Un Attimo Prima: la realtà sottotraccia e la realtà aumentata

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Immergendosi nelle pagine di Un Attimo Prima, seconda opera di Fabio Deotto, a un certo punto il lettore è assalito da un’impressione straniante: sta leggendo il reportage da un futuro a portata di mano; come se fosse materiale pubblicato nel 2037, e non due anni fa. Lungo le oltre 400 pagine, attraversiamo una Milano che riconosciamo, ma futuribile: è una città iper-tecnologica, fino ad avere un traffico automatizzato; è spazzata da radiazioni e piogge velenose, che però non impediscono di fare jogging per le strade e i parchi. Le autorità comunali assegnano l’ordine urbano e il lavoro produttivo ad androidi, e gestiscono direttamente le necessità dei cittadini; i quali si dedicano ad attività di piacere o di loro interesse, e si danno appuntamento nei bar, in serate somiglianti a quelle della nostra epoca.

Alcune descrizioni, uno s’immagina, sarebbero passabili per un diario di viaggio di una rivista di domani; e invece sono lo sfondo di un romanzo d’avventura: seguiamo in un crescendo di colpi di scena le vicende del cinquantenne Edo Faschi, in crisi coniugale con Claudia, e alla disperata ricerca del nipote Sealth. Muovendosi in una società “illuminata”, sorta dalle ceneri di un Crollo successivo alla Crisi del 2008, Edo percorre un cammino di memoria privata e collettiva; e pur di trovare Sealth, ma soprattutto per scacciare gli spettri del passato, “fa ritorno” in America: dove il fratello Alessio era stato un leader della Rivoluzione che abbatté il “vecchio” – cioè l’attuale – paradigma politico-economico in Occidente.

E’ anche l’odissea di Edo Faschi a rendere vitale questo mondo nuovo; ma è il mestiere dell’autore a creare l’impressione di aver già visitato il tempo di Un Attimo Prima: quel futuro prossimo è intessuto senza apparenti suture con il presente. E’ una traslazione osmotica fra due dimensioni: quella di una società che non è la nostra (prima dimensione) con caratteristiche  determinate da dinamiche attuali (seconda dimensione), e di cui già oggi prospettiamo gli effetti probabili (traslazione). Non è un caso che Fabio Deotto ci tenga a scriverlo nella post-fazione: nel romanzo vengono descritti fatti realmente accaduti; si tratta per lo più di eventi iconici disseminati nel nostro passato recente: come la repressione delle proteste a Seattle, nel 1999, contro la globalizzazione apparecchiata dal WTO (World Trade Organization); o la Crisi del 2008, e il conseguente movimento Occupy Wall Street del 2011; attraverso la magnificazione letteraria, ne osserviamo le possibili ramificazioni sociali.

Per certi versi, già oggi stiamo assistendo ai primi effetti di una trasformazione scatenata da quegli eventi seminali: una realtà passata sottotraccia nel dibattito pubblico; in Un Attimo Prima, invece, la loro elaborazione costituisce il fondamento del prossimo paradigma di società occidentale. L’idea della graduale scomparsa della proprietà, del denaro e del debito; la libera scelta se lavorare, in presenza di un reddito di cittadinanza a punti – nel romanzo accumulabili per cure sanitarie in primis, poi per qualsiasi altra attività o acquisto; la perdita di cittadinanza per comportamenti anti-sociali: sono temi dibattuti in circoli accademici o alternativi, ma già oggi distinguibili in programmi di forze politiche che siedono nei parlamenti.

Per questo il romanzo non è catalogabile nella science-fiction, ma va inquadrato in un altro genere letterario: “il realismo aumentato”. Lo spiega lo stesso Deotto in un saggio-manifesto pubblicato per il Tascabile: la classica sci-fi (utopica o distopica che sia) ipotizza società lontane a livello temporale o geografico, ed estranee a livello civile e percettivo; sfrutta il futuro come metafora per raffigurare il presente, i suoi pregi e le sue distorsioni. Il “realismo aumentato”, invece, usa il futuro prossimo come una sponda, per descriverlo meglio, il presente; ne indaga le potenzialità, ed esplora le direzioni che, come multiforme collettività, già stiamo prendendo. Lo scrittore non s’inventa nulla di sana pianta: non è un “visionario” alla Philip K. Dick; possiede uno sguardo da reporter, e osserva una realtà in divenire. Deotto si focalizza su un panorama che noi, a grandi linee, siamo in grado di intuire; ma seguendo la sua bussola compositiva, siamo poi capaci di apprezzare. In questo caso specifico, perché abbiamo letto, ascoltato, o visto le medesime analisi politiche e socio-economiche che l’autore ha sintetizzato per il mondo di Un Attimo Prima.

