Julian Assange: liberticidio all’Occidentale

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Il pianto quotidiano di un uomo, con la testa battente contro il muro di una cella, mentre si ripete che ormai la vita non ha più senso di essere vissuta. Julian Assange è stato annichilito in uno “stato depressivo severo”. E’ la diagnosi fatta da vari specialisti che hanno visitato il fondatore di Wikileaks nel carcere di Belmarsh, Inghilterra, dove è rinchiuso da oltre due anni; a cui vanno sommati i 7 trascorsi in tre stanze dell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra: si era rifugiato lì temendo l’estradizione verso gli Usa via Svezia: aveva fondati indizi di un’incriminazione sigillata emessa da una Corte degli Stati Uniti in relazione alla pubblicazione di documenti del Pentagono e cabli diplomatici Usa; materiale che il marine Bradley Manning – oggi Chelsea – aveva inviato a Wikileaks all’inizio del 2010.

La pubblicazione degli Iraq War Logs e degli Afghan War Logs, concordata con i maggiori organi di stampa mondiali, come il New York Times, il Guardian e Der Spiegel, rappresentò la documentata denuncia dei danni di due guerre, una unilaterale, che hanno causato centinaia di migliaia di morti e la destabilizzazione di intere regioni. Fu una liberazione avere la conferma di un sospetto che fino a quel momento macerava le coscienze: le potenze occidentali si stavano macchiando di veri e propri cimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Alla fine quell’incriminazione sigillata esisteva davvero, emessa nel 2017; due anni dopo ci fu l’irruzione della Polizia britannica nell’Ambasciata dell’Ecuador, Paese che aveva ritirato l’asilo politico ad Assange. Il fondatore di Wikileaks fu prelevato a forza e sbattuto in un carcere: privato ulteriormente della libertà fisica e non solo, perchè la libertà dello spirito ormai gli si sta spegnendo anche interiormente.

La condizione mentale di Julian Assange è alla base della decisione della giudice britannica Vanessa Baraitser di negare la sua estradizione negli Stati Uniti: “trascorrere mesi o anni in isolamento in attesa del processo indurrebbe l’imputato a tentare di togliersi la vita”. James Lewis, rappresentante degli Stati Uniti, è ricorso in appello contro la sentenza di 1° grado, emessa lo scorso 4 gennaio, ma non è ancora stata fissata la data dell’udienza.

Recentemente Anthony Blinken, Segretario di Stato americano, ha chiarito la posizione dell’Amministrazione Biden-Harris: “Sul caso Assange, il procedimento giudiziario deve fare il suo percorso”.

Assange durante un trasferimento tra il carcere e il tribunale

La meta finale sarebbero decenni di prigionia per l’uomo che, fondando Wikileaks, ha sfidato il sistema; e il sistema, nelle parole del Commissario Onu sulla Tortura Nils Melzer, lo sta perseguitando e torturando: gettandolo in un gorgo giudiziario – con la complicità della Svezia, dove per anni è stato accusato, ma non incriminato, di stupro – da cui nessuno sembra in grado di tirarlo fuori da ormai 11 anni.

Un liberticidio compiuto alla luce del sole nel cuore di quell’Europa democratica che si proclama baluardo della libertà di parola e la libertà di stampa.

L’impresa di Assange e soci mirava alla massima trasparenza in un mondo dove i Governi, attraverso la segretezza, non rispondevano delle proprie azioni di fronte all’opinione pubblica. Mettere a disposizione una piattaforma web su cui caricare in modo anonimo documenti segreti o privati, ma di grande interesse pubblico, è giudicata dalle maggiori sigle giornalistiche e di difesa dei diritti civili come attività editoriale: ad esempio Reporter Senza Frontiere, il New York Times, ACLU (American Civil Liberties Union), Amnesty International. E tutte hanno espresso grande preoccupazione per la decisione della Corte britannica di sposare l’impianto dell’accusa del Dipartimento della Giustizia di Washington: Assange non è stato un recettore passivo del materiale, ma è colpevole di aver incoraggiato l’appropriazione indebita di informazioni relative alla Difesa Nazionale di un Paese come gli Stati Uniti; colpevole di averle poi ricevute e disseminate; ed è colpevole di aver complottato per violare un computer del Pentagono.

Questa interpretazione si scontra con la realtà: Manning aveva deciso di trasformarsi in whistleblower – di soffiare il fischietto e denunciare i crimini di guerra del Paese che stava servendo – già prima di contattare Wikileaks: aveva pensato al New York Times, ad esempio. Il fatto che avesse agito su impulso di Wikileaks, leggendo la “lista dei documenti più ricercati” nel mondo, visibile sul sito, è facilmente smontabile: l’elenco era stato compilato dai sostenitori di Wikileaks, non dal suo Direttore editoriale. Sul fatto che Assange poi avesse complottato per crackare una password: l’azione era stata sollecitata da Manning in persona; e Assange aveva dato la sua disponibilità per proteggere la sua fonte.

Le azioni di Assange per il Governo Usa sono identificabili come spionaggio. In realtà sono assimilabili all’attività di un qualsiasi reporter che miri ad ottenere documenti segreti funzionali per la sua inchiesta; come spiegato dai board dei maggiori organi di stampa statunitensi, “attraverso l’incriminazione di Julian Assange il Governo Usa sta criminalizzando pratiche giornalistiche che da sempre sono al servizio del pubblico interesse”.

