher Prouty, Capo delle Operazioni speciali del Chief of Staff durante l’Amministrazione Kennedy, e  il Generale Victor Krulak, hanno identificato Lansdale in una famosa fotografia ripresa a Dallas il 22 novembre 1963, pochi minuti dopo l’assassinio di Kennedy: in essa sarebbero riconoscibili Charles Rogers, Charles Harrelson e Chauncey Holt, scortati da due poliziotti armati di fucile. Dei tre arrestati ritratti nella fotografia non si hanno tracce né nella Warren Commission, nè nella HSCA. In seguito, con modalità diverse, Holt, un asset della Cia specializzato in contraffazioni, e Harrelson, un sicario professionista, ammisero di aver partecipato all’assassinio di Dealy Plaza. Di Rogers, ufficiale dell’Intelligence Navale e della Cia, si persero le tracce nel 1965, in contemporanea con il massacro dei suoi genitori.

David Blee 

Nel 1982 arrivò un rapporto relativo a Valery Kostikov sulla scrivania di David Blee, leader della Divisione Cia sull’Unione Sovietica, e Direttore al Contro-Terrorismo. Kostikov, il capo dei killer del KGB nell’emisfero Occidentale, viene definito handler di Lee Harvey Oswald, sebbene la ricostruzione non sia mai stata sostanziata da prove.

I documenti sono interessanti per una ragione: nel 1964 Jury Nosenko, agente del KGB, defezionò consegnandosi agli Usa: fra le informazioni passate agli americani, spiegò di aver supervisionato la permanenza di Oswald in Urss, e che il KGB non aveva arruolato l’ex Marine perchè inaffidabile. Da quel momento, Nosenko venne preso in custodia dalla Cia: secondo Angleton, Capo del Contro-Terrorismo, l’ex agente del KGB faceva parte di un’operazione di depistaggio. Nosenko mantenne la stessa linea durante un periodo di reclusione solitaria di tre anni, con dure sessioni di interrogatori. Alla fine di quel periodo, Nosenko venne giudicato affidabile, e veritiere le sue affermazioni. Nel 1978, davanti alla HSCA, Angleton confermò che secondo lui Oswald era il sicario di un complotto cubano-sovietico per eliminare Kennedy, benché Nosenko lo avesse escluso.

E’ lo stesso David Blee, nei memo di risposta al rapporto del 1982, a rigettare la ricostruzione di un Oswald legato a Kostikov. Eppure, questa storia, 20 anni dopo l’assassinio di Kennedy, era ancora diffusa nella Cia; e mezzo secolo dopo, fa ancora presa nella società americana.

Una curiosità: David Blee è il padre di Richard Blee, capo di Alec Station, la sezione della Cia che dal 1996 si occupava di Al Qaeda, con l’obiettivo di scovarne il leader, Osama Bin Laden. Alec Station fallì la gestione di due pericolosi qaedisti entrati negli Stati Uniti nel gennaio 2000: Khalid Al-Mihdhar e Nawaf Al-Hazmi; la loro permanenza negli Usa venne finanziata e supportata dal Principer Bandar, storico Ambasciatore saudita a Washington e alleato di ferro dei BushNel giugno 2001 Blee e i suoi sottoposti non condivisero le informazioni a loro disposizione con gli agenti dell’Fbi, da mesi sulle tracce dei due pericolosi qaedisti. Tre mesi dopo, l’11 Settembre, Al-Hazmi e Al-Mihdhar schiantarono l’A77 nel Pentagono.

di Cristiano Arienti

Fonti, link utili, approfondimenti

John F. Kennedy: la mistificazione dello Zapruder Film e dell’autopsia

Assassinio di John F. Kennedy: la Cia di Allen Dulles, e Lee Oswald come capro espiatorio

George H. W. Bush: il gigante trasparente del XX secolo

https://www.thedailybeast.com/cia-spyhunters-knew-lee-harvey-oswald-was-in-dallas-days-before-jfks-assassination

Why was Oswald’s name taken off the FBI’s watch list?

If Trump is serious about the last of the JFK files, he will release this one

https://www.alternet.org/new-jfk-files-illuminate-cia-surveillance-oswald#overlay-context=

Top CIA official was told Oswald contacted KGB officer in Mexico City, new JFK file shows

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