I saggi di David Graeber, ad esempio, definiti “vangelo” nel romanzo, hanno trovato una risonanza mondiale negli anni successivi a Occupy Wall Street – il movimento autoconvocatosi a New York e in decine di altre città, per protestare contro un sistema neo-liberista deflagrato nel 2008, ma rimasto in piedi grazie alla (forzata) garanzia dei contribuenti americani. Alla base del nuovo mondo di Deotto, esiste quindi una struttura concettuale e culturale che riconosciamo: perché è parte del substrato dei Social Forum di Genova e Porto Alegre, fra il 2001 e il 2003, dove si compresero le distorsioni della globalizzazione, soprattutto in ambito occupazionale, con un decennio di anticipo; l’onda lunga di questo movimento, energizzato dalle riflessioni di Occupy Wall Street, ha lanciato sulla scena politica Usa un socialista come Bernie Sanders, o una radicale come la newyorkese Alexandria Ocasio-Cortez. Il contraltare in Europa, dilaniata dalla Crisi del Debito e le disfunzioni dell’euro, è l’ascesa del socialista britannico Jeremy Corbyn, e il successo elettorale di movimenti futuristi come i 5 Stelle in Italia e Podemos in Spagna.

Al centro della loro agenda ci sono salute, ambiente, l’impiego, il welfare, il disimpegno militare, la lotta alla corruzione; sono temi imprescindibili per chiunque aspiri a un mondo alternativo rispetto al globalismo iper-finanziario e militarista, il quale da tempo “sta tirando la corda”.

E’ altrettanto vero quando alla Casa Bianca c’è un maneggione edonista come Donald Trump, il quale nega il Cambiamento Climatico, smantella l’Obamacare, esce dai trattati sulla proliferazione di armi nucleari, e detesta la proposta di un minimo salariale; in fondo, l’attuale Presidente Usa si è imposto con una piattaforma “trasversale”: anche nel programma di Sanders 2016 si avanzava il protezionismo in chiave anti-globalizzazione per recuperare posti di lavoro, o la separazione fra banche di investimento e banche commerciali.

Deotto, insomma, intercetta la spinta a un superamento delle categorie politiche e sociali storiche; un passo quasi obbligato, per la transizione a quel nuovo paradigma energetico-economico di cui tanto si parla. Infatti Wauneka, il Presidente Usa di questo mondo del domani, è l’alfiere di tutte quelle istanze, compresa una forte componente “anti-razzista”. Ma è davvero così illuminato l’Occidente di Un Attimo Prima? O anche quella società è afflitta da povertà, ingiustizia, violenza e guerra?

Le proteste di piazza dei Gilet-Gialli paiono riecheggiare le rivolte del periodo pre-Crollo di Un Attimo Prima; ma anche i moti milanesi dei “pre-cittadini”, nel romanzo relegati all’esterno della città iper-tecnologica. In tutti e tre i casi si tratta di una umanità che si sente tagliata fuori dal benessere e dal progresso, e repressa da un sistema che assicura dignità a una classe intermedia, e privilegia un irraggiungibile manipolo al potere. Ecco perché si parla non di “visioni”, ma di attenta lettura della realtà; che Deotto prima scompone, e poi ricompone “aumentata”: inserita, cioè, in un contesto futuribile, ma altamente verosimile.

Un contesto arricchito dall’espansione tecnologica che già oggi sta modificando in modo profondo la nostra vita. Ecco quindi che il cittadino nella società di Un Attimo Prima è “equipaggiato” delle innovazioni che abbiamo già tra le mani, ma potenziate; o quelle meraviglie che ammiriamo in forma di prototipo, e sono alle porte del mercato di massa. Nulla di inventato, come spesso avviene nelle opere di science-fiction; ma nella trama riconosciamo quelle scoperte di cui abbiamo sentito parlare negli inserti scientifici dell’informazione generalista: ad esempio gli occhiali connessi on-line, le auto a guida automatica, i robot androidi. Non è così rilevante se poi quei prodotti verranno effettivamente indossati o utilizzati: lo scopo è stimolare il lettore attraverso un immaginario già acquisito; per ricreare al massimo quell’impressione straniante di leggere “un reportage dal futuro”, mentre si è immersi nelle pagine di un romanzo.

Un’opera con al cuore un messaggio che va oltre la scienza politica, la tecnologia e l’avventura: quel che davvero conta, in qualsiasi dimensione temporale stiamo vivendo, sono le relazioni umane; l’affetto di un caro, la lealtà di un amico, l’aiuto di un conoscente, il contatto di un’amante. Perché la disperazione può avvinghiarci anche nel più “illuminato” dei mondi; e allora abbiamo bisogno, oggi come ieri e come domani, del conforto di una voce solidale.

Un messaggio che Deotto adagia in un passaggio del romanzo, con la frase che dà il titolo al libro:

“Aveva chiuso gli occhi, come se quello potesse bastare a far sparire il mondo esterno, e aveva aspettato che il vuoto ricominciasse a prendere piede dentro di lui. Un attimo prima che la testa tornasse a riempirsi di nero, Claudia l’aveva chiamato.”

Quest’opera è la chiamata di Deotto per una miglior comprensione della realtà, riempiendoci la testa con un mondo che difficilmente sparirà dai nostri occhi. E che magari faremo in tempo a vedere dal vivo.

di Cristiano Arienti

Letture utili

Il tempo del realismo aumentato

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