Quando Wikileaks cominciò a pubblicare parte dei War-Logs, l‘attuale Presidente Usa Joe Biden chiamò Assange un terrorista; l’Amministrazione Obama-Biden lanciò un’indagine criminale sull’editore australiano. Una linea di pensiero, quella di Biden, proseguita con l’Amministrazione Trump-Pence; Mike Pompeo, giù Direttore Cia e Segretario di Stato, nel 2017 definì Wikileaks un’Agenzia di Intelligence non-Statale ostile. Hillary Clinton, da Segretario di Stato dell’Amministrazione Obama, avrebbe invocato per scherzo l’assassinio di Assange: “Can’t we just drone this guy? – Non possiamo semplicemente usare un drone contro questo tizio?”

La notizia non è mai stata respinta come una falsità dalla Clinton; ma come un qualche cosa di cui non ricorda di aver detto.

Fra le altre verità svelate da Wikileaks, ci sono le operazioni di “assassinii mirati” via droni in Yemen e Pakistan; in quelle missioni sono stati ammazzati migliaia di civili.

Assange non è stato assassinato; ma si può tranquillamente affermare che Assange sta morendo in un carcere.

Non sono pochi i politici progressisti che, con le loro prese di posizione contro Assange, favoriscono il suo lento assassinio; fra gli altri gli italiani David Sassoli, Presidente del Parlamento dell’Unione Europea; e Lia Quartapelle, responsabile del Partito Democratico per l’Europa e gli Affari Esteri. Non si tratta nemmeno più di disputare le loro ragioni od opinioni: chiunque abbia davvero indagato, comprende come le accuse contro il fondatore di Wikileaks siano state costruite ad arte, ingigantite se non inventate; e fanno parte di una campagna di disinformazione che, quella sì, sarebbe da definire criminale. Finora non è mai stato provato che i documenti pubblicati da Assange abbiano provocato la morte o danni fisici a fonti degli Stati Uniti o di qualche altro Paese. Per altro la pubblicazione integrale dei War Logs e dei cabli è avvenuta solo dopo che alcuni giornalisti esterni a Wikileaks avevano svelato i codici e le password per accedere ai database.

Perfino l’accusa più ardita, incolpare Assange di essere una spia di Putin non è mai stata sostanziata da prove concrete: nemmeno il Rapporto Mueller sul Russiagate ha dimostrato una consapevole collusione fra Wikileaks e Mosca – non è nemmeno certo che Assange pubblicò il materiale ricevuto via internet da Guccifer2 e DCLeak, le “persone” dietro cui si celavano i presunti hacker dell’Intelligence di Putin: nel Rapporto si ammette che potrebbe aver ricevuto le email della Campagna Clinton da altri, estranei alla Russia.

Si può perfino scartare l’idea che Assange sia un giornalista, e definirlo un attivista anarcoide che con le sue azioni vuole incidere sui processi democratici; si spieghi però dove sia il reato in questo attivismo.

Alla fine di ogni analisi, resta l’indisponibilità di una vasta area politica e di gran parte della società civile ad agire per soccorrere una persona che sta leggermente meglio rispetto alla forma di severa depressione, ma che sta ancora male: un uomo che ha trascorso 10 anni in stato di reclusione forzata o di carcerazione in una struttura di massima sicurezza, e non è stato mai nemmeno condannato per i reati ascritti, e le accuse rivoltegli.

E non può essere preso seriamente, in un caso del genere, il detestare Assange; e nemmeno il disaccordo rispetto alle sue opinioni politiche; perché altrimenti si sdoganerebbe il principio che una persona possa finire in carcere per i tratti caratteriali, o per le sue idee. Eppure viene il sospetto che per molti Assange si meriti tutto questo; semplicemente perché “non mi piace”, “ha sbagliato”, “è misogino”, “è un narcisista”, “ha favorito l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca”, “è un egomaniaco” o perché “non convincono le sue motivazioni”. Anche se tutto questo fosse vero – un ritratto alimentato da un assillante “assassinio del personaggio” – il posto di Assange non è in un carcere.

Nemmeno la notizia che uno dei test chiave dell’accusa ha ammesso di aver mentito su Assange su incoraggiamento del FBI ha sollevato un ripensamento sul crimine che si sta consumando nel nostro Occidente: Sigurdur Thordarson aveva testimoniato di aver complottato con Wikileaks l’hackeraggio di documenti in Islanda; invece era una storia concordata per ottenere sconti di pena per i crimini dello stesso Thordarson. L’impianto accusatorio del Dipartimento di Giustizia Usa è di fatto svuotato di credibilità.

In realtà è l’Occidente che con il caso Assange ha perso ogni credibilità, con la sua pretesa di difendere i diritti umani e la libertà di parola e di stampa. Il velo di menzogne intorno all’editore australiano è da tempo squarciato; i muri della cella contro cui ogni giorno batte la testa sono ancora in piedi, lo circondano, lo stanno stritolando.

di Cristiano Arienti

In copertina: Julian Assange

Fonti e link utili

https://www.umanistranieri.it/category/russiagate/

https://www.eff.org/deeplinks/2020/07/wikileaks-hosted-most-wanted-leaks-reflects-transparency-priorities-public

https://stundin.is/grein/13627/key-witness-in-assange-case-admits-to-lies-in-indictment/

https://wikileaks.org/

https://en.wikipedia.org/wiki/WikiLeaks

Sentenza di 1° gradi sull’estradizione di Julian Assange

List of most wanted leaks – 2009

https://www.justice.gov/opa/press-release/file/1165556/download

https://www.computerweekly.com/news/252489645/Forensic-expert-questions-US-claims-that-Assange-conspired-to-crack-military-password

https://rsf.org/en/news/uk-high-court-grants-limited-permission-us-appeal-assange-extradition-ruling

https://wikileaks.org/gifiles/docs/10/1056763_re-discussion-assange-arrested-.html

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